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Amed: storia di un viaggio senza approdo

La legge sui respingimenti è tra le cose più disumane che questo paese abbia fatto negli ultimi anni. Il nostro protagonista è uno dei tanti che non potrà arrivare qui a raccontarci come è stato il suo percorso.
di Ugo Giansiracusa - mercoledì 28 ottobre 2009 - 3008 letture

Prendiamo a prestito un nome. Prendiamo a prestito una storia. Una storia di ieri. Una storia che comincia domani. L’intreccio e la trama di questa storia non sono altro che destini che sfuggono al nostro controllo. Il finale, quello, l’abbiamo già scritto.

Amed viveva nel suo villaggio in un paese dell’Africa. Ogni giorno una lotta per la sopravvivenza. Ma come suo padre e suo nonno Amed aveva imparato a evitare la morte e rispettarla. Almeno fino a quando della gente non è arrivata al villaggio mentre lui era a pascolare le sue vacche. Quella gente doveva essere posseduta dai demoni perchè hanno ucciso tutti nel villaggio. Che fossero uomini o bambini o donne o anziani, li hanno uccisi tutti. Quando Amed è tornato a casa la sua mente è stata spazzata da una follia nera e impastata. Lo trovarono in mezzo all’erba che urlava come un animale divorato mentre era vivo.

Passò molto tempo prima che la mente di Amed tornasse limpida come acqua. E lui imparò che gli uomini con i demoni dentro erano di un altro popolo. Che questo popolo era diventato potente. Imparò che lui e quello che restava della sua gente doveva scappare se non voleva essere uccisa. E Amed partì. Verso il deserto. Con altri disperati come lui.

Ma il deserto non ha morale. Il deserto è feroce senza dover far nulla. E chi era debole moriva. E insieme a loro un pezzo di Amed. Morivano di fame. Di sete. Di caldo. O semplicemente perchè non avevano più la forza di vivere. Ma nelle notti intorno al fuoco ci si faceva coraggio. Si parlava di una terra dove c’era sempre erba verde. Dove l’acqua scorre dentro le case. Dove non c’è fame. L’ultimo giorno prima di arrivare al mare Amed contò i suoi compagni intorno al fuoco. Erano partiti quaranta e ora c’erano solo quindici ombre sulla sabbia.

Il giorno dopo Amed mischiava all’acqua salata del mare quella dei suoi occhi. Mentre le dita delle mani stringevano la sabbia bagnata fino a farla scricchiolare. Ma non era ancora arrivato. Dopo il deserto bisognava attraversare il mare. E nascondersi. Si, nascondersi. Se lo trovavano in quel paese straniero lo rimandavano indietro sui camion. E allora tutto sarebbe stato inutile. Per mesi interi Amed lavorò. I lavori più duri. I lavori più schifosi. Quelli più pericolosi. Ciò che non serviva per sopravvivere veniva messo da parte. Bisognava pagare un posto in una barca. E quel posto valeva molti soldi. Valeva una speranza. Una vita.

Passarono i mesi. E ancora altri mesi. Paura e ricordi che non facevano dormire e quella inspiegabile voglia di vivere. Di restare vivo. Forse perchè Dio aveva voluto così e Amed non faceva altro che obbedire a chi aveva scritto il suo destino. E quando i soldi furono abbastanza Amed si mise insieme ad altri uomini e donne in riva al mare, dove gli avevano detto, ad aspettare. Giorni e notti ad attendere guardando le onde e la gente raccontava. Gli uomini con i demoni dentro erano ovunque. Amed ascoltava e imparava che per quanto fosse grande il mondo le storie erano uguali. Imparava nomi di persone morte e li ripeteva per farli vivere. La sua preghiera del mattino erano nomi. La sua preghiera della sera erano nomi. E in mezzo il proprio, per non dimenticarlo, per non farlo scappare.

E fu la mattina della partenza. Cinquanta persone in una nave di dieci metri. Solo lo spazio per sedersi. Niente di più. Il sole, il rumore delle onde e del motore e la terra che si allontava. La sua terra. Nessuna scelta se non la vita o la morte. Nessuna scelta per Amed.

Il mare è come un deserto, scoprì Amed. Una donna poco lontano con il suo bambino. Ma non c’è latte nei suoi seni e da giorni il bambino stringe mammelle vuote. Il primo giorno piangeva forte. Il secondo giorno piangeva. E quando ci fu silenzio la donna cullava un corpo senza vita. Nessuno trovava coraggio di toglierlo dal petto e lasciarlo scivolare in mare. Lo fece Amed. E la sua anima rimase negli occhi vuoti della donna. Un’altro nome nelle sue preghiere. Ancora un’altro nome.

Quando la nave grigia di ferro si avvicina tutti si alzano. Una festa triste tra gli uomini e le donne che hanno resistito. Una festa che dura poco. Fanno scendere bottiglie di acqua e cibo. Fanno cambiare la rotta alla nave. Fanno tornare Amed e gli altri da dove sono venuti. Da quella terra senza scelta. Una bandiera con dei bei colori sulla nave grigia. Il bianco come i denti della sua amata quando rideva. Il rosso come il sole che tramonta e il verde dell’erba. Bei colori su quella bandiera che riporta Amed alla sua terra senza scelta.


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