E l’Europa commissariò l’Italia

Veni, vidi... luxi
di francoplat - giovedì 22 ottobre 2020 - 687 letture

Una sinfonia di ministri europei varcò le Alpi, superó il Rubicone, entrò in Roma e dichiarò scacco al Re, alla Regina e pure al cavallo. Il paese, stretto nella morsa dei mari e dei Maroni, accolse con italoscetticismo le euromisure e brigò, mandando in missione diplomatica a Bruxelles Totò u ’Ncazzusu, capo briscola a coppe di una delle più importanti aziende regionali calabresi, la Ndrina. "Bruxelles è cosa nostra", sentenziò il diplomatico, "non romperanno troppo la minchia", chiosò con lirismo inusitato.

E non la ruppero. Limitandosi a registrare l’ingovernabilità del paese e dei paesanotti ivi residenti, i commissari europei tornarono in Europa, lasciando lo stivale a se stesso. E lo stivale si scollò. Una parte, il regno noddico, divenne periferia rurale del ducato di Teutonia, con il nome di Grande Piadagna; la restante parte iniziò un viaggio nel mare nostrum, infrangendosi contro le coste africane, nel tentativo di prendere le colonne d’Ercole e ritentare miglior fortuna nelle Americhe. Sbattuta di qua e di là, di su e di giù, la terra suddica si sgretolò in mille pezzi, dando origine a isole piccine picciotte, abitate da uomini che, isolati dalla civiltà tecnologica e separati gli uni dagli altri, tornarono allo stato primigenio, selvaggio e, insieme, innocente, come in un paradiso terrestre, ma senza divinità, perché si aveva un ricordo non gratificante, per quanto opaco, di quelli precedenti.

Mentre la Grande Piadagna diventava il contado cerealicolo dell’ormai impero di Teutonia, e il carroccio il nuovo strumento di aratura dei campi di polenta taragna, l’arcipelago del SudEden trovava in alcuni idoli condivisi – ficcari, biviri, mangiari e cacari – una matrice culturale comune e dava vita a una nuova civiltà. Da lì a qualche anno, navi cariche di aspettative ed entusiasmi colonizzatori avrebbe portato i protagonisti di questa civiltà nelle plaghe noddiche, per divulgare il verbo, per smorzare la miccia delle proteste dei braccianti piadagni organizzati in associazioni sindacali di non smagliante efficacia, dette mezze leghe.

Nel Granducato di Renziana mezze seghe, ovvìa...mente!


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