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Eugenio Bennato al Cous Cous Festival 2022

Sabato di ritmo, taranta, folclore a San Vito Lo Capo, grazie alla musica dell’artista partenopeo.

di Piero Buscemi - domenica 18 settembre 2022 - 2875 letture

Non si poteva resistere più del dovuto, quella reverenziale educazione di circostanza che assale in certe situazioni, il tentennamento ritmato con i polpastrelli sulle ginocchia, uno sguardo furtivo a cercare la complicità degli altri astanti. Poi, un istinto quasi tribale, il corpo che si solleva, le braccia a roteare in aria come in cerca di un contatto mistico. Infine, i piedi a seguire il sincopato che detta i tempi dell’abbandono.

È accaduto tutto questo e, sicuramente, tanto altro ancora, ieri sera in una sabato da cous cous a San Vito Lo Capo, alla sua 25° edizione, da due giorni invaso da popoli di ogni angolo del mondo, a ritrovarsi in uno dei pochi posti al mondo dove dietro un piatto antichissimo e di tradizione, si riscopre di appartenere a un’unica razza: quella umana.

E quale artista migliore poteva prendere le redini di questo cosmolitismo innato nell’essere umano e condurci per mano a tempo di tarantella in un unico e solidale concetto di umanità, ma denigrato e respinto come un male inestirpabile dentro menti ottuse e chiuse, ed anche oppurtuniste, in un viaggio che ci porterà al terzo millennio con ideologie ferme al Medioevo. Senza offesa per l’Inquisizione.

Eugenio Bennato ha iniziato in sordina, con le sue ballate attinte dai sud di tutto il mondo. Strumenti a corde essenziali, il tocco popolare della semplicità dei suoi messaggi, la voglia di riscatto di un meridione che è stato da sempre cultura. Una Storia manipolata e buttata sui libri scolastici a raccontarci una versione che oggi ci sembra discutibile.

Eugenio Bennato ci ha raccontato il suo "sud" da quel lontano 1967, da quando portò in giro la sua colonna sonora attraverso i canti della Nuova Compagnia di Canto Popolare, successivamente con Musicanova (1976). Ce lo racconta ancora, coinvolgendo il pubblico che accompagna i suoi concerti. Ci svela dei dettagli sulla meridionalità del mondo, fulcro dove da millenni si è poggiata la cultura.

Lo fa facendoci ballare, ma anche sballare con quella pizzica che "ci tocca il cuore". La spiaggia di San Vito lo ha accolto come meglio non poteva. La voglia di esserci e di lasciare a casa ogni inibizione. Poi solo la musica e la voglia di danzare come messaggio di pace e di unione tra i popoli. Come questo appuntamento annuale a San Vito Lo Capo, fissato per dare un’opportunità di guardare il mondo con occhio diverso. Il fratello che si imbarca in quella che noi, al di sopra del Tropico del Cancro definiamo impunemente "invasione", come se da qualche parte qualcuno ci abbia inciso un diritto di possesso. Quel fratello disposto a morire in cerca di un’umile opportunità di vita.

Farsi avvolgere dal contatto umano, subito dopo la fine del concerto. Immergerci tra la folla ancora in festa, in mano ancora una porzione di cous cous, nelle orecchie la voglia di riprendere a danzare. È stato come vivere il momento e tradurre nei fatti le parole di Bennato. Perché, potrà sembrare scontato e banale, ma in qualunque luogo si è nati, qualunque colore della pelle si abbia, qualunque credo si segua, rimarremo tutti, solo ed esclusivamente, degli esseri umani. Accomunati da un unico destino.

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