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Dizionario del terzo millennio: donne

"Le nostre libertà si sostengono reciprocamente come le pietre di un arco" (Simone de Beauvoir)
di Pina La Villa - domenica 23 maggio 2004 - 5476 letture

Domenica, 23 maggio

A lungo il dibattito sulla questione femminile è stato basato sulla differenza di "natura" fra uomini e donne. Coloro che erano contro l’emancipazione femminile dicevano che le donne erano "per natura" diverse e da qui la discriminazione; chi era a favore diceva che la diversità si limitava alla fisiologia e non aveva alcun motivo di diventare discriminazione sociale, politica, culturale.

Soprattutto alla fine dell’ottocento l’evoluzionismo darwiniano fu utilizzato per giustificare il razzismo e il sessimo. Se si scopriva che il cervello femminile pesava meno di quello maschile, allora si diceva: ecco, è dimostrato che la donna è inferiore all’uomo: non può accedere alla cultura né tantomeno alla politica, né avere capacità giuridiche. Se si scopriva che le donne avevano la testa più grande si diceva che assomigliavano in questo ai bambini, ergo... erano inferiori.

Le donne che si sono battute per l’emancipazione femminile hanno cercato, in genere, di difendere invece il primato della cultura sulla natura. Vedi Simone de Beauvoir: donne non si nasce, si diventa. Anzi, Simone diceva di più. Non sappiamo come le donne potranno essere, una volta che siano messe nelle stesse condizioni dell’uomo.

Diverse riflessioni si sono originate dal testo di Simone de Beauvoir, "Il secondo sesso", pubblicato in Francia nel 1949, messo all’indice dal Vaticano nel 1956, tradotto in diversi paesi occidentali e, in Italia, nel 1961.

I temi che Simone aveva affrontato sono entrati nel dibattito femminista degli anni Settanta e Ottanta.

La mia idea era questa: visto che si tratta di costruire una donna che non corrisponde a quello che ne hanno detto gli uominini, è possibile costruirla diversa e migliore.

Altre, in seguito, dopo l’esperienza del femminismo e soprattutto dopo gli anni Ottanta, hanno cominciato a dire: su cosa costruiamo questa differenza? In che cosa siamo diverse?

Alcune, in questa ricerca, hanno "riscoperto" la maternità.

Su questa "scoperta" una parte del pensiero femminista ha costruito una sorta di superiorità morale della donna: la donna dà la vita, è inevitabilmente per la pace, è aperta all’altro da sé, all’elterità, alla differenza, e alle differenti identità.

L’idea ha un suo fascino. Su cosa basare una immagine di donna finalmente plasmata da noi e non dall’uomo, o dal potere costituito? Ma, è ovvio, sulla maternità.

Il problema però è che in questo modo si continua a dare della maternità una immagine falsa. Come quella che abbiamo ereditato. "L’ordine simbolico della madre", è il titolo del libro di Luisa Muraro, alle origini del pensiero della differenza in Italia. Pensiero della differenza, un nuovo essenzialismo (donne diverse per natura).

Non è nuovo, questo pensiero, è la posizione di molte donne, suffragiste e antisuffragiste, che nel corso dell’Ottocento combattevano la battaglia per il voto facendo leva invece che sul principio universale, laico e illuminista, dell’uguaglianza, su quello della differenza. Entrambe - alcune suffragiste e tutte le antisuffragiste - affermavano che le donne erano diverse. Le une per dire che la politica delle donne era cosa diversa, sarebbe stata cosa diversa. Le altre per affermare, in nome di questa diversità, che la battaglia del voto andava contro la vera politica delle donne: le relazioni, la filantropia, la cura (tipiche della Woman’s sphere, cioé dell’ambito del femminile, concetto tipico della matrice religiosa, in particolare protestante, del femminismo fin dal Settecento).

