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E chi cavolo la deve pagare sta crisi, allora?

Dopo 60 anni vissuti ciecamente ci accorgiamo di essere in mutande, e invece di arrabbiarci con noi stessi per la nostra infinità stupidità non riusciamo a trovare di meglio di un fantomatico nemico chiamato "casta". Come se non l’avessimo creata noi o non ne fossimo quantomeno silenziosi complici.
di Ugo Giansiracusa - martedì 6 dicembre 2011 - 2358 letture

Per i prossimi mesi non farò altro che sentire questo ritornello nelle piazze e nei dibattiti e nelle chiacchiere del bar: “noi la crisi non la paghiamo”. E già al solo pensiero mi viene rabbia e un po’ di tristezza. Perché questa crisi la dobbiamo pagare proprio noi che per 50 anni non abbiamo fatto altro che essere italiani, nella peggiore accezione del termine, complici, quantomeno, di un sistema che ci ha portato a questo punto. Quante sono le generazioni di italiani che hanno mangiato e fagocitato denaro facendo crescere il debito pubblico?

Abbiamo vissuto un lungo sogno. Un sogno nel quale ci siamo voluti credere ricchi e belli e fottutamente onesti. Un sogno nel quale abbiamo cercato di sistemarci il meglio possibile, senza porci troppe domande su quale fosse la fonte del denaro che ci entrava nelle tasche. Quella fonte era debito pubblico. Ogni casa che gli italiani hanno comprato, ogni libretto postale che hanno regalato a qualche nipote, ogni auto generosamente acquistata per i diciotto anni del figlio o della figlia, ogni vacanza all’estero, tutto, tutta la nostra economia è stata foraggiata dal debito. E ora alziamo la voce, ostentando la schiena dritta di chi ha lavorato una vita, dicendo “noi la crisi non la paghiamo”? Ma siamo veramente dei maledetti ipocriti. Eppure non dicevamo nulla dei mille e mille privilegi che ci facevano stare bene, un tempo. Dei lidi, delle vacanze, dei permessi, delle promozioni facili che si godevano nei posti di lavoro. Delle quattordicesime mensilità facili. Delle assunzioni fatte a scadenza quadriennale, giusto in concomitanza delle elezioni ed ecco 5 persone a fare il lavoro che sarebbe stato poco anche per due. Abbiamo comprato case, con il debito pubblico. Abbiamo messo da parte bei gruzzoletti nei conti correnti, con il debito pubblico. Abbiamo vissuto come delle cicale un’estate durata 50 anni. E ora ci inalberiamo, incoerenti e fintamente immacolati, dicendo che “il debito, noi, non lo paghiamo”.

Ah se vi avessi visti venti anni fa a manifestare perché prendevate troppi soldi per un lavoro da impiegatuccio con una produttività indecente. Se vi avessi visti sdegnarvi del fatto che avevate troppi giorni di ferie. Se vi avessi visto indignati, veramente, dieci o quindici o venti anni fa, per quei governi che continuavano a spendere molto di più di quello che incassavano. Se vi avessi visti denunciare ogni spreco, ogni ruberia, ogni favoritismo, ogni indebita appropriazione. Adesso è incredibilmente divertente vedervi girare sulle vostre belle auto, per andare nelle vostre belle case, per accendere il vostro bel televisore ultra piatto di ultima generazione e guardare la vostra maledetta TV digitale con 1000 canali... e mentre siete belli comodi sulla poltrona pronunciare lo scellerato ritornello “noi la crisi non la paghiamo”. E chi cazzo la deve pagare allora questa crisi?

Forse non avete ben chiaro che è un sistema che è andato in crisi. Forse qualcosa di più. Qui ad essere andato in crisi è la società italiana, per intero. Ed è di una demagogia senza paragone dire che la colpa è dei politici. Ma chi ce li ha mandati i politici in parlamento, il fantasma formaggino? E tanto i politici sono tutti uguali, a destra o a sinistra mangiano uguale. Basta che mi faccia quel favore li... basta che metta una buona parola per mio figlio... Quando dovevamo dire solo basta! E non aggiungere nulla, dopo. Ora sono cavoli nostri. Una buona parte delle ricchezze che abbiamo accumulato non sono nostre. Vi spaventa sentirvelo dire? Ve lo dico nuovamente. Avete rubato il futuro ai vostri figli e ai vostri nipoti con la vostra ottusa cecità e sordità, con una scelleratezza tale che sarebbe da segnare come reato, e punire con il carcere. E voi che siete i figli di quei folli, figli di papà e di mammà con il culo pieno e la paghetta e l’affitto di casa e poi proprio la casa comprata, perché “se no poverino”. Voi, figli di quei disgraziati che hanno sbranato l’Italia se vi sento dire “noi la crisi non la paghiamo”, io vi do una testata sul setto nasale. Ecco cosa. Una bella e dolorosa testata sul setto nasale. Così non devo neppure differenziare tra uomini e donne.

