Democrazia e scuola

All’interno del corpo docente si è determinata una netta disparità di redditi e funzioni, non sempre rispondenti a meriti reali, a qualifiche professionali o a specifiche competenze tecniche di valore, attivando un processo di aberrante mercificazione...
di Lucio Garofalo - venerdì 27 maggio 2005 - 4929 letture

Da almeno un decennio la Scuola Pubblica, in modo particolare l’agibilità democratico-sindacale e gli spazi di libertà e legalità presenti al suo interno, stanno subendo colpi durissimi, inferti dai governi sia di centro-sinistra che di centro-destra.

Con l’istituzione della cosiddetta “autonomia scolastica” e poi con l’applicazione della legge n. 53/2003 (meglio nota come “riforma Moratti”), è stata sancita ed eretta una struttura oligarchica e verticistica contrassegnata in modo autoritario. Di fatto si è instaurata una profonda divisione di ruoli gerarchici nel quadro dei rapporti umani e professionali esistenti tra le varie categorie dei lavoratori della scuola.

In particolare, all’interno del corpo docente si è determinata una netta disparità di redditi e funzioni, non sempre rispondenti a meriti reali, a qualifiche professionali o a specifiche competenze tecniche di valore, attivando un processo di aberrante mercificazione della funzione didattico-educativa e di crescente, maldestra e volgare aziendalizzazione della Scuola Pubblica, degli ordinamenti e delle relazioni sociali al suo interno, strutturate sempre più in termini di comando e subordinazione, logorando e pregiudicando sempre più la democrazia collegiale, ormai quasi inesistente.

Negli ultimi tempi è stato possibile sperimentare come l’avvento della “autonomia scolastica” e l’attuazione della succitata “riforma Moratti”, non hanno sortito esiti apprezzabili in termini di apertura della scuola verso le reali esigenze del territorio. La mera formulazione giuridica dell’ non ha stimolato le singole scuole ad esercitare un ruolo incisivo e trainante, di intervento critico-costruttivo e di promozione culturale rispetto al contesto socio-economico e politico di appartenenza.

In tanti casi, le istituzioni scolastiche ribattezzate come “autonome”, hanno assunto una posizione subalterna verso i centri di potere presenti nelle varie realtà locali, e mi riferisco anzitutto alle Pubbliche Amministrazioni, assolutamente incapaci o restie a supportare finanziariamente un arricchimento della qualità dell’offerta formativa delle scuole.

A tutto ciò si aggiunga un progressivo imbarbarimento dei rapporti interpersonali, sindacali e politici tra i lavoratori della scuola, in quanto questa è diventata il teatrino di sempre più estese e laceranti conflittualità. Questi fenomeni di disgregazione sono una conseguenza prodotta proprio dalla tanto celebrata “autonomia”, nella misura in cui tale provvedimento normativo non ha generato un assetto organizzativo stabile, equo, efficiente, ma in moltissimi casi ha suscitato solo confusione, contrasti, assenza di certezze, violazione di regole e diritti, sia sindacali che democratici, favorendo comportamenti furbeschi, autoritari ed arroganti, ed esasperando uno spirito di competizione per fini venali e carrieristici.

In tali vicende sono innegabili le responsabilità storico-politiche dei precedenti governi di centro-sinistra, che hanno intrapreso un’azione demolitrice della Scuola Pubblica e della democrazia partecipativa al suo interno, per cui l’attuale governo ha avuto gioco facile nell’infliggere il colpo letale alla Scuola Pubblica e al diritto costituzionale all’istruzione, in virtù della pseudo-riforma legata al nome della Moratti.

In tal modo lo stato di palese disorientamento e di sfascio, già diffuso ed avvertito nella realtà di tante scuole, è aumentato. Il clima di caos, di assenza di regole, di crisi delle norme democratiche e sindacali, è destinato a crescere, aggravando le contraddizioni interne al mondo della scuola.

La signora Moratti ha allestito un vero e proprio baraccone, ha costruito un contenitore enorme ma vuoto, privo soprattutto delle risorse umane e finanziarie necessarie, visti i tagli di cattedre e di fondi previsti per i prossimi anni scolastici.

Non intendo annoiarvi oltre, per cui vi saluto con una sincera esortazione a resistere, benché la nausea e lo sconforto tendano a prevalere.


