Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Movimento | Greenpeace |

È partita la nostra spedizione per difendere l’Artico

Le profondità dell’Oceano Artico sono uno dei luoghi selvaggi meno conosciuti della Terra.

di GREENPEACE - mercoledì 20 maggio 2026 - 470 letture

Qui, dove il tempo scorre in modo diverso, specie uniche e antiche prosperano nell’oscurità: dalle balene, che si immergono negli abissi, ai minuscoli polpi; dai coralli abissali agli antichi giardini di spugne, le forme di vita più antiche del pianeta.

Un mondo lento e fragile, sopra il quale si muovono narvali, capodogli, foche: intere specie che dipendono da un equilibrio invisibile.

Oggi, però, questo mondo è minacciato da compagnie minerarie che vogliono devastare i fondali oceanici per estrarre metalli come cobalto, manganese e nichel.

Non lasceremo che questo accada: gli abissi non saranno la loro prossima miniera da sfruttare. Questa non è solo una spedizione. E non è solo per noi È una missione che riguarda tutte le persone che vogliono proteggere ciò che non possiamo permetterci di perdere.

Per la prima volta, noi di Greenpeace stiamo conducendo una spedizione negli abissi dell’Oceano Artico insieme a un team di scienziati.

È qui che ci troviamo: al Banana Hole. In acque internazionali, tra le Svalbard e l’isola di Jan Mayen, a est della Groenlandia.

Un crocevia vitale per le balene e un habitat unico per la vita sottomarina. Un bene comune globale, che appartiene a tutti e a nessuno.

Ma il Banana Hole non è solo la dimora delle balene: ospita montagne sottomarine e sorgenti idrotermali dove l’acqua calda ricca di minerali incontra il freddo degli abissi, creando ecosistemi unici.

È in queste sorgenti che gli scienziati credono che sia custodito il segreto dell’origine della vita sulla Terra.

Oggi, però, c’è chi vuole mettere a rischio questo ecosistema dal valore inestimabile. Perché? Per estrarre metalli di cui non abbiamo realmente bisogno.

Per questo abbiamo deciso di scendere in campo, concretamente.

Con la nostra spedizione siamo qui per raccogliere prove scientifiche, studiare habitat mai osservati prima, portare alla luce ciò che le multinazionali vorrebbero tenere nascosto e bloccare la concessione di qualunque licenza di estrazione: vogliamo che queste acque siano protette in modo permanente da chi vuole sfruttarle solo per profitto.

Il piano delle compagnie minerarie è semplice: calare macchine gigantesche a migliaia di metri di profondità e setacciare fondali incontaminati per estrarre metalli.

Enormi nubi di detriti si solleveranno per centinaia di metri. Luce e rumori invaderanno all’improvviso un ecosistema che è sempre stato silenzioso e buio.

Il tutto per cosa? Per ricavare metalli per produrre batterie per automobili, telefoni, computer e armi.

Gli scienziati di tutto il mondo hanno già messo in guardia dai danni potenzialmente irreversibili che queste estrazioni potrebbero causare, tra cui la distruzione degli habitat e la perdita di biodiversità.

Le estrazioni potrebbero addirittura interferire con i processi naturali con i quali l’oceano sequestra e immagazzina il carbonio, aggravando la crisi climatica.

Ma i pericoli non finiscono qui: riguardano anche le creature marine. E le prime a pagarne le conseguenze sarebbero le balene e gli altri cetacei.

Balene e cetacei rischiano danni irreparabili a causa delle estrazioni minerarie.

Secondo lo studio realizzato da Greenpeace e dall’Università di Exeter, il rumore generato dalle operazioni di estrazione viaggerebbe per diverse centinaia di chilometri attraverso gli oceani e andrebbe a compromettere l’orientamento e la comunicazione tra i mammiferi marini.

I richiami tra madri e cuccioli, o tra partner, rischierebbero forti interferenze. Non solo: le balene, disorientate, potrebbero non essere più in grado di trovare cibo ed essere costrette a risalire rapidamente in superficie con conseguenze drammatiche sulla loro salute.

Non possiamo lasciare che questi delicati equilibri vengano spezzati in nome del profitto: dobbiamo agire adesso.

Le multinazionali vogliono sfruttare gli abissi per arricchire se stesse, poco importa dei danni irreparabili che causeranno agli ecosistemi e alle creature marine.

Diverse aziende italiane hanno già messo gli occhi sull’Artico: ENI, Fincantieri e Leonardo sono attive nell’estrazione di gas, nella costruzione di navi progettate per operare in ambienti artici e in progetti che coinvolgono autorità militari, civili e centri di ricerca.

E Trump non ha mai nascosto le sue mire, affermando che la Groenlandia è “necessaria per la sicurezza nazionale” per le sue terre rare e la sua posizione militare.

Ma l’Artico è troppo prezioso: non possiamo permetterci di perderlo.

Ciò che accade nelle profondità marine influenza il resto dell’oceano, il clima e – di conseguenza – la vita sulla Terra.

Con la nostra spedizione stiamo raccogliendo prove scientifiche sulla vulnerabilità di questi ecosistemi: vogliamo dimostrare l’incredibile ricchezza che custodiscono e fare pressione affinché le estrazioni minerarie negli abissi vengano fermate prima che inizino. L’Artici deve essere protetto, e con esso tutte le creature che lo abitano!


- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -