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Dovevamo soccorrerli

Li hanno riportati in Libia

di SOS Mediterranée - mercoledì 23 settembre 2026 - 518 letture

I giubbotti di salvataggio erano pronti. Il ponte era pronto ad accoglierli. I binocoli puntati sull’orizzonte.

Cercavamo un gommone con circa 80 persone a bordo. Tra loro, donne e bambini. Mancavano poche miglia.

Poche ore prima avevamo soccorso 23 persone. Parlando con una di loro, avevo scoperto che aveva lo stesso nome di mio figlio. E quel nome continuava a tornarmi in mente.

Stavamo per soccorrere di nuovo. Ma quelle circa 80 persone sulla Ocean Viking non sono mai salite. Prima sul radar, poi davanti ai nostri occhi, abbiamo visto arrivare una motovedetta della Guardia Costiera libica.

Andava verso le stesse persone che stavamo cercando di raggiungere noi. Solo che era più veloce. Quando ci separavano appena 5 miglia nautiche, poco più di 9 chilometri, l’abbiamo vista raggiungere il gommone.

Erano lì. Noi eravamo lì. E non abbiamo potuto fare altro che guardare. Quelle circa 80 persone sono state intercettate e riportate in Libia.

La Libia. Un luogo dove le persone sono esposte a detenzioni arbitrarie, violenze, torture e altre gravi violazioni dei diritti umani.

A bordo della Ocean Viking non sono parole che leggiamo soltanto nei rapporti. Hanno le voci delle persone che abbiamo soccorso.

Negli anni, tante persone sopravvissute ci hanno raccontato quello che hanno vissuto lì: la detenzione, le violenze, gli abusi.

E così, a bordo, è rimasto il silenzio di chi si era preparato ad accogliere altre persone e non ha potuto farlo. Ho visto gli occhi riempirsi di lacrime.

È una sensazione difficile da spiegare. Eravamo pronti a soccorrere. Non ci è stato possibile. Ma quella sera ho capito ancora più chiaramente perché dobbiamo continuare a esserci.

Non possiamo sapere quando arriverà la prossima richiesta di soccorso. Possiamo però fare in modo che, quando arriverà, la Ocean Viking sia in mare per rispondere.

Non possiamo accettare che tutto questo diventi normale. Perché dietro numeri, sigle e comunicazioni di servizio ci sono persone:

Ragazzi, ragazze, bambini. Persone che hanno paura e che stanno cercando, semplicemente, la possibilità di avere un futuro.

È per loro che continueremo a esserci.

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