Favignana, qui una volta si pescava il tonno

Primo fine settimana di luglio alle Egadi. L’estate è ufficialmente iniziata

di Piero Buscemi - lunedì 6 luglio 2026 - 296 letture

Vogliamo iniziare il nostro resoconto partendo dalla fine. In attesa dell’aliscafo che ci avrebbe ricondotto a Trapani, il molo San Leonardo domenica alle 12 sembrava il palcoscenico dell’ennesimo sbarco di disperati, provenienti da ogni angolo del mondo, in cerca di un futuro in Europa.

Invece erano centinaia di turisti, anch’essi proveniente dalla zone più disparate che, più che un futuro, nel percorrere la passarella di sbarco, sognavano un angolo di paradiso in una delle tante spiagge che Favignana offre al visitatore.

L’enorme numero di passeggeri ha invaso la banchina di approdo - una bambina rivolgendosi alla madre nel frattempo aveva chiesto come mai si chiamassero passeggeri - già, anche noi abbiamo pensato di formulare questa domanda, ma è rimasta strozzata in gola per l’eccessivo pudore degli adulti che, fortunatamente, i bambini non hanno.

Qualcuno si è anche lasciato sfuggire la battuta che, se a inizio luglio quella era la frequenza di arrivi, ad agosto sarebbe stato necessario rafforzare i sostegni sottomarini dell’isola, per non rischiare di vederla affondare.

Passando ad analizzare la nostra breve visita alla capitale delle Isole Egadi, dopo un primo approccio con il territorio e un’analisi approfondita su come muoversi, abbiamo stilato i punti di interesse che avremmo potuto raggiungere senza aggravare ulteriormente la circolazione del centro abitato, unendoci anche noi alle centinaia di biciclette elettriche che schizzano come una volata al Giro d’Italia, incuranti dei passanti che ogni giorno invadono le stradine dell’isola.

Sì, perché è risaputo - almeno per la nostra esperienza personale - che l’italiano medio non nasce con un’indole di civiltà e rispetto delle regole, ma quando è costretto, finisce in parte per rispettarle per evitare conseguenze indesiderate. Questo vale sia per chi vive a Bolzano che per coloro che vivono a Portopalo di Capo Passero.

Affidandoci alle nostre gambe, come mezzo principale di locomozione, il primo giorno, dopo aver letto attentamente le informazioni sulla Cattedrale Ipogea - Ecomuseo delle Cave, posta a circa mezzora a piedi dal centro abitato, ci siamo indirizzati sulla Strada Punta Marsala, impazienti di raggiungere il luogo della visita, affascinati dalle notizie raccolte e dalle immagini presenti sui vari portali.

Supportati da una vegetazione sufficientemente presente durante il percorso, una comoda passeggiata costeggiando il bordo strada - inevitabili anche qui i gruppi di ciclisti "ecologici" che fingono di pedalare con la tensione sempre continua che la batteria si esaurisca all’improvviso - dopo circa quaranta minuti, ci siamo ritrovati davanti all’insegna che annunciava che fossimo arrivati.

La sorpresa ce l’ha riservata un cancello arrugginito con tanto di catenaccio. Che fosse chiuso, superfluo sottolinearlo. Sul cartello abbiamo copiato un numero di cellulare che abbiamo immediatamente provveduto a contattare. Una voce maschile, alle nostre richieste di spiegazioni, ci ha annunciato che quest’anno per problemi logistici, le visite erano state annullate. Alla nostra ingenua puntualizzazione che, forse, sarebbe stato corretto aggiornare le informazioni su internet, il tizio ci ha risposto che aveva incaricato qualcuno a questa incombenza e che, grazie a noi, avrebbe sollecitato la pratica.

Favignana, fortunatamente, non è solo questo. Un’esperienza davvero imperdibile è la scarpinata fino al Castello di Santa Caterina, posto su una collina di poco più di 300 metri di altezza, ammirabile sia di giorno da diverse angolazioni dell’isola, che di notte quando viene illuminato.

La vera sorpresa, però, è stata la visita a Magazzini della Tonnara Florio, considerati una delle testimonianze di archeologia industriale, più ampie d’Europa e degne di una visita. Quando si parla di Favignana, la mente ci riporta immediatamente alle immagini, oggi forse solo folcloristiche, di mattanza, di fatica e sacrificio di uomini in lotta con il mare e i suoi "frutti", in questo caso i tonni. Una lotta di sopravvivenza che, nel passato, ha concesso a intere fasce di popolazione di sostenersi e trovare un motivo per non abbandonare l’isola.

