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Dietro quelle scuole

La decisione del Comune di Milano di chiudere la scuola islamica di via Quaranta arriva dopo lunghe discussione e forti contrasti tra le forze politiche...

di Vincenzo Raimondo Greco - martedì 20 settembre 2005 - 3303 letture

La decisione del Comune di Milano di chiudere la scuola islamica di via Quaranta arriva dopo lunghe discussione e forti contrasti tra le forze politiche. E blocca, probabilmente, la richiesta avanzata dalla comunità islamica di Udine. “Non voglio ghetti, ma l’Islam italiano. I bambini islamici vadano nelle scuole statali”. Così il ministro Pisanu, ha liquidato la vicenda. Delusi, ovviamente, i rappresentanti delle associazioni islamiche.

In discussione non era l’idea di “parificare una scuola coranica - scrive Halima Barre, portavoce della Islamic Anti Defamation League Italy (IADL) - ma di parificare un istituto di formazione al pari delle scuole ebraiche, cristiane in generale e cattoliche in particolare”. “In tutto il mondo - aggiunge la Barre - a maggioranza cristiana , le scuole private musulmane esistono e formano ottimi studenti per tutte le università”.

Una posizione non condivisa dall’autorevole giornalista Magdi Allam per il quale non si può prescindere “dal fatto che anche l’Italia è in prima linea nella guerra al terrorismo islamico e che questo terrorismo si alimenta grazie ad una rete di moschee e scuole coraniche” che indottrinano alla “guerra santa” e al “martirio”( Magdi Allam - Corriere della Sera del 3 settembre 2005 - “Insisto, quella scuola non va”).

Contrari alla decisione assunta da Pisanu, i diessini. “La cosa è sorprendente - affermano Livia Turco e Andrea Ranieri membri della segreteria nazionale- sotto almeno due aspetti. Il primo è che la costituzione di scuola paritaria è un diritto costituzionalmente sancito, di cui si avvalgono in Italia altre religioni ed altre nazionalità. Il secondo è che l’integrazione è un percorso” che richiede un confronto “con i problemi, le difficoltà, le incomprensioni che riguardano sia i cittadini immigrati e le loro organizzazioni, ma molto spesso anche il nostro modo un po’ schematico di interpretare la laicità”. Solo alla fine di questo percorso si potrà parlare di “una scuola pubblica interculturale ed interetnica”.

Ma “un’autentica integrazione civile - affermato il vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro - non può prescindere da una proposta educativa che abbia il coraggio e l’ ambizione di proporre a tutti gli studenti i punti di riferimento che fondano la società europea”. Per il parlamentare forzista “l’Ue non può rimanere indifferente di fronte al tentativo perseguito dagli integralisti islamici di ’ghettizzare’ i giovani musulmani allontanandoli dalle scuole di Stato o parificate". La chiusura della scuola islamica “è un preludio allo scontro e non è certo una ricerca di dialogo”, taglia corto il verde Fiorello Cortiana, segretario della commissione Cultura di Palazzo Madama.

Invece di affrontare il problema dell’integrazione - aggiunge il senatore Cortiana - e della responsabilizzazione della comunità islamica con il dialogo, si presentano chiusure che possono preludere all’alterità. In questo modo si asseconda soltanto la paura e l’atteggiamento xenofobo dell’opinione pubblica. In merito alla parificazione delle scuola privata di ispirazione religiosa o meno, bisogna verificare i criteri fissati dalla legge. Il discorso vale per tutte le scuole non solo quelle islamiche”.

La vicenda della scuola milanese di via Quaranta ha riacceso i riflettori, anche, sul fenomeno delle “madrasse”. In Italia ci sono 611 centri islamici (370 al Nord, 96 al Sud, ben 145 sparse nelle Isole) dietro i quali, secondo il Sisde, potrebbero esserci vere e proprie scuole coraniche. “Alcune di queste scuole - secondo gli esperti del Servizio di Sicurezza - sono emerse per l’impostazione integralista degli insegnamenti impartiti, nonché per il possibile impiego dei fondi ricavati a sostegno del jihad”. Una “penetrazione” ideologica che “si prefigge di avversare ogni ipotesi di integrazione e appare in grado di spingere verso un impegno militante musulmani di seconda generazione alla ricerca di recupero identitario e di riscatto individuale”.

Da qui l’attenzione degli 007 rivolta all’attività di alcuni imam e circoli radicali impegnati ad “assumere la guida di alcuni centri di aggregazione” per indirizzarli in “senso integralista”. Sotto costante controllo c’è il movimento missionario internazionale Tabligh Eddawa, “che mostra caratteri di compartimentazione e segretezza affini a quelli delle sette e figura spesso quale ‘prima affiliazione’ di diversi estremisti individuati a livello internazionale”. Secondo le segnalazioni dei Servizi sul nostro territorio sarebbero stati costituiti “nuovi gruppi di predicatori itineranti, all’interno dei quali verrebbero selezionati elementi da inviare alle madrasse del sub continente indiano”.

Certo l’indottrinamento è cosa ben diversa dall’insegnamento religioso, ma chi può ed è capace di decifrare il sottile filo che divide questi mondi diversi? Quando e come capire dove l’insegnamento religioso lascia il posto al fondamentalismo? Diventa, quindi, urgente, la “ definizione - scrive sull’Unità Aly Baba Faye, responsabile nazionale Ds per l’immigrazione - di un’intesa tra Stato e comunità Islamica in Italia che ‘istituzionalizzi’ l’islam a cominciare dalle moschee e dai centri islamici che devono essere luoghi conosciuti e riconosciuti e non ‘isole nascoste’ nelle tenebre dell’informalità e della volatilità”.

Intanto non trova tutti d’accordo la decisione del Ministro Pisanu di istituire una Consulta per l’Islam italiano.


Oltrenews.it/Girodivite.it


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