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Dignità e rispetto per chi lascia la propria patria

Osvaldo, Erika e Francesco: vivere da emigrati ci ha insegnato l’importanza dell’integrazione (un articolo di www.peacereporter.net)
di Redazione - venerdì 22 gennaio 2010 - 2880 letture

Osvaldo Angelo Nicolì. Ho visitato diversi paesi extra-comunitari per ragioni di lavoro, ora mi trovo in Uganda, per cui conosco la situazione degli extra-comunitari che vengono in Italia e in Europa in generale. Si aspettano da noi rispetto, solidarietà e riconoscenza per ciò che loro fanno per noi. Si è vero che nei loro paesi di origine vivono in condizioni, a dir poco disastrose, ma una volta che emigrano lo fanno per migliorare la condizione economica e sociale.

imm Dal momento che gli diamo il lavoro, significa che ci servono in tutti i settori in cui vengono occupati. Dobbiamo dare loro tutto ciò di cui necessità un individuo per vivere civilmente, dobbiamo rispettarli. Non dobbiamo mai dimenticare che il popolo italiano è a sua volta un popolo di emigranti. Il sottoscritto in qualità di sardo ricorda che i nostri emigranti trasferitisi in Lombardia, Svizzera, Germania riferivano che all’ingresso di alcuni locali pubblici vi era un’avviso che vietava l’ingresso ai cani e ai sardi. Il mio motto è "Non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te"

Erika e Francesco Gaudiano. La manifestazione che state organizzando ci interessa da vicino. Siamo rientrati in Italia pochi mesi fa dopo 15 anni tra Stati Uniti e Regno Unito (da premettere che siamo italiani) con una bimba che e’ nata e cresciuta all’estero e come prima lingua parla inglese. Abbiamo iscritto nostra figlia di 6 anni a scuola e dopo nemmeno una settimana la bimba si rifiutava di andarci, tanto che a forza di insistere e fra varie crisi di nervi ci ha riferito che veniva letteralmente emarginata e le é stato detto piu’ volte dall’insegnante di ritornare al suo "paese" che li non la capivano!!!

Adesso non osiamo immaginare le famiglie, ma anche i singoli individui che cercano una vita migliore nel "Bel Paese" come possano sentirsi.. la cosa ci rattrista tantissimo. La nostra famiglia e’ sempre stata trattata con molto rispetto e dignita’ all’estero. In Usa nostra figlia frequentava una scuola dove "stranieri" erano in molti. Nessuno si e’ mai riferito a lei come tale, né al Cinese, Indiano, Cambogiano o Africano. Nemmeno i "Messicani" vengono trattati indignitosamente come L’Italia tratta gli immigrati. Quindi vorremmo far sentire anche noi le nostre voci in supporto di questi amici che nonostante tutto meritano il nostro pieno rispetto, gia’ e’ difficile lasciare la propria Patria ma trovare questo tipo di benvenuto e’ oltraggioso.


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