E nel frattempo si emigra dal Meridione

Non fuggono dal Sud solo i giovani, pure i genitori-nonni. Nella nuova emigrazione senza ritorno, partono via tutti.

di Luigi Boggio - mercoledì 18 febbraio 2026 - 712 letture

Non fuggono dal Sud solo i giovani, pure i genitori-nonni. Conosco il dramma dell’emigrazione senza ritorno da giovane abitando in un comune con una continua e lacerante emigrazione verso le Americhe, l’Europa e il Nord Italia.

Anche mia mamma è stata con la sua famiglia una giovane emigrata di ritorno scappata per la scarsa vivibilità. Ha conosciuto il razzismo e l’oppressione mafiosa del quartiere di Brooklyn che controllava ogni respiro degli abitanti. Per questa insostenibilità la famiglia decide di ritornare e di mettere in piede una piccola fabbrica di laterizi. Una scelta con i suoi riscontri positivi di lavoro ed economiche se non fosse stato per una grave malattia che portò via l’unico figlio maschio di 19 anni, studente liceale fuori sede a Catania. Uno sconvolgimento.

Di questa storia non ho mai parlato, ma oggi ne parlo anche per inserirla al dramma che vivevo quando dei miei compagni di scuola e di giochi lasciavano il paese. Erano dei giorni tristi e amari. In un anno ho visto la strada in cui abitavo spopolarsi. Era la fine degli anni Cinquanta. Interi gruppi famigliari sono fuggiti chi verso la Francia, chi verso Torino e Brescia, chi verso Prato. Prato, una cittadina toscana, luogo d’incontro, di lavoro e di vita della numerosa comunità nicosiana.

Quella strada in cui abitavo nel giro di pochi anni da rumorosa e gioiosa, era divenuta triste e silenziosa. Non si sentivano più le voci delle mamme e le grida di noi ragazzi durante i giochi che ogni pomeriggio mutavano in rapporto alle invenzioni creative. Erano tante ma non più. Il silenzio era sceso non solo sul quel quartiere ma sull’intero paese. Un paese di emigrati che ancora continua a causa di scellerate politiche liberiste che hanno ridotto il Mezzogiorno una landa di disperazione e miseria.

Quelli che si salvano sono pochi. Anche loro però faticano a stare dentro certe dinamiche non sempre legali. Alla fine scappano anche loro. Scappano prima i figli e poi arrivano anche loro a destinazione. Ho conosciuto Francesco, come uno dei tanti, intelligente e studioso, che ad un certo punto della sua vita ha richiamato i suoi genitori per dargli una mano. Non solo la mano ma tutto l’amore per un figlio che ha bisogno d’essere aiutato per la vita. Il ciclo della vita che inizia nel luogo nativo, che si completa e finisce altrove. Uno luogo spesso sconosciuto e anonimo Anonimo tra gli anonimi, non più come nei nostri paesi anche se si avverte pure da noi una certa solitudine.

Un racconto che ci appartiene e che non bisogna ignorare per quello che siamo, i nostri figli lontani e i nostri amici andati via anche loro.


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