Esclusioni

«Un semplice incidente» di Jafar Panahi

di Alberto Giovanni Biuso - giovedì 25 dicembre 2025 - 894 letture

Un semplice incidente

(A Simple Accident)


di Jafar Panahi

Iran, Francia, Lussemburgo, 2025

Con: Vahid Mobasseri (Vahid), Ebrahim Azizi (Eghbal), Mariam Afshari (Shiva)

Padre, madre e una bambina. Alla quale sta per nascere un fratello. Un incidente stradale li costringe a fermarsi. Hanno ucciso un cane. Ripartono ma dopo un poco l’auto si ferma. Cercano un meccanico ed entrano in un’officina. Senza essere visto, Vahid ha l’impressione di riconoscere nel padre di questa famigliola l’uomo che ha torturato lui e altri dissidenti del governo iraniano. Lo colpisce e sta per seppellirlo vivo quando gli viene il dubbio se si tratti davvero di ‘Gambasecca’. Si porta dunque in giro il sequestrato chiedendo ad altre sue vittime se lo riconoscono. Da qui cominciano incontri, confronti, litigi, incomprensioni tra le persone che di Gambasecca sono state vittime. Dopo aver ricevuto alcune telefonate disperate da parte della figlia del presunto torturatore, Vahid e gli altri soccorrono la madre che deve partorire. Il finale è assai duro ma anche liberatorio e un poco artificioso.

Non è un semplice incidente la fonte profonda di queste e di analoghe vicende che percorrono la sciagurata storia umana. La violenza dei possessori della verità - in questo caso la verità del Profeta Maometto ma potrebbe essere qualsiasi altra, anche di natura politica, filosofica o scientifica - nei confronti di quanti sono accusati di non accoglierla e per questo sono in qualche modo dannati, affonda nella struttura non soltanto violenta ma anche sadica dell’essere umano. Lui è fatto così.

Questa è una ragione etologica e zooantropologica. Ve n’è un’altra che non è così costitutiva come la prima ma che tocca anch’essa alcuni elementi fondamentali dell’esperienza umana, elementi che per semplicità si riconducono alla parola religione.

Nessuna guerra e nessuna tortura per ragioni di fede religiosa sono infatti pensabili nelle culture politeistiche. Esse rappresentano invece la regola che guida, insieme ad altre, le vicende storiche delle tre religioni del libro. La radice di tanto male, anche di quello raccontato in Un semplice incidente, è ciò che nella storia delle religioni viene definito il principio di esclusione mosaica: «Non avrai altro dio all’infuori di me», vale a dire la gelosia (gelosia, sentimento tipicamente umano…) di un dio nei confronti dei suoi pari, degli altri dèi. Sui quali tale divinità si erge come unica e superiore proclamando il principio enunciato nell’Esodo: un solo dio esclusivo ed escludente, che non ammette nessun’altra divinità accanto a sé. Tale comando ha impedito e impedisce all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam di accedere alla ricchezza culturale ed etica che invece segna la religione greca e romana. Al contrario, l’esclusione mosaica apre immediatamente all’eresia e quindi alla persecuzione degli individui le cui credenze e opinioni sono diverse rispetto a quelle della teologia e delle istituzioni pro tempore dominanti; Gesù venne giudicato e crocifisso in quanto supremo eretico, che aveva osato proclamarsi unico figlio dell’unico dio.

Il carattere intrinsecamente plurale della divinità impedisce di considerare gli dèi altrui ‘falsi, bugiardi, demoniaci’, spingendo invece a una reciproca assimilazione, la quale produce delle identità rispettose della differenza. L’esclusione mosaica genera invece fenomeni costanti di violenza il cui elenco è assai lungo.

Mi limito a tre esperienze storiche, diverse nei modi ma accomunate dalla presunzione di possedere l’unica verità su dio: le Crociate cristiane nel Medioevo; il razzismo ebraico della Terra promessa da Yahveh, che legittima lo sterminio dei palestinesi nel XXI secolo; la Shariʿa islamica che impone le regole di un libro religioso all’intera società civile.

I veri e legittimi avversari dell’autoritarismo iraniano non sono dunque i calvinisti statunitensi o i sionisti di Israele, la cui radice è radicalmente escludente e si chiama imperialismo e razzismo, ma quanti ritengono che più dèi ci sono meglio è, come affermavano i romani di fronte alle pretese escludenti dei nazareni.

Ho scritto autoritarismo iraniano, ben consapevole tuttavia che la Repubblica Islamica dell’Iran subisce una costante opera di calunnia e di demonizzazione, come accade a tutti i nemici degli USA e di Israele. Questo film, ad esempio, è stato girato e prodotto anche in Iran. Sarebbe possibile in Italia un’opera così critica verso il governo in carica su tematiche come ad esempio lo strabordare delle funzioni dell’attuale presidente della Repubblica Italiano o la vicenda politico-sanitaria del Covid19? Credo di no. Tanto è vero che appena si toccano seriamente tematiche siffatte scatta subito la censura e anche la minaccia da parte delle istituzioni italiane, dei media, di molti cittadini.

[L’immagine di apertura accanto al titolo raffigura un murale apparso in questi giorni in Piazza Palestina a Teheran, come risposta alle minacce di guerra rivolte da Israele contro l’Iran. Il murale dice: «Siamo pronti, siete pronti? Se desiderate la guerra, trasformeremo la notte in giorno per voi!»]

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