Enver Hoxha e l’eurocomunismo
Enver Hoxha primo Segretario del Partito del Lavoro d’Albania, nel 1979 pubblicò il saggio, L’eurocomunismo è anticomunismo, tradotto poi in italiano nel 1980.
Enver Hoxha, primo Segretario del Partito del Lavoro d’Albania, nel 1979 pubblicò il saggio, L’eurocomunismo è anticomunismo, tradotto poi in italiano nel 1980. Nel saggio Enver Hoxha delinea con chiarezza il progressivo adattamento del comunismo occidentale al capitalismo. Il PD è il punto finale di tale deriva e degrado. L’eurocomunismo non è la terza via ma oblio programmato della rivoluzione e imborghesimento del partito comunista. Il caso del Partito comunista italiano è paradigmatico di tale degenerazione giustificata con “motivazioni di carattere storico e sociologo” funzionali a celare “la scelta adattiva” con la quale il proletariato è stato sacrificato sull’altare degli interessi borghesi. Il capitalismo ha vinto il comunismo con la complicità delle sinistre comuniste dell’Europa democratica. Democrazia borghese nella quale lo sfruttamento e il dominio di classe sono state dogmatizzate con la complicità dell’eurocomunismo:
“L’eurocomunismo è una variante del revisionismo moderno, un mucchio di pseudo teorie che si contrappongono al marxismo-leninismo. Suo obiettivo è di impedire che la teoria scientifica di Marx, Engels, Lenin e Stalin rimanga quella che è, una potente ed infallibile arma nelle mani della classe operaia e degli autentici partiti marxisti leninisti per distruggere dalle fondamenta il capitalismo, la sua struttura e la sua sovrastruttura, per assicurare l’instaurazione della dittatura del proletariato e l’edificazione della società nuova, socialista. I revisionisti italiani hanno definito l’eurocomunismo come una «terza via, diversa dalle esperienze delle socialdemocrazie e diversa da quelle che sono state portate avanti dopo la Rivoluzione d’Ottobre in Unione Sovietica e in altri paesi socialisti». Questa «terza via», come è affermato nelle tesi del 15° Congresso del Partito Comunista Italiano, si presenta come «una soluzione che si adatta alle caratteristiche nazionali e alle condizioni dell’epoca odierna, alle caratteristiche e alle esigenze essenziali che sono comuni alle società industriali sviluppate, che si basano sulle istituzioni democratiche-parlamentari come sono oggi i paesi dell’Europa Occidentale»” [1].
Il revisionismo è lo strumento con cui la borghesia si è infiltrata nei partiti comunisti occidentali al fine di porre fine, anche teorica, della rivoluzione. L’eurocomunismo non fu la via democratica alla rivoluzione comunista ma la rinuncia ad essa. L’eurocomunismo coincise con il seppellimento della rivoluzione e i partiti comunisti furono complici di tale tradimento. Lenin e Stalin furono posti in soffitta e ci si consegnò al liberalismo. L’eurocomunismo è parte del processo di omologazione al “pensiero unico liberale”. Il consumismo e il mercato sono così divenuti il fondamento ideologico del Partito di Berlinguer:
“Ora il Partito Comunista Francese, quello italiano e quello spagnolo, di comunista hanno solo il nome dal momento che tutti e tre sguazzano nelle fetide acque della borghesia che essi servono. I programmi dei partiti revisionisti dei paesi occidentali sono programmi tipicamente riformisti e non differiscono in nulla dai programmi dei partiti borghesi, socialisti e socialdemocratici, che ripetono lo stesso ritornello. Del resto sono quest’ ultimi che ispirano anche i revisionisti. Loro obiettivo non è la realizzazione della rivoluzione proletaria e la trasformazione socialista della società, ma quello di inculcare nelle vaste masse l’idea che bisogna rinunciare alla rivoluzione che, a loro dire, sarebbe divenuta inutile ed inopportuna" [2].
Dalla piccola Albania leninista e stalinista Enver Hoxha osserva con lucidità la trasformazione dei leader comunisti in personaggi dello spettacolo sostenuti nei “congressi” dal “grande capitale”. Il partito comunista è divenuto in tal modo la stampella del capitalismo:
“Il fatto che i partiti revisionisti non fanno più riferimento al marxismo-leninismo, che usavano fino ad oggi come maschera per ingannare i lavoratori, dimostra che essi hanno iniziato una lotta aperta contro di esso partendo dalle posizioni dell’anticomunismo borghese. E’ un fatto che sono proprio gli eurocomunisti ad avere impugnato oggi, sul piano ideologico, la bandiera della lotta contro il marxismo-leninismo, contro il socialismo e la rivoluzione. La pubblicità che la grande stampa borghese, i trust dell’editoria, la radio e la televisione fanno agli articoli, ai libri, ai discorsi ed ai congressi dei revisionisti è veramente sorprendente. Figure come quelle di Berlinguer, Marchais e perfino come quella di Carrillo sono diventate, grazie alla grande macchina della propaganda, personaggi che superano in fama non solo le «stelle» del cinema, ma anche i papi e i capi di Stato dei paesi più grandi. Giornalisti e scrittori li inseguono ad ogni passo non trascurando di pubblicare sui giornali in prima pagina, e per di più con grandi caratteri, nemmeno una loro parola. Tutta questa pubblicità, tutto questo baccano sono una prova della grande gioia della borghesia, che ha trovato in loro zelanti servitori pronti a combattere il comunismo, come si dice, dalla sinistra, nel momento in cui le sue armi dell’anticomunismo aperto sono arrugginite e spezzate. Nulla di più adatto e di più efficace poteva trovare il capitale nelle precarie situazioni che sta attraversando, come il servizio che gli offrono i revisionisti” [3].
