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È sangue di noi tutti

È sangue di noi tutti / di Valerio Varesi. - Milano : Neri Pozza, 2026. - 192 p. - (I narratori delle Tavole). - ISBN 978-88-5453-249-6.

di Alessandro Castellari - martedì 21 luglio 2026 - 493 letture

Quel 7 luglio 1960 a Reggio Emilia, durante una manifestazione antifascista contro il congresso del Movimento Sociale a Genova e contro il Governo Tambroni, un poliziotto si genuflette per sparare. È pieno di rancore perché il suo mondo di camicie nere è stato condannato dalla Storia. Così uccide Afro Tondelli, 36 anni, comunista, ex partigiano. Negli scontri del 7 luglio fra i manifestanti che lanciano sassi e la polizia che spara muoiono anche Marino Serri, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi.

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Copertina di È sangue di noi tutti, di Valerio Varesi

In questo romanzo di Valerio Varesi una accurata ricostruzione storica fra gli anni Venti e il 1960 rende vivi i personaggi, rende evidente la solidarietà fra gli oppressi e le prepotenze delle squadracce fasciste. “Non passava giorno che sullo stradone non transitasse un camion con le camicie nere”. I capitoli si alternano raccontando della ideologia di colui che sarà il poliziotto e della formazione umana e politica di Afro Tondelli.

Il primo è di Rovigo, figlio di un bottegaio e cresciuto in una famiglia di scarsi affetti. È lo zio fascista che lo spinge nei Figli della Lupa e poi nei Balilla. Così fin da bambino si appassiona di armi, di esibizioni e di sfilate, e inizia a coltivare il mito di Balbo e di D’Annunzio.

Afro nasce nella bassa reggiana, in una famiglia di mezzadri sottoposta alle vessazioni dei fattori e dei padroni, ed è il quinto di tanti fratelli e sorelle. C’è un episodio a cui assiste da bambino che determina la sua formazione, l’uccisione del vicino di casa Ottavio Felisetti. Leggiamolo nella bella prosa di Varesi:

Afro non riuscì a cancellare l’immagine di quel corpo rannicchiato tra l’erba, il sangue, gli abiti strappati e un’asola rossa tra i capelli coi bordi slabbrati color del lardo. La sera, sotto il ciliegio, nella brezza fresca dopocena, suo padre gli apparve con la stessa espressione di quando era morta la nonna Giovanna, sua madre. E quando arrivarono il vecchio Zambrelli e i suoi figli, Afro apprese l’identità di quelli col camion.

“Fascisti” ringhiò Guido.

Afro non si sarebbe più scordato quella parola.

Il futuro poliziotto si nutrirà del mito della forza e, senza affetti, sfogherà il suo desiderio di dominio sulle prostitute. Afro rischierà la vita nella clandestina organizzazione comunista e poi sui monti come partigiano.

Nel romanzo c’è un punto essenziale che ci conduce ai fatti di Reggio Emilia. Dopo la guerra nelle preture, nelle questure, nelle varie istituzioni repubblicane vengono accolti tanti ex fascisti che godono dell’amnistia che ha concesso loro il Ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti fra i dubbi di tanti compagni. E molti ex fascisti, nella insicurezza e nella precarietà di chi ha perduto il potere, si rifugiano nella Fiamma del Movimento Sociale o nella divisa da poliziotti della nuova Repubblica.

Il cerchio si chiude. Così sappiamo perché Afro Tondelli e gli altri cinque compagni sono morti quel 7 luglio.


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