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#DirittiInGiacenza

Il 22 luglio abbiamo lanciato la campagna #DirittiInGiacenza per denunciare la frequente negazione dei diritti di base a chi vive in Italia.

di ActionAid - venerdì 30 luglio 2021 - 1137 letture

Vivere in uno stato di attesa e di incertezza, privati dei diritti fondamentali.

Non avere diritto al medico, alle cure di base e al sistema sanitario nazionale.

Subire discriminazione nell’accesso ai vaccini, avere problemi per la mensa scolastica e il bonus libri dei propri figli. O difficoltà ad accedere ai sussidi, ai buoni spesa Covid e all’assistenza sociale.

E ancora non votare, spesso non poter rinnovare il permesso di soggiorno, essere costretti a registrarsi come senza fissa dimora.

È quanto sperimenta un numero imprecisato di persone italiane e migranti in Italia, oltre 300mila stimati solo quelle di origine straniera (Dati Ismu), che resta escluso dall’anagrafe.

È la discriminazione invisibile che subiscono le persone che non riescono ad iscriversi all’anagrafe e i cui diritti, non esercitati, restano “in giacenza”.

Assenza di dati verificabili da parte delle istituzioni non permettono di conoscere l’ampiezza reale di una parte importante della popolazione sul nostro territorio.

Con la campagna #DirittiInGiacenza vogliamo denunciare che troppo spesso nel nostro Paese l’esclusione dalla residenza è discrezionale, illegittima e discriminatoria verso le persone più fragili. Oggi, 22 luglio, abbiamo lanciato la campagna #DirittiInGiacenza portando davanti a Montecitorio la protesta con decine di scatole vuote, simbolo dei diritti negati a chi è senza iscrizione anagrafica.

L’Onorevole Laura Boldrini era presente in piazza: “Proporrò un Disegno di Legge per modificare l’articolo 5 del Piano Casa e portare di fronte al Governo e in Parlamento questo problema”.

Perché si viene esclusi dall’anagrafe?

L’art. 43 del codice civile stabilisce che «la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale». Si tratta di una definizione molto chiara e semplice.

Non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell’alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità onon conforme a prescrizioni urbanistiche, roulottes, presenza o meno di un contratto regolare di proprietà o locazione.

Nonostante questo, il legislatore negli anni ha escluso dall’anagrafe specifici gruppi sociali con finalità “punitive” - ad esempio i richiedenti asilo con i Decreti Sicurezza del primo Governo Conte - e prima ancora l’art. 5 del “Piano Casa” del 2014, nato per contrastare le occupazioni abusive, ha di fatto posto delle barriere insormontabili per migliaia di persone.

Per le persone straniere la situazione è ancora più grave: molti uffici non registrano le dichiarazioni di residenza presentate dai cittadini stranieri con il permesso di soggiorno in fase di rinnovo, conversione o rilascio, una procedura illegittima molto diffusa.

Numerosi i casi di errori burocratici. Per sfuggire all’invisibilità chi è escluso dalla residenza è costretto a ricorrere alla cosiddetta iscrizione fittizia, cioè iscriversi come senza fissa dimora. Una soluzione difficile e che toglie dignità alle persone perché richiede un colloquio preliminare con i servizi sociali e ha tempi di gestione lunghissimi. La situazione ha creato anche un “mercato delle residenze”, laddove si è costretti ad acquistare la possibilità di essere registrati presso un appartamento nel quale non si vive. L’esclusione dei migranti

Abbiamo condotto un sondaggio su 23 associazioni del Terzo settore impegnate nella tutela dei diritti delle persone migranti, dei senza dimora e dei più vulnerabili, per verificare quanto il problema sia diffuso e radicato nei diversi territori.

Il 48% di queste testimonia che sono le persone straniere che più spesso vedono negata la residenza.

I migranti vivono infatti più spesso in condizioni di povertà economica e abitativa e in alloggi ritenuti (illegittimamente) non idonei per l’iscrizione anagrafica (ad es: affitti non registrati, case con molte persone presenti, ecc).

Personale degli uffici anagrafici non formato, barriere linguistiche, difficoltà delle pratiche burocratiche, discrezionalità e discriminazioni sono le cause principali che senza l’intervento diretto e la presa in carico delle associazioni non sarebbero superati.

Per il 62% delle associazioni sono proprio le persone migranti a subire gli effetti più gravi e di forte impatto dell’esclusione dall’anagrafe.

Un problema comune a Nord, Centro e Sud d’Italia dove emerge chiaramente la difficoltà di assistenza per i lavoratori e i braccianti agricoli. Nelle comunità dove non sono presenti Ong, associazioni e sindacati non c’è nessuna forma di sostegno e orientamento legale.

Il nostro intervento

Per contrastare le violazioni del diritto alla residenza, noi di ActionAid ci siamo mobilitati a Roma, insieme ad altre organizzazioni, ricercatori e attivisti, affinché sia superata ogni procedura illegittima applicata negli uffici anagrafici e per la cancellazione dell’articolo 5 del decreto Lupi.

A Napoli, attraverso la collaborazione con le associazioni della diaspora e con il protagonismo dei diretti interessati, ambiamo a riconfigurare le prassi amministrative attraverso le attività del progetto Yalla! Social Community Services, che ha come capofila il Comune di Napoli. L’obiettivo è migliorare il livello di efficienza del sistema dei servizi socio-assistenziali rivolto a cittadini di paesi terzi. Lo sportello sul diritto all’abitare che gestiamo fornisce tra altre cose assistenza alle persone straniere che hanno bisogno di conseguire l’iscrizione all’anagrafe per accedere ai diritti.

In molti altri territori italiani collaboriamo con organizzazioni e reti della società civile impegnate a fianco delle persone maggiormente vulnerabili. È grazie ad organizzazioni come Karmadonne a Carmagnola (To), Hayat a Bologna, Trame di Quartiere e Gambia Youth Association a Catania, che queste persone possono vedere tutelati i loro diritti.

Le nostre raccomandazioni

È necessario che la Politica e le istituzioni invertano la rotta e garantiscano il diritto all’iscrizione anagrafica senza discriminazioni.

In attesa che venga abolito l’articolo 5 del Piano Casa, le amministrazioni locali possono mettere in campo alcune misure:

- rendere omogenee le prassi applicate negli uffici anagrafici e azzerare ogni prassi non conforme alla normativa
- cessare ogni prassi non conforme in relazione alla richiesta del titolo di godimento dell’immobile
- restringere l’ambito di applicazione dell’art. 5 del decreto legge 47/2014 e favorire la deroga indicata nel comma 1 quater dell’art. 5, secondo il quale «il sindaco, in presenza di persone minorenni o meritevoli di tutela, può dare disposizioni in deroga a quanto previsto ai commi 1 e 1-bis a tutela delle condizioni igienico-sanitarie», così come attuato dal sindaco di Palermo nel 2019, che ha autorizzato l’iscrizione anagrafica in base a questa specifica previsione
- allineare le procedure per l’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora al contenuto della legge, consentendo loro la possibilità di fornire autodichiarazioni, dichiarazioni di esercenti commerciali, di associazioni, etc, nell’ambito delle tempistiche e con le modalità definite dalla legge
- incentivare la formazione interculturale dei funzionari d’anagrafe
- rendere effettiva la registrazione telematica dell’iscrizione per tutti gli interessati.


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