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Facebook: la finestra sul cortile

E’ sicuramente uno dei fenomeni sociali e culturali più interessanti degli ultimi anni. Mi fa pensare al film di Alfred Hitchcock La finestra sul cortile del 1954.
di Pina La Villa - lunedì 14 giugno 2010 - 2913 letture

"Ci provano con 5 o 6 ragazze e pensano: prima o poi qualcuna ci sta"

E’ solo l’ultimo degli insegnamenti saggi di una mia ex alunna beccata su Facebook. Poi ce ne sono tanti altri.

Un uomo maturo, serio e impegnato, ha postato una canzone e un video romanticissimi.

Protetti dalla sensazione di solitudine davanti al computer ci riveliamo su Facebook più di quanto non immaginiamo. Emozioni e pensieri che normalmente non avremmo espresso trovano una valvola di sfogo. Del resto Facebook era nato per questo, per mettere in contatto stabile un gruppo di studenti: appuntamenti, confessioni, battute, condivisione di musica e video. E come giovani studenti gli utenti di Facebook continuano a comportarsi, anche se il 28 per cento di chi lo usa ha più di 34 anni (ed è in questa fascia d’età che gli account aumentano più rapidamente). Mi riferisco in particolare alla curiosità per il mondo e per gli altri, alla continua opera di seduzione, alla continua ricerca di affinità e di conferme che ci spingono a condividere un pensiero o una canzone.

Aver voglia di condividere infatti è una cosa che accomuna l’amore e l’amicizia, esperienze fondamentali della gioventù ma, a quanto pare, presenti anche in altre stagioni della vita.

Si tratta sicuramente di uno dei fenomeni sociali e culturali più interessanti degli ultimi anni. Basti pensare che nel marzo 2010 sono stati 117 milioni i visitatori unici di Facebook negli Stati Uniti, a fronte dei 42 milioni di Myspace, e dei 20 milioni di Twitter.

Facebook mi fa pensare al film di Alfred Hitchcock La finestra sul cortile del 1954.

Per chi non lo ricorda o non lo ha visto, il film racconta di un giornalista-fotografo, Jeff (James Stewart), costretto per un incidente a stare a casa, immobilizzato su una poltrona. La finestra della sua stanza dà sul cortile del palazzo, come le finestre dei suoi vicini. Comincia allora a sbirciare la vita che si svolge davanti ai suoi occhi, si concentra sulle storie della vicina in cerca d’amore, degli sposini in luna di miele, di un artista in crisi, di una ballerina, di una matura coppia di sposi e del loro cagnolino e della donna scomparsa, forse uccisa dal marito. Comincia a indagare e se la vede proprio brutta nel momento in cui l’omicida scopre di essere osservato. Uno dei film più perfetti di Hitchcock, con Grace Kelly nel ruolo di Lisa, la fotomodella innamorata del protagonista.

Dice Umberto Curi analizzando questo film nel libro Ombre delle idee, pubblicato da Pendragon nel 2002: "Il binomio vedere-potere, le fondamentali funzioni di potere associate al vedere, soprattutto quando sussista una relazione asimmetrica fra il vedere e l’essere visto, la formidabile potenza dello sguardo, e per converso la condizione di subalternità in cui si trovi colui che sia assoggettato allo sguardo altrui, rappresentano al di fuori di ogni dubbio il campo di significati intorno al quale è costruita questa mirabile opera di Hitchcock".

Insomma vedere o rivedere il film è un buon modo per riflettere su rischi e opportunità di Facebook.

Non c’è dubbio infatti che conoscere è amare ( è il motivo della canzone scelta come colonna sonora del film) e a volte fa nascere anche l’idea di poter aiutare il prossimo. E’ il caso, nel film, del salvataggio di una donna che tenta di suicidarsi.

Anche Facebook può rappresentare questa possibilità. A proposito di peace.facebook.com, Sheryl Sabdberg, direttore operativo di Facebook, sottolinea il numero di amicizie strette ogni giorno tra gruppi tradizionalmente nemici, come gli israeliani e i palestinesi o i sunniti e gli sciiti, e commenta: "Non pretendiamo di dire che Facebook è un sito impegnato. Ma è più difficile sparare a qualcuno con cui si ha un rapporto personale. Ed è più difficile odiarlo quando hai visto la foto dei suoi bambini".

Nel film, seguire le vite degli altri, impegnarsi per scoprire la verità significa anche, per Jeff e Lisa, maturare una visione comune, fare evolvere la loro storia d’amore verso il lieto fine.

Vedere è anche scoprire la verità, smascherare l’assassino. E smascherare l’assassino scatena contro Lisa e Jeff la violenza degli strumenti che loro stessi hanno usato, cioè determina l’essere visti e l’essere quindi vulnerabili, Jeff e Lisa rischiano la vita.

Anche noi siamo vulnerabili, come consumatori e come cittadini. Facebook è un’impresa commerciale. Più informazioni ci farà condividere e più preferenze ci inviterà ad esprimere, più saranno i dati che potrà vendere ai suoi inserzionisti, cioè le imprese che vogliono vendere i propri prodotti.

Non c’è dubbio che la condivisione è un fatto positivo e che Internet (compreso Facebook) è una forma orizzontale di comunicazione. Ma non c’è dubbio però sul fatto che come consumatori e come cittadini ci troviamo nella condizione di essere visti da qualcuno che non vediamo e che utilizza o può utilizzare le informazioni che ha su di noi per i suoi scopi.

Insomma il rischio è quello del Panopticon, di cui parla Michel Foucault in Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Bollati Boringhieri, 1976: "Il principio è noto: alla periferia una costruzione ad anello; al centro una torre tagliata da larghe finestre che si aprono verso la faccia interna dell’anello; la costruzione periferica è divisa in celle, che occupano ciascuna tutto lo spessore della costruzione; esse hanno due finestre, una verso l’interno, corrispondente alla finestra della torre; l’altra, verso l’esterno, permette alla luce di attraversare la cella da parte a parte. Basta allora mettere un sorvegliante nella torre centrale [...]. Per effetto del controluce, si possono cogliere dalla torre, stagliantisi esattamente, le piccole silhouette prigioniere nelle celle della periferia". (E’ l’architettura che regge carceri, ospedali, fabbriche, scuole).

Ovviamente né Foucault né U. Curi né Hicthcock hanno parlato di Facebook, ma credo che mi aiuteranno a usare con più oculatezza questo strumento che mi affascina ma soprattutto mi inquieta (penso soprattutto alla tentazione del voyerismo).

Per saperne di più e continuare queste riflessioni segnalo il numero della rivista Internazionale del 4-10 giugno 2010.

Oltre ad alcuni dati che ho citato sopra, ho appreso che negli ultimi anni Facebook ha scatenato più volte le proteste degli utenti ed è stata costretta a introdurre maggiori controlli sulla privacy. Ma ha anche avviato l’iniziativa Open Graph, cioè la possibilità per i vari siti di mettere il pulsante "mi piace"accanto ai propri contenuti. In questo modo noi potremo convidere con i nostri amici la preferenza per questo o l’altro prodotto, e gli inserzionisti ci conosceranno sempre meglio.

Qualcuno si comincia a stancare, sono in aumento le ricerche su Google con la frase "come uscire da Facebook".

Qualcuno si è organizzato stabilendo una serie di regole su quanta parte della propria vita vuole rendere pubblica.

E io? Io ho deciso di ridurre drasticamente le ore perse a smascherare i miei amici e i miei alunni e quelle a cercare i segni della riscossa contro il governo Berlusconi.


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