Entrati in questa area, denominata della Camparìa (in dialetto indica la capacità di guadagnarsi da vivere), non è stato soltanto un salto nella Storia. Con l’ausilio di una gentilissima informatrice storico-turistica, Rossella Messina, siamo stati condotti nei decenni dalla fine dell’Ottocento alla chiusura definitiva del 2007 delle attività delle tonnare di Favignana e Formica. All’interno di questa area, destinata oggi a museo storico, si possono ammirare alcune imbarcazioni atte alla pesca del tonno, la ricostruzione degli ambienti dell’epoca, la zona di rimessaggio delle barche, l’indispensabile ripristino delle reti, spesso lacerate dall’attacco degli squali, le numerose ancore disposte ad accogliere il visitatore.

Oltre un secolo di fascino e tradizione, dove la morte dei tonni si trasformava in vita per i pescatori. Nel pieno rispetto delle regole del mare, quelle mai sottoscritte, ma custodite gelosamente nelle coscienze di chi sapeva che, quella sicurezza economica, era un prestito all’etica a lungo termine e che sarebbe durato per sempre, anche quando questo sogno isolano sarebbe crollato davanti alle nuove regole di mercato. Le stesse che, per contraddittori accordi internazionali, mentre le antiche tonnare chiudevano i battenti, hanno consentito ai giapponesi di invadere i nostri mari e la nostra economia secolare, contribuendo alla chiusura definitiva di un capitolo di vita e speranza, che non tornerà più.

Occorrerebbe riflettere, ogni qualvolta ci assale la febbre dell’esotico, sedendoci a una delle tante tavole imbandite dei ristoranti di sushi. Quel tonno rosso, fonte di sudore e lotta quotidiana con le intemperie e i capricci del mare, oggi rimane un ricordo nostalgico di uno stile di vita, semplice, rispettoso dell’ambiente e, soprattutto, più umano.

BREVI CENNI STORICI SULLE TONNARE

Le origini: dai Normanni ai Pallavicino (Fino al 1874)

La pesca del tonno a Favignana ha origini antichissime, risalenti ai Fenici e ai Romani, ma la struttura della tonnara per come la conosciamo inizia a prendere forma secoli dopo. Nel Medioevo, i sovrani normanni concessero i diritti di calata delle reti al clero e ai nobili. Nel 1637, a causa dei debiti della corona spagnola, le isole di Favignana e Formica vennero vendute alla nobile famiglia genovese dei Pallavicino. I Pallavicino edificarono le prime strutture stabili sulla costa (i magazzini per le reti e le barche), ma la gestione della pesca rimase legata a metodi arcaici e a rotazioni stagionali che rendevano i profitti molto altalenanti.

L’arrivo dei Florio: la rivoluzione industriale (1874 - 1900)

La vera svolta avviene nella seconda metà dell’Ottocento, quando una delle famiglie più ricche e visionarie d’Europa decide di investire sull’isola. Nel 1874, il senatore Ignazio Florio Senior acquistò le isole Egadi e i diritti di pesca dai Pallavicino per la cifra astronomica di due milioni di lire dell’epoca. Florio affidò all’architetto Giuseppe Damiani Almeyda il compito di progettare lo stabilimento. Sorsero padiglioni monumentali con archi a sesto acuto, grandi magazzini per il rimessaggio e ciminiere, unendo l’efficienza industriale alla bellezza architettonica. Prima dei Florio, il tonno veniva conservato sotto sale nei barili di legno (metodo che durava poco e deteriorava il sapore). I Florio introdussero la conservazione sott’olio in lattine di banda stagnata con apertura a chiave. Fu una rivoluzione globale: il pesce poteva essere conservato a lungo e spedito in tutto il mondo.

L’Età dell’Oro e l’impatto sociale (Inizio ’900)

Sotto la gestione di Ignazio Florio Junior e di sua moglie Franca Florio, lo stabilimento divenne il cuore pulsante dell’economia siciliana. I magazzini e i locali della tonnara (chiamati Camparia) davano lavoro a oltre 800 persone tra pescatori (tonnarotti), operai, stagnini e donne addette alla pulizia del pesce. I Florio costruirono a Favignana asili nido, scuole e presidi medici per le famiglie degli operai, creando un modello di welfare industriale unico nel Sud Italia. Lo stabilimento arrivò a produrre decine di migliaia di lattine al giorno, diventando un marchio di lusso internazionale.

Il declino e la vendita (1937)

La parabola della Tonnara seguì purtroppo il destino finanziario della famiglia Florio. A causa di investimenti sbagliati, della concorrenza internazionale e dei debiti accumulati, la famiglia entrò in una crisi irreversibile. Nel 1937, l’intero complesso di Favignana venne venduto agli industriali genovesi Parodi, ponendo fine al legame storico tra l’isola e la dinastia dei Florio.

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Lungomare di Favignana foto articolo
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Piazza Madrice foto articolo
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Strada Punta Marsala foto articolo
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Piazzale antistante i Magazzini della Tonnara foto articolo
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Magazzini della Tonnara foto articolo
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Ricostruzione di sistema di pesca a gabbie
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Ricostruzione ufficio amministrativo
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Rimessa riparazione barche e reti
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Porto di Favignana foto articolo
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Trapani foto articolo

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