Rispondere all'articolo - Ci sono 4 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> Democrazia e scuola
28 maggio 2005, di : Myskin |||||| Sito Web: Democrazia e scuola

<> Myskin (ovviamente "idiota")
> Democrazia e scuola
28 maggio 2005, di : Myskin

Scusate se mi permetto, ma vorrei dire che va bene la critica feroce all’autonomia della Moratti e alla sua (dell’autonomia) origine e precedenti berlingueriani, ma possibile che gli operatori della scuola, specie i docenti, non sentano il bisogno di fare un esame delle loro responsabilità, rispetto allo sfascio attuale, soprattutto in termini di mentalità e cultura politica, con riguardo a quella che deve essere la missione sociale della scuola all’altezza delle sfide poste, in Italia e in Occidente, dall’attuale passaggio d’epoca? Mentalità e cultura politica che spesso mi sembrano attardate ("resistere") in una visione (inconscia) della scuola quale luogo di compensazione e realizzazione delle proprie concezioni, utopie e frustrazioni politiche ("de’ sinistra"). Sì, che almeno la scuola, per i professori, sia "Liberazione Uguaglianza Rivoluzione"! E gli studenti? Il loro futuro? Le trasformazioni sociali e del lavoro, l’incertezza e l’insicurezza sempre maggiori? E’ sufficiente esorcizzarli con giudizi di condanna e una "bella lezione"? Non bisogna farsi carico, anche attraverso l’autonomia esercitata responsabilmente, di metterli nelle condizioni di affrontare il loro futuro, mostrandosene adatti e capaci, e non solo di rifiutarlo ed opporvisi? Di essere vigili e critici, certo, ma attraverso l’esercizio di una ragione calma, educata anche al riconoscimento dei rischi che ogni scorciatoia dello spirito comporta, per l’effetto che all’eccesso e all’euforia del progetto spesso immancabilmente segue l’esistenza frustrata e risentita.

Myskin (ovviamente "idiota")

    > Sono d’accordo con te, Myskin
    28 maggio 2005, di : Un anarchico descolarizzatore

    Mah!... Sinceramente, ad uno che si attribuisce la definizione di "idiota" da solo, che cosa si può rispondere? Sono d’accordo con te, Myskin: sei un idiota!
> Democrazia e scuola
29 maggio 2005, di : Myskin (il solito "idiota")

Gentile anarchico "descolarizzato",

Di fronte a tanta forza e pregnanza di argomenti non posso che inchinarmi e ringraziare per il disturbo che ha voluto sobbarcarsi (immagino la fatica!) nel volermi rivolgere una così articolata e cordiale risposta. Complimenti! Era davvero da tempo che non mi capitava di avere un confronto di idee così stimolante! Immagino che per Lei niente di meglio che qualche bombetta piazzata qua e là sia la dimostrazione più irrefutabile delle Sue opinioni! Auguri!...e mi raccomando non sottoponga così spesso la Sua materia grigia a tali sforzi, ne va della Sua buona salute, è una questione di igene (mentale). Per questo mi permetto cordialmente di consigliarLe una dieta parca e controllata di letture, solo quelle prescritte nel ricettario anarchico, che altre potrebbero provocarLe gravi reazioni allergiche e travasi di bile (uno shock di intelligenza!) a cui, considerate le Sue condizioni, difficilmente potrebbe intellettualmente sopravvivere. Di questo rischio, sia Lei che io, mi sembra di poter dire, abbiamo avuto, dalla Sua puntuale risposta, precisa contezza.