Il partito comunista è divenuto “un partito radicale di massa” con l’eurocomunismo. Ha sostituito la lotta di classe con la logica pervasiva dei diritti individuali da consumare sul mercato liberista. Le contraddizioni non sono più motore della storia e nell’ottica eurocomunista saranno risolte dal progresso economico e dall’aumento della produzione. Ci si consegna al mito del progresso e dell’economia liberista, le quali avrebbero dovuto risolvere le residuali contraddizioni delle società democratiche. Sullo sfondo resta, ormai silenzioso, il dramma dello sfruttamento guardato con fastidio e diffidenza dall’eurocomunismo:
“Essi considerano l’attuale società capitalista come unica e non distinguono più la sua polarizzazione in proletari e borghesi, non considerano più come sua contraddizione fondamentale quella esistente fra queste due classi e, di conseguenza, non considerano più la lotta di classe come principale forza motrice di questa società. Per gli eurocomunisti, naturalmente, esistono alcune contraddizioni che, a loro dire, sono dovute allo «sviluppo», al «progresso», al «benessere», alla «democrazia» ecc., le quali avrebbero sostituito quelle vecchie, specie la contraddizione fra lavoro e capitale, che sta alla base di tutta la teoria marxista leninista sulla funzione e la missione storica del proletariato, sulla rivoluzione, sulla dittatura del proletariato e il socialismo” [4].
I partiti orientati all’eurocomunismo hanno deviato l’attenzione dalle contraddizioni sociali per dirigere l’attenzione verso il privato e verso il disimpegno politico. Con tale operazione mediatica il capitalismo è diventato “il pensiero unico” che tutto giuda in funzione degli interessi borghesi. I partiti comunisti sono divenuti, già prima del loro dissolvimento prima del 1989, i mediatori tra gli sfruttati e gli sfruttatori al fine di impedire lo scontro diretto. L’economicizzazione del conflitto è stata la vittoria della borghesia e il passo successivo, pensiamo ai nostri giorni, è la normalità dello sfruttamento e “la fine della storia”:
“Al fine di distrarre l’attenzione dall’oppressione e dallo sfruttamento economico, i revisionisti moderni hanno inventato diverse tesi false. Essi fanno una grande pubblicità alla loro tesi, secondo cui nella «società dei consumi» l’operaio gode di vantaggi talmente larghi al punto da considerare in ultimo i problemi economici. Le sue preoccupazioni possiamo dire uniche sono divenute la religione, la famiglia, la donna, la televisione, l’auto ecc., le quali hanno fatto sì che il problema dello sfruttamento economico non sia più, a loro dire, il problema di fondo della lotta di classe e della rivoluzione. Ma tutto ciò viene fatto per mettere acqua nel vino, per allontanare le masse lavoratrici dalla lotta per il rovesciamento del sistema borghese. Rompendo con il marxismo-leninismo e volendo creare una «teoria» nuova che si distingua su tutte le questioni fondamentali dalla dottrina di Marx e di Lenin, gli eurocomunisti si sono cacciati in una grande confusione e in un enorme caos, in incoerenze e in contraddizioni profonde. Praticamente essi non sono più in grado di spiegare nessuna delle attuali contraddizioni del mondo capitalista, nè di dare una risposta ai problemi che ne derivano. E’ vero che essi parlano di fenomeni come la «crisi», la «disoccupazione», «la degradazione e la degenerazione» della società borghese, ma si limitano solo a constatazioni generali che nessuno nega, neppure la borghesia. Essi coscientemente tentano di nascondere la causa di questi fenomeni, il crudele sfruttamento capitalistico, e di passare sotto silenzio il fatto che questo sfruttamento può essere soppresso solo con la rivoluzione, con il rovesciamento di tutti i vecchi rapporti che mantengono in piedi il sistema capitalista di oppressione” [5].
