Emma Goldman e noi
Emma Goldman ci indica il dramma in cui siamo, ovvero il capitalismo si svela senza maschere e nel contempo decenni di sudditanza ideologica hanno prodotti uomini e donne incapaci di spirito libero e inclini all’adattamento passivo.
Viviamo nel tempo dell’Apocalisse (rivelazione) la verità storica del sistema capitalistico si mostra a noi nella sua crudezza. Quella verità ci appartiene, è la verità del nostro tempo a cui partecipiamo da prospettive diverse.
Il capitalismo è in una fase di lotte oligarchiche che favoriscono lo svelamento della sua realtà. La pornocrazia della guerra si tinge con il pornosadismo del potere, tutto è dinanzi a noi. Le tracce della verità sono ormai palesi, per i sudditi del capitale ciò che non si sa è facile immaginarlo.
Siamo dunque in un momento storico in cui l’oscurantismo dopo decenni di neoliberismo può essere illuminato dalle coscienze. Siamo al bivio, possiamo continuare a credere nella democrazia a forma del capitale o scegliere di cambiare percorso e rischiare il “nuovo”. A noi l’ultima parola. Il dramma non sono i vili e sadici signori della guerra e della morte, ma noi, perché sappiamo e tolleriamo e continuiamo a vivere la nostra vita ordinaria senza sporgerci dall’Apocalisse per pensare l’alternativa. Progettare è sicuramente più arduo che criticare, ciò malgrado per progettare sono necessari riferimenti etici e modelli politici con cui confrontarsi.
L’anarchismo può essere un riferimento per pensare il futuro. Emma Goldman, anarchica statunitense spentasi nel 1940, ci indica la via libertaria dell’anarchismo con la quale ci si emancipa dagli oscurantismi che chiudono l’umanità in un vicolo cieco senza speranza.
I fantasmi del potere con le sue camaleontiche metamorfosi sono presenze spettrali che ci abitano e da cui dobbiamo emanciparci per giungere alla la liberazione. La religione prima da cui liberarci per pensare il futuro, per scorgerlo e tornare, così, ad essere soggetti politici che pongono fini oggettivi, è la religione del capitalismo con il suo malvagio decalogo di prescrizione e imperativi volti al saccheggio criminale dell’altro. Le menti sono all’interno di automatismi che faticosamente bisogna imparare a decodificare e a disarticolare; la libertà è processo faticoso e non può limitarsi a individuare il male all’esterno nella storia, giacché nella storia siamo anche noi:
“L’Anarchia è la grande liberatrice dell’uomo dai fantasmi che lo hanno tenuto prigioniero; è l’arbitro e il pacificatore delle due forze dell’armonia individuale e sociale. Per realizzare quell’unità, l’Anarchia ha dichiarato guerra alle influenze perniciose che hanno finora impedito la miscelatura armoniosa degli istinti sociali e individuali, dell’individuo e della società. La Religione, il controllo assoluto della mente umana; la Proprietà, il controllo assoluto dei bisogni umani; e il Governo, il controllo assoluto del comportamento umano, sono la roccaforte della schiavitù umana e di tutti gli orrori che comporta. La Religione! Come domina la mente dell’uomo, come umilia e degrada la sua anima. Dio è tutto, l’uomo è nulla, dice la religione. Ma da quel nulla Dio ha creato un regno così dispotico, così tirannico, così crudele, così terribilmente esigente che niente altro che sconforto, lacrime e sangue hanno dominato il mondo da quando sono nati gli dei. L’Anarchia spinge l’uomo a ribellarsi contro questo mostro nero. Rompi i tuoi ceppi mentali, dice l’Anarchia all’uomo, perché fino a quando non riuscirai a pensare e giudicare da solo non potrai liberarti del dominio dell’oscurantismo, l’ostacolo maggiore a ogni forma di progresso. La Proprietà, il controllo assoluto dei bisogni dell’uomo, il rifiuto del diritto di soddisfare i propri bisogni. C’era un tempo in cui la proprietà era un diritto divino, quando si rivolgeva all’uomo con lo stesso ritornello, proprio come la religione, “Sacrificio! Abnegazione! Sottomissione!”. Lo spirito dell’Anarchia ha sollevato l’uomo dalla sua posizione prostrata. Adesso l’uomo sta eretto, con il viso rivolto alla luce. Ha imparato a riconoscere la natura insaziabile, onnivora, devastante della proprietà, e si sta preparando a uccidere il mostro. “La proprietà è furto”, diceva il grande anarchico francese Proudhon. Si, ma senza rischi e pericoli per il ladro. Monopolizzando gli sforzi cumulati degli esseri umani, la proprietà li ha derubati dei diritti che sono loro propri dalla nascita, trasformandoli in poveri ed emarginati” [1].
