Dobbiamo essere tutti uguali
Brutto Sporco e col naso adunco : Cinematografia italiana antisemita 1910 – 1943 / regia di Agostino Pozzi, a cura di Luca Martera, conduce Carla Oppo. - 2025, Rai documentari/storia, Raiplay. - video, durata 50 minuti.
Dobbiamo essere tutti uguali: non tutti nati liberi e uguali,
come dice la Costituzione, ma tutti resi uguali
(Ray Bradbury, Fahrenheit 451, 1951, edizione Mondadori 2023)
Eppure in Italia dovremmo essere abituati a questo concetto: senza andare troppo indietro nel tempo, Pasolini sosteneva che la televisione e la scuola dell’obbligo ci avrebbero resi tutti uguali, omologati al sistema.
Se poi vogliamo esagerare, un certo Benito Mussolini fu il primo ad accorgersi del potere che i media possono avere sulle masse anche se era concentrato sul cinema, lo strumento più innovativo per l’epoca. L’Unione Cinematografica Educativa (Istituto LUCE) nacque proprio per questo motivo e l’acronimo è quantomai significativo.
Mi chiedo se Bibi Netanyahu sia convinto che i Palestinesi siano tutti brutti, sporchi e col naso adunco.
Inizialmente pensavo che questo bel documentario proponesse il solito sproloquio sugli italiani brava gente, al contrario dei tedeschi, ma mi sono dovuto ricredere: “L’Italia mai produsse pellicole antisemite, nonostante le pressioni del Ministero della propaganda tedesca”. La frase è di Bruno Segre, del 1949 e avrei dovuto capire subito che la frase era un pretesto e l’analisi sarebbe andata in tutt’altra direzione. L’excursus storico – cinematografico è raffinato e propone una lettura degli avvenimenti davvero originale e attuale. Oltre ai capolavori italiani del cinema muto (fra i quali Quo Vadis 1913 e Cabiria 1914), coglie gli aspetti antisemiti, e non, della parabola fascista.

- Locandina di Brutto sporco e col naso adunco
Non è mio compito analizzare il Manifesto della razza del 14 luglio 1938 ma l’idea imperante in Italia è che fosse stato mediato dai quei cattivoni dei nazisti. Niente di più falso e la pulce nell’orecchio me la mise l’impronta del forno crematorio alla Risiera di San Sabba, a Trieste.
È curioso scoprire un Mussolini pacifista, in Palestina in funzione antibritannica, che avrebbe sognato una pacificazione del territorio protetto dagli inglesi, con la creazione di due stati, dove il gruppo terroristico sionista dell’Irgun compiva attentati fin dal 1931. Poco dopo il 7 ottobre 2023, quando è deflagrata la cosiddetta guerra israelo-palestinese, alcune persone hanno cominciato a delirare di contatti fra la popolazione araba della Palestina, contro cui oggi si sta compiendo un genocidio, e i nazisti in Germania.
Anche se è opinione diffusa che la storia sia maestra di vita, le immagini dei corpi scarnificati di bambini e adolescenti che muoiono di fame nella striscia di Gaza mi fanno ritenere che sia una cieca e disumana vendetta quella che si sta consumando e che detta le regole. Assistiamo oggi a un fenomeno che pone i diritti umani nell’oblio anche se erano proprio sorti in relazione alla tragedia della Shoah. Lo so che chi osa proporre letture differenti da quella pianificata dal potere dei media è visto immediatamente come comunista e fiancheggiatore dei terroristi [1] ma a me poco importa.
Poi si sa che la colomba, in orbace autocratico, si trasformò in falco rapace e la sua crudeltà fa inorridire ancora oggi. Molti infatti pensano che l’autarchia millantata da Trump ricordi le dittature di destra del secolo scorso. Niente di più lontano dal vero. Mussolini e Hitler fremevano di rabbia se non riuscivano a raggiungere i risultati che si erano prefissi, al contrario Trump, dal mitico ciuffo, non fa che cambiare le carte in tavola con balletti e voltafaccia degni di un istrionico giullare alla corte del profitto e del consumo.
Negli ultimi anni Trenta, prima della guerra che spazzò via i regimi criminali e dittatoriali (fuorché quello comunista, e fece fiorire quello sionista) in Italia si scivolò verso l’interesse personale, la ricerca del mantenimento del posto del lavoro e della sua conseguente remunerazione. Solo Piero Calamandrei prende una posizione inequivocabile sostenendo che «L’intellettuale italiano è pronto a sputare in faccia a sua madre» ma coloro i quali scelsero il silenzio, a favore della carriera, furono tanti: da Alberto Moravia a Indro Montanelli, per citare i più famosi. Il Manifesto della razza influenzò la produzione intellettuale e di conseguenza anche il cinema.