Per poter dominare i capitalisti non sono hanno assimilato i comunisti ma anche i sindacati sono divenuti parte integrante di tale strategia infiltrante. Si opera per dividere e frammentare i dominati per poterli sfruttare e per eternizzare il potere del capitale:
“La strategia e le tattiche della borghesia, che anche gli eurocomunisti hanno fatto proprie, mirano a dividere la classe operaia per non dover affrontare una forza offensiva unitaria nel momento in cui i partiti marxisti-leninisti si battono per il contrario, per l’unità della classe operaia. La borghesia ha paura delle organizzazioni rivoluzionarie e dell’unità del proletariato il quale, contrariamente alle prediche degli eurocomunisti e degli altri revisionisti, continua ad essere la principale forza motrice rivoluzionaria della nostra epoca. Essa cerca pertanto di tenere sotto il suo continuo controllo l’organizzazione sindacale, i centri sindacali che nei paesi capitalisti possono essere numerosi, con nomi e programmi apparentemente diversi, ma che non hanno però differenze essenziali fra loro. Attraverso i partiti borghesi e revisionisti e attraverso le proprie strutture statali, la borghesia ha incoraggiato più che mai il ruolo eversivo dei sindacati che essa manipola apertamente" [6].
La facilità con cui il partito comunista si è lasciato colonizzare dal grande capitale è da ritrovarsi dall’occupazione statunitense dell’Italia dopo la Seconda Guerra mondiale. I fascisti del ventennio dopo il 1945 si riciclarono nei partiti. Dalla destra alla sinistra i sopravvissuti al fascismo sostenuti dal capitale penetrarono nei partiti per adeguarli agli interessi del capitale statunitense e della borghesia italiana:
“Alla fine della guerra l’Italia si trasformò in un caos, ma anche in un circo, dove il ruolo degli acrobati e dei clown veniva interpretato dai nuovi gerarchi, coperti col manto dei partiti ricostituiti sotto nomi «rinomati»: socialista, socialdemocratico, democristiano, liberale, comunista ecc. Chi si faceva passare per continuatore di Gramsci, chi di Don Sturzo, chi di Croce e chi di Mazzini. Dal paese del silenzio e della bocca chiusa che era al tempo del fascismo, l’Italia si trasformò nel paese tradizionale del rumore assordante. Se il capitale americano ha messo un piede in diversi paesi d’Europa, in Italia ve li ha messi tutti e due. E ciò è avvenuto perché la borghesia di questo paese è la più degenerata, la più cosmopolita, la più corrotta sotto ogni aspetto, insomma, una borghesia senza patria” [7].
L’Italia era ed è dunque nel caos, debole politicamente e senza una autentica opposizione e con una borghesia senza patria ma dedita solo agli interessi di classe, essa è ormai uno stato che ha perso la sua sovranità, perché non conosce dialettica politica ma solo asservimento. Tutto è instabile in modo che nulla cambi:
“I democristiani hanno dato prova di essere agili equilibristi nella formazione dei governi, concedendo a piccole dosi qualcosa anche ai loro rivali e dando nel contempo l’impressione di essere e di non essere incontrastati padroni del paese. A tal fine essi portano alla ribalta ora il «centrosinistra», ora il «centrodestra», ora combinano un governo «monocolore», ora «bicolore». Ma tutto ciò non è che un’illusione di cui si servono per mostrare che starebbero trovando una soluzione al caos, alla miseria, alla fame, alla disoccupazione, alla terribile crisi generale che sta travagliando il paese. Attualmente in Italia stanno germogliando tutti i crimini. Il neofascismo si è organizzato in partito parlamentare e dispone di innumerevoli gruppi di terroristi e di squadristi, che gli italiani chiamano gli «agnelli» del segretario generale del partito fascista, Almirante. La mafia criminale ha affondato gli artigli ovunque e il crimine, i furti, gli assassini, i sequestri di persona sono stati elevati a industria moderna. Nessun italiano è sicuro del domani. L’esercito, l’arma dei Carabinieri e gli organi della polizia segreta sono stati gonfiati al punto da soffocare il paese. I loro effettivi sono stati gonfiati per difendere, a loro dire, il popolo e l’«ordine democratico» dai «brigatisti» di estrema sinistra e di estrema destra” [8].
Nelle parole di Enver Hoxha c’è l’Italia di oggi e l’Europa del nostro tempo senza opposizione e senza alternative e governata da una borghesia che non ha radicamento alcuno con il popolo, ma lo combatte in nome di un astratto cosmopolitismo. Il popolo è omologato e reso decerebrato da una campagna mediatica e formativa asfissiante volta ad un individualismo illimitato in cui il pubblico è stato sostituito dai solo desideri privati che offuscano la mente e l’azione dei dominati.
L’irrazionalità è la cifra della decadenza dell’occidente.
Il PD come detto è il punto finale di tale china e “"La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati". come affermava Antonio Gramsci nei Quaderni del carcere. Questa è la tragedia che dobbiamo attraversare.
[1] Enver Hoxa, L’eurocomunismo è anticomunismo, Casa editrice «8 NËNTORI» Tirana, 1980, pp. 108-109.
[2] Ibidem, pag. 112.
[3] Ibidem, pag. 113-114.
[4] Ibidem, pag. 115.
[5] Ibidem, pag. 124-125
[6] Ibidem, pag. 265.
[7] Ibidem, pag. 203.
[8] Ibidem, pag. 204.
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