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E’ stato morto un ragazzo

Regia di Filippo Vendemmiati. (Italia, 2010, documentario) dal nostro inviato a Venezia.

di Orazio Leotta - venerdì 10 settembre 2010 - 4500 letture

Il 25 Novembre 2007, un tifoso della Lazio, Gabriele Sandri, veniva ucciso in un’area di servizio da una pallottola sparata da un poliziotto, in vena di tiro a bersaglio. Un amico di Sandri, sconvolto, si rivolse agli agenti riuscendo a proferire un’unica frase: “E’ stato morto un ragazzo ! “.

Da qui il titolo del docu-film di Vendemmiati, su un’altra morte assurda per mano sempre di poliziotti, quella del diciottenne Federico Aldrovandi, di ritorno da un concerto a Bologna, deceduto il 25 Settembre del 2005.

Omicidio colposo, a seguito di un pestaggio, questa la sentenza di primo grado, e tre anni e sei mesi inflitti ai quattro poliziotti assassini (sentenza del 6 Luglio 2009, ben quattro anni dopo). Ma non è stato semplice giungere alla verità.

Il caso era stato chiuso in fretta ed archiviato come una scontata e semplice morte per overdose, ma da un lato il coraggio della famiglia del ragazzo, dall’altro molte situazioni oggettive poco chiare (depistaggi, contraddizioni, analisi che smentivano le testimonianze, il corpo del ragazzo sfigurato con evidenti segni di pestaggio) hanno portato, fra tante difficoltà a far emergere una scomoda verità per tutto l’apparato delle forze …dell’ordine.

Il regista si è prefisso l’obiettivo di partire da lontano ed attraverso la visioni di filmati dell’epoca (grazie al gentile contributo proveniente dalle teche Rai), la letture dei quotidiani di quei giorni, le testimonianze di chi lo conosceva bene ed un’analisi condotta, postuma, sugli aspetti caratteriali di un ragazzo come tanti, hanno portato alla realizzazione di questo che più che un film è un documentario, un racconto di vita, che può assurgere a simbolo della ricerca della giustizia e della libertà e di lotta contro i poteri forti e vagamente massonici.

Una storia per molti versi simile ad altre che sarebbero emerse successivamente, a partire dalla vicenda Cucchi, mirabilmente portata sullo schermo da Vendemmiati, che aveva personalmente conosciuto Federico (entrambi legati dalla passione per la squadra di calcio della Spal) e che ha decisamente puntato sui dettagli (il pathos nell’attesa della lettura della sentenza, l’excursus condotto nella breve vita del ragazzo dall’infanzia agli ultimi minuti di vita, la voce flebile dei poliziotti, mai inclini all’ammissione, tanto meno ala richiesta di perdono, il soffermarsi sui tanti passi circostanziati della sentenza), non infierendo sui poliziotti in quanto tali, in quanto uomini, persone, ma puntando l’indice sull’approssimazione della preparazione degli stessi, la mancanza di mezzi, le loro paure, ansie (…remember omicidio Carlo Giuliani ?…) , forse non per tutti il giusto mestiere, ma un ripiego, sintomo anche questo di una crisi politica e sociale molto preoccupante.

Il film, che uscirà in DVD con un libro per la Corvino Meda Editori, è stato realizzato con la consulenza diretta degli avvocati di parte civile e dei familiari e con l’appoggio dell’Associazione Articolo 21; fra l’altro, il contributo di Vendemmiati, giornalista della redazione Rai dell’Emilia Romagna, pone seri interrogativi sulla libertà di stampa.

Se la legge bavaglio fosse stata in vigore cinque anni fa, non si sarebbe mai scoperta la verità sulla morte di Federico e quella di altri casi simili.


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