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Dentro il tunnel dello specchio

La casa capovolta / Elisabetta Pierini. - Hacca, 2021. - ISBN 978-88-9898-346-9

di Alessandra Calanchi - mercoledì 6 ottobre 2021 - 770 letture

Un romanzo di 382 pagine, vincitore del premio Italo Calvino (XXIX edizione), dotato di una fascetta con frase di Angelo Guglielmi, non passa inosservato. O meglio, non passerebbe inosservato se entrasse nel giro delle grandi librerie e della grande distribuzione. Ma sappiamo come vanno le cose. La visibilità è qualcosa che ci si deve guadagnare giorno per giorno, con i denti e con le unghie, perché ormai l’abbiamo capito, che la qualità non è sufficiente – anzi, talvolta rema contro.

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La casa capovolta, di Elisabella Pierini

Non so come definire questo romanzo: una favola, una fiaba, una riflessione esistenziale, una denuncia della presunta normalità o, meglio, normotipicità. Ma ammetto che la tentazione di dire che è una “bella storia” è forte. Una bella storia. Punto. Narrata con un rigore espressivo che dà i brividi, e con un’apertura d’ali – perdonatemi – altrettanto esemplare. Magia e rigore. Un romanzo che sembra a tratti scaturire di getto, come lo zampillo di una sorgente, a tratti emergere da un’operazione chirurgica elaborata e rifinita. Eva è la protagonista – una bambina – in un mondo in cui “sognare era una specie di vizio”, un mondo in cui “i sabati sono più lunghi degli altri giorni”, un mondo fatto di bambole, gatti, professori che vivono in un camper e viaggi a Lourdes, un mondo in cui “uno vuol bene a una persona e il giorno dopo non se ne ricorda più”.

C’è un capitolo, centrale, in cui Eva immagina un altro mondo al di là dello specchio. Come l’Alice di Lewis Carroll cerca di attraversarlo, ma mentre “scrutava la bambina che sembrava lei e non lo era davvero” riesce solo a vedere se stessa guardarsi “dentro il tunnel dello specchio”. Combinando le due Alice (quella del Bianconiglio e quella dello specchio), Eva contrae lo spazio e il tempo in un cortocircuito che la porta sì nel tunnel del proprio sé, ma non per richiudersi all’altro: al contrario, si ritrova in questa condizione proprio perché spinta dal desiderio di incontrare “una bambina altra da lei”.

Che dire? A me questo romanzo è piaciuto molto, mi ha attraversata come un temporale estivo, come un terremoto buono; mi ha fatto pensare a Faulkner, scusate se è poco, solo lui sapeva scrivere così, con tanta semplicità e tanto rigore.

Elisabetta Pierini è un tecnico laureato in chimica e tecnologie farmaceutiche, ma è anche una grande scrittrice.


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