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Eutanasia: la parola

Cosa indica il termine "eutanasia". Definizioni di eutanasia passiva, attiva e suicidio assistito. Cosa dice il Giuramento di Ippocrate...
di Redazione - sabato 30 settembre 2006 - 8925 letture

L’eutanasia (dal greco: ευθανασία -ευ, eu, "bene", θανατος, thanatos, "morte": "buona morte") è una pratica che procura la morte in maniera non dolorosa a persone o ad animali (per questi ultimi si veda la voce Eutanasia animale) affetti da morbi, sindromi o malattie incurabili allo scopo di eliminare la sofferenza.

Il termine eutanasia si può riferire a diversi tipi di pratiche, talvolta distinte anche sul piano morale e giuridico:

* l’eutanasia attiva (in cui si provoca attivamente la morte del malato, per esempio attraverso la somministrazione di sostanze tossiche);

* l’eutanasia passiva (in cui si procura la morte del malato indirettamente, sospendendo le cure);

* il suicidio assistito (in cui al malato vengono forniti i mezzi per suicidarsi in modo non doloroso).

Il filosofo inglese Francis Bacon introdusse il termine "eutanasia" nelle lingue moderne occidentali nel saggio Progresso della conoscenza (Of the Proficience and Advancement of Learning, 1605). In questo testo, Bacon invitava i medici a non abbandonare i malati inguaribili, e ad aiutarli a soffrire il meno possibile. Non vi era però, nell’idea di Bacon, il concetto esplicito di dare la morte. Allo stesso vocabolo "eutanasia" Bacon attribuiva solo il significato etimologico di "buona morte" (morte non dolorosa); lo scopo del medico doveva essere quello di far sì che la morte (comunque sopraggiunta in modo "naturale") fosse non dolorosa.

La parola eutanasia ha iniziato a essere usata per indicare un intervento medico alla fine del XIX secolo. In questo periodo è emersa esplicitamente l’idea dell’"uccisione per pietà" (o "omicidio del consenziente") come pratica accettabile e, anzi, giusta.

La questione della correttezza morale della somministrazione della morte è un tema controverso fin dagli albori della medicina. Nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.) si legge: Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. Viceversa, nell’antica Grecia il suicidio era considerato con rispetto e l’assistenza al suicidio veniva considerata moralmente accettabile. Simili indicazioni etiche e deontologiche si possono rintracciare nel primo corpus legislativo della storia, il Codice di Hammurabi.


Fonte: Wikipedia.org


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Eutanasia: la parola
12 ottobre 2006, di : Alcenero3

Vorrei che in Italia venisse introdotta una legge sulla eutanasia,gia’ in altri paesi europei è vigente. Perche’ lasciare sola una persona in situazione di grave sofferenza fisica e/o psicologica? Deve essere lei a chiederlo ripetutamente lucidamente,pero’ è chiaro che da sola non ce la fa perchè morire genera sempre terrore;una persona in una tale ed estrema situazione si trova in un enorme situazione conflittuale; per cio’ la persona va seguita e capita. Se dopo un lungo percorso fatto per capire se la persona ha effettivamente elaborato la decisione di morire per por fine alle sue pene atroci,perche’ perseverare nel contrariarla e non invece aiutarla nell’ assecondare ed accompagnare con umanita’ la sua scelta? Si tratta di anticipare la morte. La vita non è un valore assoluto.Di un cavallo abbiamo pieta’, e di una persona?

Ovviamente per impedire derive naziste da parte della societa’ si deve impedire di stabilire per legge quale sia il quantum di sofferenza che un individuo deve superare per aver diritto alla eutanasia ; del resto cio’ è impossibile perche’ la sofferenza è una espressione di soggettivita’ e quando uno non ce la fa piu’ è solo lui che puo’ dirlo.