L’ho presa alla larga. Ma la questione è delicata. Se volessimo definire la donna del terzo millennio, non potremmo passare sotto silenzio le immagini delle torture dei soldati iracheni, e il ruolo che alcune donne vi hanno avuto, dalla responsabile del carcere, alla più famosa soldatessa delle foto.

Inorridiscono alcuni uomini - rimasti nel profondo degli essenzialisti ottocenteschi, che si sentono in dovere di prendersela con la raggiunta parità dei sessi; imbarazzatissime alcune donne: ma non avevamo detto che eravamo diverse? La maternità, la cura, eccetera; mentre, di rimando, alcuni uomini: ma non avevate detto che eravate diverse?

Come non ero d’accordo prima sul discorso essenzialista che giustificava l’inferiorità, l’esclusione eccetera, non sono mai stata d’accordo nel dire che la donna è migliore. Ci speravo, mi piaceva, e forse c’è stato anche un momento in cui era possibile, l’idea che le donne, essendo state escluse dal potere, potessero godere del vantaggio di cominciare giovandosi dell’esperienza negativa degli uomini.

Una ingenuità, una utopia.

Messa nelle stesse condizioni degli uomini - e, nello specifico, il potere militare, una situazione di panico e impunità - la reazione di alcune donne è stata la stessa, cioé l’azzeramento della loro umanità.

A proposito: ho letto da qualche parte che in Italia, da quando è stato aperto l’accesso alle donne alla carriera militare, contestualmente alla creazione di un esercito di volontari, cioé professionale, il numero delle richieste da parte delle ragazze è superiore a quello dei ragazzi.

Per Simone de Beauvoir donne (e uomini) si diventa a partire da una situazione data. Fino a quel momento la situazione data non era stata particolarmente favorevole alla nascita di una donna responsabile del mondo (è questo il senso della parola libertà in Simone). Lo è diventata nel frattempo?

Forse è il caso di riparlare di "donne non si nasce, si diventa".

"Le nostre libertà si sostengono reciprocamente come le pietre di un arco" [...] "il mio bisogno essenziale è dunque quello di essere circondata da uomini liberi" (Simone de Beauvoir).

Su questo argomento Ida Dominijanni su Il Manifesto; Roberta Tatafiore, Monica Luongo, Franca Chiaramonte, Bia Sarasini su www.donnealtri.it


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Dizionario del terzo millennio: donne
25 maggio 2006

Io sono d’accordo su quanto descritto nell’articolo e vorrei rispondere dicendo che senza la donna la generazione umana si fermerebbe ma con questo non dico che le donne servono solo a fare figli..ASSOLUTAMENTE!!!le donne anche se alcuni uomini credono il contrario in certi casi sono più intelligenti degli uomini ed anche dimostrato che sono più mature. forse penso questo perchè sono una ragazza ma non trovo e non ho mai trovato giusto che le ragazze irachene di 13 anni già a quell’età devono indossare lo shador e pian piano che crescono, che maturano e diventano donne gli venga imposto di indossare il Burcha. 1)una donna è una persona uguale ha l’uomo, cambia solo l’aspetto fisico il resto è identica perchè ha dei sentimenti, dell’emozioni e cosa principale tutti e due hanno un cuore e un’anima; 2)si dovrebbe combattere contro questa ingiustizia e con altre manifestazioni, conferenze e lunghi discorsi convincere gli uomini che la donna è importante(se si pensa l’industria nella prima guerra mondiale si sarebbe bloccata e veramente non sarebbe più restato nulla, le donne che fino a quel momento non avevano mai lavorato si erano prese il dovere di imparare a lavorare con nuovi macchinari di cui forse non ne conoscevano nemmeno il nome:è così difficile capire il senso di tutto ciò!!!) SI DEVE DIRE NO ALLO SFRUTTAMENTO DELLE DONNE E AL?OPPRESSIONE DEGLI UOMINI SU ESSE!!!W LE DONNE E I LORO DIRITTI!!!!