Fatali inconvenienti del non sapere la storia

di Gigi Monello - martedì 29 agosto 2023 - 873 letture

A fine settembre 1502, quattro signorotti dell’Italia centrale al servizio di Cesare Borgia, avendo visto il loro padrone – che già s’era preso la Romagna – prendersi anche Urbino e Camerino e fare calcoli su Bologna, temendo di fare la stessa fine, si trovarono con altri scontenti alla Magione, sul lago Trasimeno; e lì ordirono una congiura per abbatterlo.

Dopo i primi successi militari, sorsero però ripensamenti e il gruppo dei congiurati si sbandò. Subito, il Capitano della Chiesa tese loro la mano, proponendo di tornare amici e confermandogli terre e stipendi. Un incontro fu fissato a Senigallia, per il 31 dicembre; con ricco cenone - immaginiamo - a suggello della ritrovata armonia.

Oliverotto, Vitellozzo, Francesco e Paolo Orsini si presentarono all’appuntamento e vennero affabilmente accolti. Dopo una decina di minuti di sorrisi e convenevoli, improvvisamente il Duca si allontanò e i quattro furono circondati e legati. Oliverotto e Vitellozzo furono garrotati quella notte stessa (brutto capodanno), spalle contro spalle, con un unico laccio e torcolo. Per i due Orsini, ragioni politiche suggerirono di ritardare lo strangolamento di tre settimane.

Il notissimo – e mitologizzato – segretario fiorentino (Ser Nicolò), in missione sul posto, fece - abbagliato dall’energia - scrupoloso racconto al suo governo della bravura di quel Principe.

Lo stato-opera d’arte di Cesare Borgia si sfasciò sette mesi dopo e lui, terminati vagabondaggi e carcerazioni, andò a morire ammazzato in Navarra, circa 4 anni dopo, mercenario al servizio di un suo cognato.

Dai Babilonesi ad oggi, la storia è piena di parole date e non mantenute, di vassalli ribelli “perdonati”; di tiranni trionfanti e, all’apparenza, duraturi. Si tratta solo di avere l’occasione - e la pazienza - di studiarla.


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