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Dizionario del nuovo millennio: libertà

libertà da fittizi legami di fedeltà: alla propria scuola, alla propria università, alla propria Chiesa, ai riti della propria casta, al proprio paese.
di Pina La Villa - martedì 4 gennaio 2005 - 2839 letture

Dizionario del nuovo millennio

Libertà

Nel saggio "Le tre ghinee", scritto nel 1938, mentre in Spagna i fascisti hanno scatenato la guerra civile che porterà Francisco Franco al potere, mentre in Germania e in Italia la presenza di due dittatori ha scatenato in Europa la prospettiva di una nuova guerra, Virginia Woolf cerca di rispondere alla domanda: che fare per prevenire la guerra?

Oggi ci sembra oziosa questa domanda, troppe altre guerre ci sono state. Ma allora, nel 1938, la questione non era oziosa.

La finzione da cui nasce il saggio è la risposta alla richiesta di un avvocato pacifista in merito a possibili iniziative contro la guerra imminente. L’avvocato proponeva alla Woolf tre possibilità: scrivere sui giornali in favore dell’associazione pacifista, iscriversi a questa, offrire ad essa un contributo di denaro. Virginia Woolf, avendo a disposizione tre ghinee, si domanda, rispetto a queste richieste, come debba utilizzarle. La prima ghinea (capitolo primo) andrà a un’associazione che si occupa di raccogliere fondi per la ricostruzione di un college femminile; la seconda (capitolo due) andrà a un’organizzazione che cerca di agevolare l’ingresso delle donne nelle professioni; la terza (capitolo terzo) all’organizzazione pacifista dell’avvocato.

Nel saggio Virginia Woolf spiega a quali condizioni, in base a quali riflessioni, e secondo quali convincimenti darà queste preziose ghinee.

Insiste, soprattutto, sul fatto che le donne - che lei chiama "Le figlie degli uomini colti", perché è consapevole che sta parlando a nome solo delle donne "borghesi" o del ceto medio (ma non le poteva chiamare così, perché a differenza dei loro padri e fratelli, queste donne non possedevano capitali)- non possono usare le stesse armi degli uomini per prevenire la guerra, primo perché non le hanno, secondo perché ne hanno altre, derivanti da una diversa storia.

Di questa diversa storia Virginia Woolf sottolinea sia gli aspetti negativi che quelli positivi (d’altronde è il pregio delle biografie, scrive, di non dare delle risposte univoche).

Quindi se alla diversa storia sono da imputare tanti difetti attuali delle figlie degli uomini colti, ci sono però altri aspetti che non bisogna assolutamente buttar via.

Dopo aver letto le biografie di alcune donne del XIX secolo, scrive Virginia Woolf, ne "Le tre ghinee", capitolo terzo,p. 522:

"dobbiamo concludere che esse furono educate tutte alla medesima scuola. Loro maestre,come obliquamente e indirettamente ma non per questo meno enfaticamente e inconfutabilmente ci indicano le biografie, furono la povertà, la castità, la derisione e - ma quale parola esiste per indicare la "mancanza di diritti e di privilegi"? Dovremo ricorrere una volta di più alla solita vecchia parola , "libertà?". La "libertà da fittizi legami di fedeltà" fu dunque la quarta maestra; dalla fedeltà alla propria scuola, alla propria università, alla propria Chiesa, ai riti della propria casta, al proprio paese; la libertà di cui tutte quelle donne hanno goduto e di cui noi pure, in larga misura, ancora godiamo grazie alle leggi e alle usanze inglesi". [che le tenevano ancora fuori dal ceto del privilegio]

Eccoci allora la definizione di libertà che ereditiamo da Virginia Woolf - privilegiata come classe, ma cosciente - come donna, cioé come genere - di cosa significa esclusione, marginalizzazione, derisione:

libertà da fittizi legami di fedeltà: alla propria scuola, alla propria università, alla propria Chiesa, ai riti della propria casta, al proprio paese.

E’ strano, mentre propongo questa definizione per il terzo millennio, leggerla con nostalgia.

Un pò forse perché è l’idea che ho sempre avuto della libertà, insomma quella della mia adolescenza (lunghissima) ma anche perché questa idea di libertà mi sembra oggi così difficile da realizzare, molto più difficile che in passato.

Aggiungo, dalla catena di San Libero (Riccardo Orioles - la sua rubrica su girodivite)a proposito della vicenda, di cui pochi hanno parlato, di Marco Benanti e Carlo Ruta, il cui sito - www.accadeinsicilia.it - è stato chiuso perchè diventato scomodo per i poteri forti siciliani:

"La liberta’ e’ indivisibile". Si difende in Sicilia come a Teulada, nel povero cronista di paese come nel grande opinionista d’opposizione. Amici di Repubblica, dell’Unita’, di Liberazione, di Articolo 21, di MegaChip, del Manifesto: la liberta’ e’ indivisibile. Vi insegno questo. La liberta’ e’ una. E anche per questa lezione, naturalmente, c’e’ un prezzo da pagare, lo so. Ma e’ cosi’ bella, cosi’ irresistibile, cosi’ sexy. La liberta".


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