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Diffusione: si salva solo il Fatto

La foto dell’Espresso.Vera? – Respinta causa di Trump – Chiude Wired Italia – Confidenze cambia testata – Su Rai Tre approfondimento di Monica Maggioni – Adolescenti e AI

di Adriano Todaro - mercoledì 22 aprile 2026 - 441 letture

CHIUDE WIRED ITALIA – Condé Nast ha deciso di chiudere l’edizione italiana di Wired, nata 17 anni fa. Secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato, Roger Lynch, l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita registrata in altri mercati. Continuerà, invece, ad esistere in Giappone, Stati Uniti, Repubblica Ceca e in Medio Oriente. Condé Nast ha anche annunciato lo stop a Self, storica rivista dedicata a salute e fitness attiva da quasi cinquant’anni: i suoi contenuti verranno assorbiti da Allure e Glamour. Anche le edizioni internazionali di Glamour in Germania, Spagna e Messico chiuderanno.

BAMBINI, ADOLESCENTI E AI – Sono esposti continuamente al digitale: il 72% di bambini e adolescenti usa Internet per fare ricerche e il 26% ha già sperimentato strumenti di Intelligenza artificiale. Tutto bene? Non proprio perché un bambino su 4 non riconosce rischi fondamentali come fake news, mentre 3 su 4 non hanno consapevolezza di screentime (tempo sullo schermo) eccessivo, deepfake e condivisione impropria dei dati personali. Sono dati emersi dallo studio di NeoConnessi, il programma di educazione digitale di Wind Tre in collaborazione con la Polizia di Stato, con il supporto della Società Italiana di Pediatria e del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, realizzata da Triadi, spin off del Politecnico di Milano. Secondo l’analisi, anche le famiglie appaiono fragili: tre su quattro non si sentono sicure nel guidare i figli e le figlie nell’uso della tecnologia. C’è, però, anche una buona notizia: le competenze digitali dei bambini delle elementari crescono di 8 punti percentuali, alle medie aumenta la capacità di gestire meglio il tempo davanti allo schermo e di riconoscere l’isolamento digitale, mentre quasi nove studenti su dieci notano miglioramenti nelle abitudini online dei genitori.

DIFFUSIONE GIÙ. SI SALVA SOLO IL FATTO – I dati Ads di diffusione dei quotidiani nel mese di febbraio danno al primo posto il Corriere della Sera con 208.950 copie (+0,2%) seguito dalla Gazzetta dello Sport (+1%), che supera Repubblica la quale paga la cessione, travagliata, ai greci di Antenna. Se guardiamo i dati mensili 2026 con quelli di febbraio 2025 la classifica si tinge quasi completamente di rosso. Fa eccezione Il Fatto Quotidiano che cresce del 10,6%. Tra i cali più marcati, a doppia cifra, Gazzetta dello Sport (-15,4%), Repubblica (-13,9%) La Verità (-11,6%), Qn – La Nazione (-11%) e la Stampa (-10,4%).

WALL STREET JOURNAL: RESPINTA CAUSA DI TRUMP – Donald Trump aveva intentato una causa per diffamazione nei confronti del Wall Street Journal e il suo proprietario Rupert Murdoch. Il tutto nasce da un articolo apparso il 17 luglio 2025 titolato: «Gli amici di Jeffrey Epstein gli inviarono lettere oscene per un album del suo 50° compleanno. Una era di Donald Trump». L’articolo sosteneva che il presidente americano avesse inviato nel 2023 un biglietto di auguri “osceno” con uno schizzo di donna nuda con all’interno il riferimento ad “un magnifico segreto” e a “cose in comune” tra Trump e il finanziere pedofilo morto suicida in carcere. Trump aveva chiamato personalmente Murdoch, suo tradizionale alleato, per cercare di impedirne la pubblicazione. Poi aveva negato qualsiasi coinvolgimento nei fatti. Il giudice ha stabilito che il Wall Street Journal ha compiuto verifiche adeguate sull’autenticità del materiale, inclusa l’immagine controversa, e che non ci sono prove sufficienti di “malizia effettiva”, requisito fondamentale nei procedimenti per diffamazione che coinvolgono figure pubbliche. Nonostante il rigetto, il tribunale ha concesso a Trump la possibilità di ripresentare la causa entro il 27 aprile, a condizione che vengano presentate nuove prove che dimostrino la consapevolezza da parte del giornale della probabile falsità della notizia al momento della pubblicazione.

