Deportazione verde
La "green gentrification" è uno scandalo politico, sociale ed etico che le forze politiche di destra e di sinistra tacciono. La verità è stata sostituita da una pennellata di verde per ricchi in una Europa che declina e volge al tramonto...
Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications ha denunciato la relazione tra alberature e censo. Nei quartieri dei benestanti le alberature sono massicciamente presenti, mentre nei quartieri poveri si contraggono notevolmente. L’effetto calore con le sue conseguenze sulla salute è molto più sofferto nei quartieri di cemento e povertà, mentre i benestanti possono godere di ombra e di microclima con conseguente beneficio sulla salute fisica e psichica. Si vive più a lungo nei quartieri alberati.
Fabio Duarte uno degli autori dello studio ha affermato in modo netto:
“Ci basta guardare alle zone d’ombra per capire dove vivono le persone ricche e quelle povere”.
Con l’uso dei satelliti gli autori dello studio hanno mappato la distribuzione del verde in nove città: Amsterdam, Barcellona, Belém, Boston, Hong Kong, Milano, Rio de Janeiro, Stoccolma e Sidney). Vi è una tendenza generale alla presenza delle alberature nelle zone per benestanti. Per l’Europa in piena fase green lo studio ha il merito di allertarci e di suggerirci la verità sulla transizione green.
La “disuguaglianza verde-green” rappresenta la nuova frontiera che divide “i ricchi dai poveri”. La svolta green tanto pubblicizzata dalla sinistra liberale e dai circoli economici ad essa afferente è svolta rigorosamente di classe. I quartieri in riqualificazione sono presentati come opportunità per tutti, ma l’inganno è sempre più palese. Il popolo si lascia ingannare con molta facilità, perché senza rappresentanti politici e senza riferimenti sul territorio.
Il territorio non ha spazi di pubblica discussione, tutto è privatizzato, pertanto il cittadino può solo consumare. La transizione verde è un dogma a cui i “consumatori” credono sulla “parola”. Le riqualificazioni coincidono con l’espulsione degli abitanti meno abbienti verso periferie sovraffollate e tumultuose. I quartieri sono riqualificati con parchi e alberature, ma si tace sull’aumento esponenziale del valore delle case in tali zone. Affitti impossibili e prezzi stellari per gli acquisti comportano la “deportazione verde” del proletariato, della piccola borghesia e degli immigrati verso zone distanti dalle riqualificazioni e nelle quali la socialità diventa tensione, rabbia e crimine.
I crimini e le violenze diventano, poi, l’abile mezzo utilizzato dai media e dalla TV spettacolo per denunciare la deriva violenta omettendo i processi delinquenziali di ordine economico sottesi. Il green è pagato dagli ultimi.
L’artificio di sostituire la parola verde con green è parte dell’inganno. Con le parole inglesi che “comunicano progresso e liberazione dai vincoli tradizionali” si costruisce una adesione immediata e irriflessa a provvedimenti che se pensati mostrano aspetti truffaldini. I cittadini sono disorientati anche dalle immagini che pubblicizzano le riqualificazioni nelle quali uomini e donne felici sciamano per viali e parchi finalmente all’ombra di alberi. Giovani e canuti dai fisici dorati compaiono nelle pubblicità patinate, mentre si dedicano a sport e a conservare l’eterna giovinezza. La realtà è altra cosa, infatti i molti sradicati e sospinti nelle periferie e costretti a costi disumani spesso non hanno denaro per cure dentarie e per il necessario. A rendere ancor più insostenibile l’esistenza di tanti è la riduzione anche dei posti auto, questi ultimi sono un vero affare. Il loro costo è simile a quello di un piccolo appartamento. I poveri devono usare e pagarsi i servizi pubblici per raggiungere i posti di lavoro.
Lavoratori dal reddito basso per gli spostamenti si svegliano all’alba per raggiungere i luoghi di lavoro, i quali sono spesso son in zone riqualificate e alberate. Con la deportazione in “altro luogo” per i costi proibitivi dei quartieri riqualificati dei ceti popolari si elimina ciò che resta della cultura popolare. La turistificazione di Bari vecchia è un esempio. Il centro storico è ormai un luogo spettrale per i balocchi di benestanti e turisti.
La violenza sociale del capitalismo con le sue deportazioni interne alla città sono obliate e circonfuse dalle parole “più verde, più piste ciclabili, meno auto”. Sono slogan epidermici con cui strappare un veloce assenso e consenso specie fra i più giovani addestrati da decenni a ingurgitare parole e immagini irriflesse che il sistema produce e fa circolare nei social e nel mondo dell’immagine.
I fondi PNRR sono utilizzati anche per rendere l’Europa più omogenea sotto questo aspetto. Europa disuguale e green. La Missione 2 "Rivoluzione verde e transizione ecologica” consta di circa 69,96 miliardi di euro. Dietro le cifre strabilianti si celano contraddizioni e ingiustizie palesi che vorrebbero ridisegnare le mappe urbane sulla base del censo.
La città del futuro e del presente è sempre più simile alla città ottocentesca con il suo centro irraggiungibile e le periferie dove si scaricavano tensioni sociali e povertà crescenti. La "green gentrification" è uno scandalo politico, sociale ed etico che le forze politiche di destra e di sinistra tacciono. La verità è stata sostituita da una pennellata di verde per ricchi in una Europa che declina e volge al tramonto senza idee e senza progettualità reale ma rigorosamente divisa in fasce sociali sempre più impermeabili. Il verde in un quartiere, dunque, segnala l’estrazione sociale dei residenti. L’ingiustizia si colora con la farsa green.
Bisognerebbe ridare la parola e l’azione agli sconfitti della missione green per comprendere il costo umano della transizione ecologica che per molti è transizione verso nuove forme di povertà nel silenzio e nell’indifferenza della politica.
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