La contrapposizione tra individuo e società è stata uno dei capisaldi del capitalismo. Non può esservi soggetto politico senza comunità. La contrapposizione sterile e finalizzata a sclerotizzare la realtà politica in una antitesi va ripensata. Soggetto e comunità dovranno ricomporsi. L’etica della libertà comincia con il riconoscimento dell’altro come proprio pari in dignità e umanità. La partecipazione politica è relazione libertaria senza la quale si è solo dei sudditi. La partecipazione consente all’individuo di soggettivizzarsi e ciò non può che avvenire nella pratica sociale:
“L’Anarchia significa un ordine sociale basato sulla libera associazione degli individui con il fine di produrre la vera ricchezza sociale; un ordine che garantirà a ogni essere umano la libertà di accedere alle ricchezze della 6 terra e il più completo godimento delle necessità della vita, secondo i desideri, i gusti e le inclinazioni individuali. Questo non è un folle capriccio o un’aberrazione della mente. È la conclusione cui sono giunti una schiera di intellettuali, uomini e donne, in tutto il mondo; una conclusione che deriva dall’osservazione attenta e ravvicinata delle tendenze della società moderna: la libertà individuale e l’uguaglianza economica, le due forze gemelle della nascita di quanto più bello e vero esiste nell’essere umano” [2].
Lo spirito rivoluzionario
Lo spirito rivoluzionario, oggi, dev’essere anarchico. Emanciparsi dalle grammatiche del potere è la modalità con cui conservare la propria umanità. Lo spirito si magnifica solo nell’armonia sociale e quest’ultima presuppone l’individuo libero di porre in essere la sua natura e le sue disposizioni etiche e personali:
“L’Anarchia non implica addestramento militare e uniformità; significa però uno spirito di rivolta, in qualunque forma, contro tutto ciò che ostacola la crescita degli esseri umani. Tutti gli Anarchici concordano su questo punto, così come concordano nella loro opposizione alla macchina politica come mezzo per realizzare il grande cambiamento sociale” [3].
Per potersi congedare da un sistema di somma ingiustizia e curvato solo sulla crematistica, l’azione non può che comportare la lotta diretta, e dunque rivoluzione interiore e sociale. La lotta non è ribellismo, ma etica della contestazione ed essa necessita di preparazione politica e di formazione morale. Il rivoluzionario senza integrità morale e coraggio non è spirito libero e consapevole. Non ci si improvvisa rivoluzionari, ma ci si forma alla scuola severa della verità e dell’impegno:
“La superstizione politica ha ancora il predominio sui cuori e sulle menti delle masse, ma i veri amanti della libertà non vogliono avere più nulla a che fare con essa. Invece, credono con Stirner che l’uomo può avere tutta la libertà che ha voglia di prendersi. L’Anarchia è dunque a favore dell’azione diretta, della ribellione aperta e della resistenza a tutte le leggi e restrizioni, economiche, sociali e morali. Ma la ribellione e la resistenza sono illegali. Proprio in questo sta la salvezza dell’essere umano. Ogni cosa illegale richiede integrità, indipendenza e coraggio. In breve, richiede spiriti indipendenti e liberi, “uomini che siano uomini, che abbiano una spina dorsale attraverso la quale non si può far passare una mano” [4].
Emma Goldman ci indica il dramma in cui siamo, ovvero il capitalismo si svela senza maschere e nel contempo decenni di sudditanza ideologica hanno prodotti uomini e donne incapaci di spirito libero e inclini all’adattamento passivo.
Mentre il tempo scorre e la violenza rischia di travolgerci ci troviamo nella condizione di dover affrontare il vuoto siderale che il capitalismo ha posto. Sul modo in cui si affronterà il disastro antropologico ed ecologico il capitalismo si gioca la possibilità storica che si offre ai proletari di oltrepassare dialetticamente il nostro tragico presente. Proletario è il soggetto passivo che subisce le decisioni dei potentati. A questo vuoto bisogna dunque dare risposte. Le approssimazioni e i facili compromessi in un momento di crisi e di passaggio non sono risposte adeguate al dramma storico in cui siamo situati.
[1] Emma Goldman, Anarchia cosa significa veramente, Biblioteca anarchica, pp. 3-4.
[2] Ibidem, pp. 6-7.
[3] Ibidem, pag. 7.
[4] Ibidem, pag. 7.
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