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Diritti dell’Infanzia: il Rapporto di Save the Children

Secondo il Rapporto del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF il 16,3% dei bambini nel nostro paese vive al di sotto della soglia nazionale della povertà.

di Vincenzo Raimondo Greco - mercoledì 7 giugno 2006 - 3359 letture

L’Italia si distingue per il più alto livello di privazione infantile d’Europa. Secondo il Rapporto del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF il 16,3% dei bambini nel nostro paese vive al di sotto della soglia nazionale della povertà. Dati ufficiali che, comunque, non fotografano l’esercito di irregolari che, sfuggendo a qualsiasi indagine, troviamo davanti ai semafori o per le strade delle nostre città in cerca di elemosina.

I bambini che chiedono soldi ai semafori o alcuni drammatici fatti di cronaca che documentano violenze, abusi e gravi mancanze e negligenze ai danni di minori, sono solo la manifestazione più visibile di tendenze strutturali che rileviamo e che ci preoccupano”. E’ il commento di Arianna Saulini, coordinatrice del Gruppo di Lavoro sulla CRC (Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e Adolescenza) e responsabile dell’Area Diritti di Save the Children Italia.

L’occasione è data dalla presentazione del “Secondo Rapporto di Aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia” .

Sono quasi 6.500 i minori stranieri non accompagnati in Italia (al 30 dicembre 2005), secondo i dati del Comitato minori stranieri. Provengono per lo più da Romania, Marocco, Albania. Di questi minori, sempre più numerosi (l’Italia è insieme alla Spagna il paese europeo con il più alto numero), “una percentuale rilevante è in Italia senza un regolare titolo di soggiorno, nonostante non possano essere espulsi e abbiano dunque diritto al rilascio di un permesso di soggiorno. Inoltre moltissimi di questi minori”, si legge nel Rapporto, “si allontanano immediatamente dalle comunità di accoglienza in cui vengono inseriti, tornando a vivere in condizioni assolutamente inadeguate: in case, fabbriche abbandonate o per strada. Non vanno a scuola, non accedono all’assistenza sanitaria e sono dunque esposti a varie forme di sfruttamento e devianza”.

E l’eventualità più ricorrente è la prostituzione e lo sfruttamento.

La diffusione della prostituzione minorile, a volte collegata alla tratta dei minori, è una delle facce della scarsa tutela e solitudine dei minori stranieri, benché il fenomeno coinvolga anche molti minori italiani”, fa notare Arianna Saulini che pone l’accento su quella maschile straniera “tanto poco conosciuta quanto diffusa”. E’ importante sapere, per esempio, prosegue la coordinatrice del Gruppo “che tra i minori che si prostituiscono molti sono rumeni rom, una minoranza etnica particolarmente vulnerabile. Per questi ragazzi, spesso, la decisione di prostituirsi non è frutto della coercizione anche se resta elevato il rischio e anche i casi di sfruttamento, così come è ricorrente il coinvolgimento di questi minori in attività illegali”. La prostituzione minorile italiana invece “riguarda, per lo più, bambini e ragazzi italiani che, a causa di condizioni socio-economiche disagiate, trovano, in modo coatto o autonomo, nella prostituzione, spesso in casa, a volte anche in strada, un importante supporto economico per sé o per il proprio nucleo familiare; oppure - si legge nel Rapporto del Gruppo di Lavoro - rappresenta un mezzo per procurarsi sostanze psicotrope o una fonte di denaro per soddisfare bisogni non primari”.

Eppure le nostre orecchio sentono ancora le parole del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso: “chi sfrutta i bambini spegne la luce del mondo”. Questo "è un fenomeno da seguire - ha aggiunge Grasso - con grande attenzione, perchè i reati nei quali i bambini vengono coinvolti sono crimini contro l’umanità".

Ma quanti sono i minori che si prostituiscono, quanti sono vittime di tratta, quanti i bambini che subiscono violenza e abuso, quanti i minori negli istituti o appartenenti a minoranze etniche?

La risposta è drammatica nella sua semplicità. “Non è possibile stimare il numero di minori vittime di tratta - afferma Saulini - dato che gli unici dati disponibili sono quelli relativi al rilascio dei permessi di soggiorno per protezione sociale e ancora incomplete sono le statistiche sull’abuso a danno di minori”.

Ad oggi - sottolinea ancora Arianna Saulini - non conosciamo il numero di bambini e bambine che vivono fuori della famiglia; non sono state istituite anagrafi regionali sul numero di minori in strutture residenziali e non è operativa la banca dati dei minori dichiarati adottabili e degli aspiranti genitori adottivi”.


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Diritti dell’Infanzia: il Rapporto di Save the Children
8 giugno 2006, di : m88

non è poi così utile parlare di numeri per drammi di questo genere,il mio parere è che le parole senza la concretezza dei fatti servono a poco...se i numeri si vogliono davvero dimezzare o azzerare è necessario agire!