- Copertina della rivista La Difesa della razza, 1938
A guerra iniziata però la propaganda si fa più minacciosa: gli antibolscevichi e gli antisemiti si mescolano e si fanno sempre più incalzanti per giustificare una realtà sempre più confusa anche se non propagandata come tale. Un attore, tradito dal cognome tipicamente ebreo, Arnoldo Foà riporta una frase che un gerarca fascista gli propose come definizione del fascismo: «un regime totalitario mitigato dalla totale inosservanza delle leggi».
Se in un cinegiornale del 1941 si sostiene che gli ucraini sono liberati dal terrore rosso, grazie all’avanzata inesorabile dei nazi-fascisti, e si mostrano le inequivocabili immagini degli atroci misfatti dei bolscevichi, nel 1942 le pellicole cinematografiche sono molto sinistre ed esplicite: Il mercante di schiave, Duilio Coletti e il celeberrimo Noi vivi/Addio Kira, Goffredo Alessandrini. In entrambi i casi il cast è composto da attori molto famosi che rimarranno tali anche dopo la guerra: Cesare Polacco, Elena Zareschi, Alida Valli, Rossano Brazzi e Fosco Giachetti.

- Locandina promozionale di Addio Kira, 1942
Il secondo film, anche se troppo lungo (più di quattro ore) venne censurato e sequestrato non perché mostrava lo squallore della società sovietica, minata dagli ebrei e dai marxisti, quanto piuttosto perché tale degrado veniva paragonato, molto spesso, a quello dell’Italia che stava scivolando verso l’abisso. Tale pellicola è stata salvata dall’oblio e riproposta dopo il conflitto: fu letta come un fulgido esempio di una propaganda tipica della guerra fredda: a favore della vittoria della Democrazia Cristiana in Italia (vedi i manifesti elettorali della DC) o della supremazia americana sull’Unione Sovietica. Negli Stati Uniti riscosse un discreto successo, quasi fosse un film neorealista [2].
Oggi i parallelismi con il fascismo sono profusi a piene mani, anche a livello internazionale, peccato che la democrazia sia diffusa nelle nostre società e i dittatori che le governano si annidino nelle nostre menti in modo subdolo e globale. Il dopoguerra avrebbe dovuto insegnarci davvero che la democrazia ufficiale non è altro che una democratura nascosta sotto mille lustrini e specchietti per le allodole.
La traccia di cherosene sembrava la bava di una lumaca malvagia.
La gente non parla mai di niente. Nominano tante macchine, vestiti, piscine e dicono che bello! Il fatto è che sono sempre le stesse cose e nessuno dice mai niente di diverso.
Prendeva la bocchetta di ottone, il gran serpente che sputava cherosene velenoso sul mondo. (Ray Bradbury)
Sono frasi prese qua e là, nel romanzo di fantascienza, ma che colgono anche gli aspetti più degradanti del secondo dopoguerra e dell’Italia di oggi. Gli abitanti del bel paese continuarono e continuano a sputare in faccia alla loro madre pur di seguire il sogno americano del benessere consumistico.
Ma, testardi, non ci fermammo qua. Gli unici attori che avrebbero pagato con la vita la loro fedeltà al fascismo furono Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, protagonisti del cinema dei telefoni bianchi: fucilati dai partigiani. Mentre lui aveva partecipato attivamente alla X° Mas, a lei si attribuì postuma l’assoluta innocenza e venne trucidata a 31 anni, il 30 aprile 1945, incinta di quattro mesi.
Come se non bastasse, la famigerata via Tasso a Roma non era abitata solo da Herbert Kappler e da un manipolo di aguzzini tedeschi e italiani, la cui memoria è fuggita nell’oblio. Alcuni di loro rimasero in Italia e trovarono lavoro come comparse nel mondo del cinema. Per tutti basti questo esempio: Karl Hass apparve in un grande film del 1960, La Ciociara, per la regia di Vittorio De Sica.
Impazienza, autostrade piene di gente che va fuori, fuori, fuori, in nessun posto. I profughi della benzina. Città trasformate in motel, gente che si sposta in onde nomadi da un luogo all’altro, seguendo le maree.
Poi tutto scompare nell’aria. Basta frullare la testa dell’umanità con i programmi di editori, produttori ed emittenti che centrifugano le cose, spogliandole di ogni inutile residuo del tempo perduto. Del pensiero. (Ray Bradbury)
Mi piacerebbe conoscere cosa avrebbe detto e pensato Pasolini, un intellettuale originale che, proprio per questo, è finito nelle grinfie e nelle trappole spietate del potere.
Ribaltiamo la logica, cambiamo la prospettiva, il punto di vista e leggiamo la realtà con lenti differenti da quelle vetuste con cui siamo cresciuti e siamo stati educati.
[1] Vedi La nascita del terrorismo sionista e anche in modo più neutro Wikipedia: Attacchi dell’Irgun.
[2] Addio Kira lo si può vedere anche oggi, a mio avviso, anche se con estrema fatica. Vedi anche Treccani e Wikipedia.
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