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Dietrologia e complottismo. Paranoia o esigenza?

I sistemi autoritari si sono sempre avvalsi della passività diffusa con cui si accettano lo stato delle cose e luoghi comuni basati sul pregiudizio...

di Silvia Zambrini - mercoledì 15 febbraio 2023 - 2242 letture

“La gente è incapace di essere soddisfatta anche quando succede qualcosa di bello. ...Ma è così difficile godere delle buone notizie senza subito essere cavillosi o sospettosi?”

La tendenza a confondere scetticismo con mania di persecuzione è alta quando termini come dietrologia e complottismo ricorrono spesso. Entrambi esprimono esagerazione anche dove non è il caso (il genitore che per aiutare un figlio in difficoltà riflette sul proprio passato o l’insegnante che, sulla base di esperienze precedenti, cerca di capire se un ragazzo, visibilmente a disagio, subisce strafottenza dai compagni). Entrambi compaiono assieme anche quando non indicano la stessa cosa (l’imprenditore analizza un calo di fatturato confrontando i dati con i resoconti precedenti senza per questo pensare a un complotto). Di per sé non sono né buoni né cattivi: dietrologia è analizzare eventi, informazioni e comportamenti secondo possibili concause. Complottismo è sospettare una trama all’origine del fatto (come peraltro può verificarsi) ma nel linguaggio giornalistico/politico esprimono la ricerca compulsiva di cause retrostanti e macchinazioni nascoste attraverso comportamenti maniacali, volutamente polemici. "Perché dire sempre di no, persino trattandosi di un treno o di un ponte che tutti sanno cosa sono e a cosa servono?"

E così si accusa di pessimismo ostinato chi, nonostante l’entusiasmo mediatico, si interroga sulla cattura del boss mafioso dopo trent’anni di latitanza a casa sua. Di disfattismo testardo chi esprime dubbi su progetti infrastrutturali specie quando rivolti alla collettività (come se ciò bastasse a escluderne sprechi, sottrazioni di fondi pubblici o il loro investimento in opere che nessuno vedrà mai).

Dunque dietrologia e complottismo come mania di negazione. Ma senza dietrologia non c’è critica e nemmeno autocritica (il caso del genitore che si chiede dove ha sbagliato). Senza retroscenismo alcuno tutto diventa certo. Ma la validità di una teoria scientifica si nutre anche di inevitabili perplessità che vanno gestite fornendo dati, chiarimenti: i vaccini anti Covid, come quelli contro le malattie del passato, sono tuttora oggetto di critiche e contrarietà ma poi, di fatto, quasi tutti li hanno scelti.

I sistemi autoritari si sono sempre avvalsi della passività diffusa con cui si accettano lo stato delle cose e luoghi comuni basati sul pregiudizio: la stessa superficialità con cui si continuano a condividere maldicenze e infondati binomi quali omosessualità e pedofilia, anarchia e bombe, emigrazione e parassitismo. Ma a parte questi casi di cospirazionismo incentrato su un disprezzo istintivo, ce ne sono anche di onesta esitazione verso ciò che viene di continuo presentato e desiderio di conoscerne le origini (...ad esempio gli artefici di siti web che alimentano odio e avversione facendo leva soprattutto sui più giovani).

Il potere dei mass media è in grado di manipolare l’opinione pubblica sottolineando un’interpretazione “patologica” di azioni di per sé neutre come "approfondire", "presumere" (ben diverso dall’essere pedanti o pretestuosi). Se gli eccessi possono essere controproducenti come nel caso di chi, per diffidenza estrema, rifiuta farmaci e terapie a lui necessari, o di chi impegna energie nell’individuare congiure lì dove non ce n’è motivo, il timore di peccare di dietrologia e complottismo, in tutta la negatività di interpretazione dei termini, può essere responsabile di situazioni altrettanto gravi come ignorare che un’iniziativa apparentemente popolare in realtà avvantaggia solo alcuni, o che un giovane sta per essere indotto al suicidio per via di cyberbullismo.

Il rischio di trasformarci in una società di fatalisti, magari più sereni, ottimisti verso il futuro, ma incapaci di analizzare il presente e fare collegamenti con situazioni che già si conoscono, è sempre vivo, anche in un sistema moderno e democratico. E noi italiani a questa leggerezza già un po’, per storia, ci siamo portati.


Questo articolo è stato pubblicato anche da Fana.one.



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