DA CONFIDENZE A NUOVE CONFIDENZE – Cambio di testata per Confidenze che, dal 14 aprile, è diventata Nuove Confidenze. Il femminile edito da Maurizio Belpietro (SEI) ha cambiato nome alla testata e, come affermato, si è trasformato in un ecosistema narrativo: «Carta, sito, social, TikTok, creator e booktoker dialogano tra loro per portare le storie ovunque e farle vivere oltre la pagina. Non solo lettura, ma partecipazione: digital, social e iniziative sul territorio, dai book club agli eventi, per trasformare le storie in esperienze condivise». In ogni numero, 50 pagine saranno dedicate alla narrativa contemporanea: «racconti coinvolgenti, temi forti e romanzi a puntate firmati dalle autrici più amate. Un’esperienza pensata per chi vuole perdersi in una storia e ritrovarsi, alla fine, un po’ diversa». La direttrice, Marta Bonini, ha affermato che «il mercato editoriale vive una fase di profonda riscoperta del romance e noi abbiamo deciso di diventarne il punto di riferimento…».

L’ESPRESSO: VERA O FALSA LA FOTO? – Il 10 aprile scorso L’Espresso è uscito con una copertina dal titolo «L’abuso» dove si vede un militare israeliano che mostra i denti, armato, che riprende con il telefono una donna palestinese. Il settimanale scrive che a colpire quella foto «è la disumanità del ghigno sul volto del colono, mentre inquadra soddisfatto con il suo cellulare la ragazza araba dal volto addolorato, una delle vittime delle scorrerie sempre più frequenti in Cisgiordania». Subito si mette in dubbio la veridicità della foto tanto che interviene anche l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled il quale afferma che «Condanniamo fermamente l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso. L’immagine distorce la complessa realtà con cui Israele deve convivere, promuovendo stereotipi e odio. Un giornalismo responsabile deve essere equilibrato e corretto». Detto da un rappresentante di uno Stato che impedisce ai giornalisti di seguire quello che avviene a Gaza… Comunque sia, intervengono anche alcuni account filoisraeliani che parlano esplicitamente di “fake photo”, insinuando che lo scatto sia stato decontestualizzato o addirittura alterato. Gli indizi a sostegno della falsità della foto sarebbero diversi, tra cui la forma della barba e della kippah dell’uomo, un colono travestito da soldato, così come i suoi denti e il suo sorriso, definiti “innaturali”. Ad alimentare il sospetto, anche il fatto che l’uomo indosserebbe una divisa dell’Idf non più utilizzata oltre che un anello e un braccialetto, accessori che gli ebrei ultraortodossi non utilizzerebbero. La foto, invece, è vera. Lo scatto è del fotoreporter Pietro Masturzo e risale all’ottobre 2025. Masturzo è stato in Cisgiordania per lavorare a un reportage fotografico sulla Palestina e i territori occupati da Israele. Nel suo lavoro, Masturzo aveva fotografato gli attacchi dei coloni israeliani alle coltivazioni dei palestinesi, nello specifico degli ulivi. All’epoca l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati aveva denunciato l’escalation degli attacchi alla stagione della raccolta delle olive da parte dei coloni israeliani, anche con il sostegno delle forze di sicurezza israeliane. L’uomo armato, tra l’altro, è presente in altri scatti di Masturzo e in altre foto (in alcune sempre con il cellulare in mano) di diversi fotografi presenti sul luogo risalenti all’autunno 2025 che documentavano le violenze dei coloni israeliani nei villaggi intorno a Hebron. «In tanti stanno chiedendo se questa foto sia stata generata con l’AI, altri mi segnalano post in cui si dà per accertato che questa foto sia stata generata con l’AI. Ebbene no, la foto in questione non è frutto di Intelligenza artificiale! Ho scattato questa foto nel villaggio palestinese di Idhna (a ovest di Hebron) lo scorso 12 ottobre, nel primo giorno di raccolta delle olive», scrive il fotoreporter nella didascalia al video pubblicato – in allegato all’articolo – sul suo profilo Instagram. E ancora: «Doveva essere un giorno di festa. Oltre ai proprietari del terreno e alle diverse famiglie di palestinesi venuti ad aiutare nella raccolta, sul luogo erano presenti anche le autorità palestinesi locali, un gruppo di attivisti internazionali e diversi giornalisti palestinesi e internazionali, compreso il New York Times. Proprio all’inizio della raccolta è sopraggiunto un gruppo di coloni israeliani armati (alcuni dei quali indossavano l’uniforme dell’esercito, come il colono in questione) e accompagnati da veri soldati (con il volto coperto), che hanno impedito ai palestinesi di raccogliere le proprie olive. L’espressione del colono ritratto e la conseguenza del gesto ripetuto dallo stesso, mimando il verso che fa il pastore per radunare il proprio gregge, rivolgendosi ai palestinesi come alle proprie bestie».

RAITRE: NEWSROOM DI MAGGIONI – Da lunedì, 20 aprile su Raitre c’è un programma, in prima serata, di approfondimento condotto da Monica Maggioni. Si chiama Newsroom e andrà in onda, per sette settimane, ogni lunedì alle 21,20. Il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, ha sottolineato che il programma rappresenta un esperimento nel panorama italiano, con un linguaggio nuovo per raccontare la geopolitica e i grandi cambiamenti globali.


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