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Eluana, Dio, la magistratura: domande per chi non ha certezze

Il Presidente della Corte di Appello di Milano ritiene che in mancanza di leggi al passo con i tempi , se viene richiesta, la magistratura deve rispondere ispirandosi alla costituzione, io , donna comune e semplice, sapevo che i giudici applicano le leggi che ci sono e per quelle che mancassero o fossero insufficenti, dovrebbe provvedere un altro organo
di Marista Urru - mercoledì 4 febbraio 2009 - 2979 letture

Da subito chiarisco, il caso di Eluana lo escludo a priori, di Eluana non parlo perchè io non ho certezze, a me pare che la povera ragazza venga usata da questo e da quello . Forse ne potrei parlare qualora qualcuno in futuro, mancando Eluana, voglia secondo solito copione, papà Englaro in Parlamento, e me lo aspetto.

Io al momento ho solo domande che resteranno anche quando Eluana non ci sarà più, e da Eluana parto perché parto da quanto ha affermato Grechi, il Presidente della Corte di Appello di Milano, riferendosi al caso di Eluana Englaro, citato nella sua relazione all’ inaugurazione dell’anno giudiziario, per ricordare come la Corte che presiede, lo scorso anno sia stata «chiamata a decidere sul drammatico caso» della donna in stato vegetativo permanente da 17 anni, annotando che " qui dobbiamo solo ribadire che in uno Stato di diritto il giudice non può rifiutare una risposta, per quanto nuova e difficile sia la domanda che gli viene rivolta, e che, per altro verso, nel cercare la risposta, deve mantenere un atteggiamento di genuina umiltà ed un costante ancoraggio ai principi della Costituzione".

Io sono una donna semplice a cui avevano raccontato una altra storia , che ci sono le leggi e che il Giudice deve applicare le leggi, se ci sono, altrimenti un altro organo deve provvedere, non ho mai sentito che in mancanza di leggi al passo con i nuovi tempi, spetti al Giudice rispondere secondo i principi della Costituzione alle domande nuove e difficili , mica siamo ad un quiz Tv, mi si passi l’arditezza dell’accostamento, in cui il partecipante cerca , in assenza di risposta certa, di dedurne una qualsiasi dalle nozioni in suo possesso, abbiamo un altro organo dalla Costituzione preposto a legiferare.

"Per quanto riguarda il prosieguo della vicenda - ha infine osservato il presidente della Corte d’appello di Milano - nè il potere legislativo nè il potere esecutivo possono porre nel nulla le sentenze definitive".

Che i cittadini debbano rispettare le sentenze, non vedo come si possa negarlo, ma ho delle domande sulle sentenze definitive ed inappellabili, emesse in fondo da uomini fallibili come ognuno di noi.

- Davvero le sentenze definitive non possono esser poste nel nulla? La mente ed il buon senso si ribellano.

- Chi emette le sentenze? I giudici, cioè uomini e come tali fallibili.

- Possibile che un umano fallibile possa emetter sentenze inappellabili?

- Io ho ricordi vaghi di studi giuridici ,

ma un certo articoletto del nostro codice ( art 395, cpc ) mi dice che : Casi di revocazione- le sentenze pronunciate in grado di appello ( 396) o in unico grado (339), possono essere impugnate per “revocazione” e segue nell’articolo elenco dei casi non pochi in cui ciò avviene con termini perentori che decorrono dalla notificazione delle sentenze, tranne che per determinati casi in cui i termini decorrono dal momento in cui si fosse verificata la scoperta di dolo ed altre fattispecie.

- Come si armonizzano quei principi ispirati al massimo della prudenza che anche un superficiale lettore può coglier nel codice con la affermazione perentoria del Presidente Grechi, senza voler entrare nella affermazione che spetti al giudice in assenza di norme certe dare risposte in base ai principi della Costituzione, sperando che qualche giurista voglia "osare" addentrarsi nella questione, io non lo so davvero e mi piacerebbe una risposta seria al proposito

- Il buon senso mi dice che se per assurdo, domani Eluana desse segni certi di ripresa anche della vita cerebrale, saremmo nella mota, visto che Grechi sembra sostenere che , data una sentenza definitiva in genere, ti mettono un masso sopra e non se ne parla più.

- E se per assurdo succedesse l’impensabile miracolo dopo che un magistrato ti ha messo un bel masso addosso?

Lasciamo morire il malcapitato pare di capire, o meglio, lo dovremmo uccidere per applicare la sentenza dei magistrati, avremmo in due battute sostituito Dio con la magistratura .

Certo in questo modo, per assurdo , ci libereremmo della rogna degli errori giudiziari, questi non esisterebbero più. Niente più caso Zornitta e niente risarcimento , niente caso Tortora, niente rognosissimo caso Rocco Meloni, che da 16 anni di lotte giudiziarie, pur se riconosciuto del tutto innocente , ha avuto distrutta la vita , la professione, l’onorabilità, e mi fermo qui nell’elenco doloroso degli errori giudiziari che hanno distrutto vite , famiglie.

Una sentenza definitiva, questo allora è il rimedio in linea con il progresso, secondo alcuni? Possibile che siamo arrivati a tanto?

Ma una sentenza definitiva. non la da spesso neanche il terribile cancro, il capriccio del caso vuole che a volte persone vengano date dai medici per condannate a morte dal male, e poi invece guariscono.

Certezze:

In materia di vita e di morte la nostra legislazione è un po’ indietro, la scienza fa progressi a passo di galoppo, le nostre leggi sono obsolete in questa materia, la stessa scienza medica non ha certezze in materia, ed allora che si è pensato?

In mancanza di certezze della medicina e delle leggi, che decidano i Giudici.

Dite quel che volete, ma a me sembra MOSTRUOSO.

