E chiamiamoli microdrammi
Il fenomeno dei microdrammi su TikTok.
Qual è l’immaginario, e quale mondo viene proposto nei micro drama di TikTok? Per quel che ho visto io, vi sono quattro filoni: fantascienza, mitologico greco, magicismo orientale, romantico. Caratteristiche comuni: è un mondo di ricchi, in cui il denaro è la cosa che desiderano di più i vari protagonisti (se non ne hanno). Quel che fa una certa impressione sono i comportamenti individuali, il “galateo” che viene trasmesso. Vi si individuano dei “superiori” (addio alla cultura egualistarista illuministica occidentale) cui bisogna letteralmente inchinarsi - la cosa avviene anche fisicamente, su un esemplare giapponesismo concettuale o (se si vuole) nell’etica mafiosa del clan familiare e delle band di quartiere. Lo scontro avviene anche su base fisica. Dare un poderoso schiaffone, o bullizzare una persona indifesa - accentuando la sottolineatura della violenza con l’aggressione da parte della gang - è ripetuto. Nel filone romantico gli “eroi” sono giovani apparentemente fessacchiotti (alla Renzo Tramaglino) che invece rivelano doti “nascoste”: sono dei ricconi, oppure hanno poteri soprannaturali. Oppure sono ragazzine, in genere povere ma la cui unica aspirazione sembra essere la ricchezza e sposare un multimiliardario.
Nel filone fantascientifico, dominano le imprese della razza umana, finalmente unita ma esperiente di violenza e guerra, che mostra la propria “superiorità” razziale sulle altre specie senzienti dell’universo grazie alla “doti” di: astuzia, capacità guerriere non convenzionali, capacità di vendetta paziente coltivata nel tempo lungo. L’antagonista può essere un esercito di astronavi invasori (tipo USA), oppure un Governo intergalattico (tipo ONU) cui si aderisce ma da cui si viene bistrattati. In un sottogenere c’è l’umano che riesce a avere un rapporto di amicizia con una ferocissima specie aliena, tra la costernazione di tutti gli altri, grazie al fatto che questa specie ferocissima è in realtà l’equivalente di un gatto o di un cane.
Dal punto di vista tecnico, due grossi filoni: quello tradizionale che vede la recitazione di attori in carne e ossa: anglosassoni o cino-giapponesi; e le animazioni elettroniche che utilizzano l’AI per dare corpo a manga animati. Su quest’ultimo ho visto diversi peplum o drama ambientati nel mondo mitologico all’incirca antico-greco (con molte contaminazioni extra-greche). Le storie sono semplici, primordiali. Più vicine al teatro napoletano: i personaggi sono semplici maschere, stereotipi. Si infarcisce con umorismo e situazioni “comiche” anch’esse basilari e farsesche.
Le piccole sequenze vengono concatenate a comporre questi micro-drama, su TikTok con la tipica visione dello schermo “in lungo”. Nessuna profondità di campo, azioni abbastanza compresse. Effetti scenici sempre ridotti all’osso, di immediata comprensibilità e stereotipati a livello di emoticon. Tutto funziona attraverso storie basiche, elementi ripetuti, ripetizioni stereotipate. Il tutto per comporre in breve tempo una valanga di queste piccole opere, addormentare lo spettatore con la ripetizione programmatica e preordinata, rassicurarlo, farlo regredire all’adolescenza, imbottirlo di comportamenti rudimentali, un lavaggio del cervello che prospetta un mondo in cui essere ricchi (unica cosa che conta) significa avere comportamenti volgari e vestire abiti alla barbie e da machos mafiosi, indossare gioielli pacchiani, avere auto di pessimissimo gusto. Un mondo trumpiano (qualche anno fa avremmo detto: berlusconiano).
Leggo su Il Post:
"Lo scorso mese Amazon e Google hanno annunciato degli investimenti nel campo dei “microdrama”, serie brevi pensate per essere viste in formato verticale dallo smartphone, i cui episodi possono durare anche un solo minuto. Questo genere di contenuti è nato in Cina, che ancora oggi rappresenta l’83 per cento del mercato globale, ma negli ultimi anni, grazie al successo di app specializzate come ReelShort, si è diffuso in tutto il mondo, attirando investimenti non solo dalle grandi aziende tecnologiche ma anche da alcuni produttori storici di Hollywood" [1].
E su un altro articolo, sempre su Il Post:
"Il genere ha sfornato nel giro di pochi anni migliaia di prodotti, ha fatto nascere centinaia di aziende produttrici: ReelShort, DramaBox, ShortTV, SerialPlus, FlexTV ecc_: soprattutto in Cina, ma anche in Giappone, India e Stati Uniti" [2].
Dalla loro questi prodotti hanno la facilità d’uso, all’interno di un media consolidato come TikTok e gli smartphone. La brevità: consentono di essere visti nella corsa di un viaggio in metro, dal parrucchiere o in una pausa della vita metropolitana o del lavoro. La loro bruttezza è funzionale, la semplicità permette di essere fruibile da un pubblico sempre più marginalizzato e spinto nelle sacche di povertà dal sistema dominante. Se negli anni 1950y in Italia si diffondevano i fotoromanzi all’interno di un mondo che si avviava verso il boom economico, oggi questi microdrammi ripartono da zero reinventando il bisogno narrativo all’interno e stirando le regole imposte dalla tecnologia di consumo, ma in un ciclo economicamente e socialmente (almeno qua da noi) negativo.
Siamo curiosi di vedere cosa potrebbe nascere da questo microgenere.
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