Cazzo, si, questa maledetta crisi la dobbiamo pagare tutti. E chi si è comprato la casetta al mare, dopo aver comprato la casuccia al figlio “coi risparmi di una vita”, la deve anche pagare di più. Perché io, di risparmi, non ne avrò mai, per la miseria! E vi ripeto che non voglio sentire mezza parola. Maledetti borghesucci del cavolo che per voi la rovina è dover scegliere il barattolo di maionese che costa 30 centesimi di meno. E cavolo, le clark da 250 euro non me lo potrò più permettere. E il suv? No, non potete togliermi il suv! E come faccio se non vedo la mia squadra del cuore in diretta di TV, a pagamento? E se la colf non viene due volte a settimana io come faccio a spolverare tutto? E l’ultimo modello di mac? No, stai per caso dicendo che con la crisi non potrò permettermi l’ultimo i-phone, vero, perché io impazzisco! E la vacanza in Messico? Non dirmi che mi dovrò accontentare di andarmene ad Ostia la prossima estate?

Vogliamo parlare di chi da anni si mangia milioni di euro? Secondo voi solo loro la dovrebbero pagare, la crisi, vero? E voi fino ad ora non l’avete mica visto che si mangiavano i milioni... Eravate girati dall’altra parte, già, ad intascare le briciole. Non avete visto nulla. Eppure quella disgraziata della Gabanelli sono anni che su rai tre denuncia le cose assurde di questo stato. Ma voi siete quelli che preferiscono il signor ventosa di striscia la notizia. E sapete cosa c’è? Ho una paura fottuta di quello che può succedere, ma vedete, io sono contento che questa crisi sia finalmente arrivata perché credo che sia davvero l’unico modo perché in questo stramaledetto paese immobile, forse, cambi qualcosa. L’ho sempre pensato. Solo la fame genera le rivoluzioni. Ma facciamo un esempio, altrimenti sembra di parlare di tutto e di nulla. La Camera dei Deputati, nel vento dell’antipolitica e contro gli sprechi, ha fatto dei tagli, per contenere le spese della casta. Viva i tagli! Abbasso la casta! Ma poi si scopre che una cinquantina di lavoratori di una cooperativa in appalto stanno perdendo il posto di lavoro, per quei tagli. E stanno li, davanti al palazzo, gridando “noi la crisi non la paghiamo”.

Figuriamoci se io non sono favorevole a togliere i denari intascati dai ricconi di questo paese, dai mille furbetti, dagli industriali che si son fatti forti degli aiuti statali. Ma bisogna sempre considerare che una società capitalista ha degli equilibri quantomai bizzarri. Tu togli denaro ai ricchi e chi paga, gira e rigira, saranno sempre gli stessi. Perché se i ricchi saranno un poco meno ricchi chi è che perderà il posto di lavoro? Le loro colf, i camerieri dei ristoranti di lusso, i marinai dei loro yacht, gli autisti etc etc. Cioè tutta quella economia dei beni di lusso che in questo paese da lavoro a tanta gente. Poi questa gente scenderà in piazza gridando “noi la crisi non la paghiamo”. E io mi incazzo sempre di più.

Ma il punto è questo: lo stato è sommerso di debiti. Le regioni sono sommerse di debiti. Le province sono sommerse di debiti. I comuni sono sommersi di debiti. Vogliamo renderci conto che questo paese si è, fino ad ora, dopato di debiti? Se siamo stati fra i vincitori, fino a questo momento, della gara al modello capitalistico, vantandoci come dei pavoni di essere fra i Grandi Otto, lo doppiamo quasi esclusivamente al doping del debito pubblico. Adesso che il mercato ha decretato che l’economia italiana non può più gonfiare i muscoli con il debito-doping ci stiamo afflosciando. Ma tutto questo era inevitabile. Prima o poi sarebbe successo. Chi è il fesso che ti presta dei soldi per permetterti di ripagare a lui stesso il debito che avevi contratto dieci anni prima? E soprattutto... chi è il fesso che si fa prestare dei soldi per poter dare dei soldi in prestito a te? Gli unici che potrebbero, al momento, sostenere il debito pubblico italiano sono paesi quali Cina, Brasile, India e pochi altri paesi dell’ex “terzo mondo” verso cui abbiamo avuto fino all’altro ieri delle politiche a dir poco ostruzionistiche, neo-liberiste, quando non proprio imperialiste e colonialiste. E per quale motivo costoro dovrebbero gentilmente foraggiare un’economia dopata? Perché diciamolo chiaramente. A parte noi poveri fessi, tutto il mondo sa perfettamente che la nostra economia è gonfiata come un pallone. E questo, in sostanza, è l’unico motivo per cui non si fidano di noi e non ci vogliono prestare più un solo euro.

Detto questo resta un punto da chiarire. O siamo un popolo di idioti cerebrolesi che non si era accorto di nulla. Oppure siamo un popolo di italiani e finché le cose andavano bene, per quale motivo avremmo mai dovuto alzare la voce e opporci ad un sistema che ci faceva vivere nell’agio e nell’opulenza immeritata?

Ecco, signori e signore, la festa è finita. Su ognuno di noi pesa un debito di trentamila euro. Quant’è che avete messo da parte nei vostri conti correnti bancari? Ecco... fatevi un po’ di conti. Capirete presto che quei soldi, in pratica, non sono vostri. Sono le briciole del grande furto. C’è chi è riuscito a mettere da parte milioni e milioni... ma tutto sommato neppure voi potete lamentarvi. Almeno fino ad ora in cui è arrivato il momento di regolare i conti. In bocca al lupo. O anche: si salvi chi può.


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