Da Ansa riprendo le parole di Giovanni Maria Flick

“.. il forte richiamo del presidente della Consulta, Giovanni Maria Flick. Che in occasione dell’udienza straordinaria alla presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha qualificato come "risposta tecnica" quella data dai giudici costituzionali sul caso Englaro.

In definitiva, Flick auspica che queste tematiche, "proprio perché coessenziali alla visione dei diritti fondamentali", vengano definite da leggi chiare:

"Perché solo con la legge - sostiene - può raggiungersi un ponderato equilibrio di valori in gioco, soprattutto di fronte alla ’esplosione’ dei nuovi diritti determinata, in particolare, dalle incessanti conquiste della scienza e della tecnica".

Già solo con la legge si può raggiungere un ponderato equilibrio.. sembrerebbe quasi pleonastico per uomini di diritto, sembrerebbe

Mi sembra che ci sia ben poco da aggiungere, mi sembra che impalpabilmente si ritorni al solito problema: i giudici in uno stato di diritto, non fanno le leggi, ma emettono sentenze applicando le leggi esistenti, e unica fonte di diritto è il potere legislativo ed alla legge emanata da esso tutti sono assoggettati, anche giudici e giuristi, e questo a me fu insegnato essere essenziale perché si abbia quello che stiamo man mano perdendo: la certezza del diritto.

Il potere di interpretazione delle leggi da parte del Giudice è indiscutibile, ma anche questo potere ha indiscutibilmente dei precisi confini , non può arrivare a produrre nuove leggi o a sostituirsi a leggi incomplete concretandosi in un vero e proprio potere di legiferare, checché nella ubriacatura del sessantotto sia ventilato, sperando che gli epigoni del 68 si mettano infine l’animo in pace.

Non un Formigoniano chiede leggi chiare emesse dagli organi preposti, bensì Giovanni Maria Flick, Presidente della Consulta, di tutto altro indirizzo politico e di indiscutibili capacità e meriti di giurista.

Capisco che queste mie non sono considerazioni di colore e che non parlano al cuore ed alla pancia degli Italiani.

Ma basta di farci “strascinare come broccoli”in padella sotto la spinta delle passioni.

Dopo gli anni di piombo, sono venuti gli anni delle suggestioni, della giustizia urlata , della giustizia spettacolo, e di suggestione in suggestione, siamo arrivati alla giustizia ingiusta che la cronaca ci ha ampiamente mostrato, esercitata per abbagli e mancanze, quella che colpisce i cittadini comuni, quella contro i cittadini comuni.

Stiamo attenti, che le dispute tra “grandi” che tanto ci divertono, che ci vengono proposte dai conduttori Rai di opposto segno, e che da bimbi giocosi prendiamo come se si trattasse di fare il tifo, poi nei fatti produrranno effetti che su di noi gente comune come massi verranno gettati, noi saremo alla fine le vittime di questo squilibrio tra poteri che permette all’uno di rafforzarsi a spese dell’altro .

I potenti restano sempre indenni, cadono in piedi loro, noi invece ne abbiamo la vita troncata, come i mille Zornitta, i Tortora, le tante vittime degli errori giudiziari che in mancanza di gradi di appello e in presenza di “giustizia creativa” potrebbero diventare vittime definitive, almeno così pare capire, e spero di sbagliare.

Avremmo vittime di un Dio senza ripensamenti né compassione:il sistema giudiziario dei nostri peggiori incubi.

In un processo involutivo, nato e prodotto ad arte da menti sopraffine nel tempo che fu nelle nostre Università, quando alcuni agguerriti personaggi fecero tabula rasa, o ci provarono, del Diritto Romano e di quanti ad esso credettero e si ispirarono e magari non capivano o sottostimavano le motivazioni ideologiche e profonde di certe autentiche persecuzioni capillarmente condotte, motivazioni che ormai sono evidenti a molti, se non a tutti, motivazioni che portano ad un modo tutto nuovo di concepire la Giustizia , che non voglio definire io, ma che spero che qualcuno , meglio qualificato di me, abbia il coraggio di palesare agli Italiani apertamente e fuori dalla stanze paludate, gli Italiani hanno il DIRITTO DI SAPERE.


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Eluana, Dio, la magistratura: domande per chi non ha certezze
10 febbraio 2009, di : Paola

Eluana è morta.Il suo cervello lo era già da molti anni, dicono i medici, fin da quando 17 anni fa ebbe un grave incidente, che lo fece staccare parzialmente dalla corteccia cerebrale. E’ stata applicata una sentenza emessa dalla Cassazione. Approvare un decreto che vada in direzione diversa da una sentenza emessa dalla Cassazione, è un fatto grave in uno Stato che si definisce democratico. E costituirebbe anche un pericoloso precedente: cioè in futuro, il governo potrebbe, ogni volta che consideri "ingiusta" l’applicazione di una legge, intervenire per impedirne l’applicazione stessa.C’è chi ritiene che la vita "Dio ce la concede, Dio ce la toglie": opinione di tutto rispetto, almeno quanto quella di chi non crede in Dio, o di chi, pur credendo,(e sono in tanti) ritiene che ognuno debba decidere secondo la propria coscienza. Quando sia impossibilitato a farlo (vedi Eluana), che sia la famiglia a decidere. Si parla tanto di rispetto per la vita, ma c’è un’altra, fondamentale forma di rispetto che spesso si dimentica: il rispetto per le opinioni altrui. Nessuna legge obbliga chi crede che "Dio ce la concede e Dio ce la toglie" a porre la parola fine in situazioni simili a quella di Eluana. Allo stesso modo, sarebbe ingiusta una legge che imponesse a TUTTI di aderire agli stessi principi. Purtroppo, è proprio in questa direzione che va il decreto del governo Berlusconi.