Sebastiano Lisi

    > "Descolarizzare la società"
    29 maggio 2005, di : Ivan Illich

    Signor Sebastiano, lei mi ha fatto venire il mal di testa (e il mal di pancia)! Ma come parla, usa le pietre al posto delle parole? Lo sa che lei è un MATTONE, sia nel senso di folle, pazzo, sia nel senso di pesante, pedante, noioso?... Forse lei non è in grado di capire e di apprezzare la mia ironia, perché non ha il senso dell’umorismo. Lei crede di essere stato ironico, sarcastico o beffardo nel suo messaggio, ma mi ha fatto solo ridere in quanto è semplicemente ridicolo, penoso, veramente patetico. Comunque, se vuole che le parli seriamente, le dirò alcune cose importanti, caro Sabastiano. Intanto, io non sono un analfabeta, o uno sciocco, né sono "descolarizzato" (come ha erroneamente scritto). Semmai sono un "anarchico descolarizzatore". Sa cosa vuol dire? Significa che sono un simpatizzante e un convinto sostenitore delle idee di Ivan Illich (non Lenin). Lo conosce? E’ il celebre teorico della "descolarizzazione della società". In parole semplici, questa corrente di pensiero afferma che la scuola e la società sono inutili e dannose, sono controproducenti e diseducative. Basta rivolgersi a milioni e milioni di ragazzi, di giovani, di studenti nel mondo, e domandargli che cosa pensano della scuola, se amano frequentarla e studiare, per rendersi conto di ciò che dico. La scuola, non solo non è in grado di educare (nel senso di "trarre fuori", di liberare lo spirito critico, di emancipare e di espandere l’area della coscienza, della ragione e dell’intelletto), non è in grado di insegnare il piacere dello studio, della lettura, della cultura, ma provoca l’esatto contrario, diseduca e suscita nei giovani il disgusto e il disamore verso i libri, verso la cultura e l’istruzione. La scuola insegna ad odiare se stessa, a detestare gli insegnanti, a disprezzare il sapere! Altrettanto fa la società nel suo complesso. Da qui, in breve (non la voglio fare troppo lunga, altrimenti lei si stanca e non riesce più a concentrarsi e a seguire il mio ragionamento), deriva l’idea della necessità di "descolarizzare" la scuola e la società, ossia di abolire la scuola e tutte quelle presunte istituzioni "educative" presenti nella società (e la società medesima si configura e si organizza nei termini di un grande e totalizzante ente educativo), che in realtà servono soltanto a reprimere le menti e a rendere gli individui più servili, ossequiosi ed obbedienti all’autorità, più disciplinati ed allineati all’ordine costituito. Infine, se vuole saperne di più sull’argomento, sig. Sebastiano, posso suggerirle una lettura molto utile ed interessante. Prenda nota: si legga il libro "Descolarizzare la società", che è il capolavoro di Ivan Illich. Buona lettura.

    Un anarchico descolarizzatore

> Democrazia e scuola
30 maggio 2005, di : Myskin

Gentile Ivan Ilich,

Anche Lei non sembra mostrare un grande senso dell’umorismo, il mio definirla "descolarizzato" non era "erroneo" ma appunto ironico, da qui l’averlo posto fra "virgolette". Capisco la Sua posizione ma non mi convince, penso che senza istituzioni ed educazione l’uomo non sarebbe più libero e migliore, che limiti e divieti sono necessari per condursi in una buona vita, che l’uomo, in breve, non è buono per natura (così come non è cattivo per natura, ma semplicemente, per natura, a differenza di tutte le altre specie, è "non stabilizzato" grazie all’istinto, a causa di un deficit istintuale) e corrotto poi dalla società e dalle istituzioni culturali, come pensava il buon Rousseau. Mi sembrano questo tipo di posizioni, sul piano della comprensione antropologica e delle origini della cultura, delle "robinsonate" (da Robinson Crosue), per dirla ancora con il vecchio Marx (che almeno, a scrivere libri, era davvero bravo) quando voleva definire criticamente-ironicamente le ingenuità, più o meno in buona fede, delle concezioni degli economisti classici a proposito dei presupposti e fondamenti della loro disciplina. Accolgo comunque il Suo suggerimento di lettura e di questo La ringrazio. Sono sicuro che ne trarrò stimolo e arricchimento. Se Le sono risultato pedante e quant’altro Lei ha ritenuto necessario dirmi, e se ancora dovessi risultargli tale, me ne Scuso con Lei; ma che vuole, ognuno sconta i propri limiti, e la scuola dovrebbe educare, oltre che a rendersene consapevoli e cercare di superarli, anche ad una maggiore tolleranza e comprensione degli altri. Ecco perché importante! Infine mi permetto anch’io di suggerirLe una lettura che spero Lei vorrà darsi occasione di fare: legga, per cominciare, René Girard, "Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo" (Adelphi), avrà modo di misurarsi con una comprensione antropologica e culturale dell’uomo forse un poco più avvertita. Con simpatia,

sebastiano lisi