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Della propaganda e della pubblicità

Quando si striscia la notizia tra guanciale e pancetta.

di Massimo Stefano Russo - domenica 28 agosto 2022 - 1273 letture

Propaganda e pubblicità, nate e affermatesi nel Novecento, secolo riconosciuto dei mass media e dell’informazione, sono recenti. La propaganda ha molto a che fare con la politica, la pubblicità più con il commercio, il mondo del marketing. La pubblicità è l’anima del commercio, si suol dire. Hanno in comune da un lato il consenso e dall’altro gli acquisti di marca che la pubblicità promuove. Negli anni Sessanta si parlava e ci si interrogava sui “persuasori occulti”, i pubblicitari, la stessa pubblicità non venivano visti di buon occhio; oggi ci si rivolge al pubblico attivo da coinvolgere per catturane l’opinione.

Il propagandista è diverso dal pubblicitario. Propaganda non è una brutta parola, ma stona di più rispetto a pubblicità e insospettisce. Chi fa propaganda fa anche pubblicità. Ma fino a che punto chi fa pubblicità, fa anche propaganda?

Fare propaganda è simile al fare pubblicità, ma non è la stessa cosa. Propagandare e pubblicizzare presentano differenze sostanziali e circostanziate. La propaganda si rivolge più al privato, la pubblicità è rivolta e indirizzata soprattutto al pubblico. Chi lavora nella pubblicità ha a che fare con i molti linguaggi della comunicazione. Il propagare ha un’accezione più negativa che positiva. Si propaga un incendio. Nel propagare, si ha la diffusione per riproduzione, per contagio. La pubblicità oggi si presenta inclusiva, e permane trasgressiva nel voler essere creativa e liberatoria di vecchi schemi e stereotipi. È una pubblicità sempre più corporale dove in Tv, senza disagio alcuno, si presentano spot che parlano continuamente di incontinenza e problemi di stitichezza o interessano le parti intime e si sdoganano wc e flatulenze; tutte cose che prima si evitava di affrontare o persino accennare in pubblico.

Nella logica di aumentare i consumi e i conseguenti profitti anche il bon-ton da tempo è diventato una virtù obsoleta, figuriamoci poi in politica ...

Negli anni la comunicazione è cambiata, sempre più centrale, considerata come scienza e spesso scambiata con l’informazione, generando confusione. La società a tecnologia avanzata è una società complessa che necessita di ridurre la complessità stessa. Il mito è la minor fatica (anagramma di informatica), nomen omen. La pubblicità in forma spettacolo e di testimonianza orale, ha come proposito l’essere convincenti che passa per la seduzione.

Com’è cambiata la propaganda e la pubblicità? Dove la loro utilità e perché sono cresciute d’importanza? Si comunica per essere informati. Le informazioni nelle società tradizionali sono soprattutto richieste poste con domande specifiche, nascono in relazione al territorio e all’ambiente, per orientarsi. Quante volte ci siamo sentiti dire o abbiamo detto: “posso chiederle, mi da un’informazione?” L’informazione è qualcosa che viene data come indicazione e viene offerta su richiesta, per colmare una lacuna. Oggi l’informazione viene data e proposta anche quando non richiesta su temi e argomenti futili e irrilevanti che distraggono e distolgono l’attenzione dagli interessi reali. È diventata merce di scambio, un prodotto importante per i nuovi mercati. Chi opera nel mercato deve essere ben informato e poter comunicare nel migliore dei modi, per raggiungere i propri fini.

L’informazione sempre più si acquista, la si paga, e ha valore. Non a caso sono nate società e figure professionali per organizzare la comunicazione e l’informazione. La comunicazione che manipola e corrompe l’informazione, senza corrispondere alla realtà, porta fuori strada, sbalestra e indebolisce progressivamente il capitale sociale di base della società e così genera disordine politico. Si affermano le notizie false che intenzionalmente ingannano. Il senso comune lega le opinioni alla libertà del poter pensare e dire tutto ciò che si vuole. Un discorso valido in teoria, ma con molte ambiguità nella prassi. Nell’esplosione di informazione e comunicazione, la comunicazione si è consolidata e si sviluppano meccanismi nuovi di controllo sociale. Cresce la dipendenza commerciale e dalla pubblicità, nel risaltare di cambiamenti importanti e interessi sovrapposti.

Quanta pesa la comunicazione quanto l’informazione? C’è un’offerta di informazione, aumentata drasticamente negli ultimi anni che supera la domanda. Quali le conseguenze? L’informazione ha un valore prezioso e vale sempre più come merce di scambio e riserva di potere. Una differenza dal valore intrinseco percepibile nello scambio. Il boom dell’informazione, in un quadro culturale e sociale eterogeneo, ha un impatto molto sfaccettato, essenziale per mantenere il potere e rispondere alle nuove necessità.

Al crescere della diffidenza verso gli organi istituzionali come considerare informazione e comunicazione? Chi esercita il controllo? Da cosa dipende? La comunicazione più dell’informazione influenza e rafforza le motivazioni politiche. L’informazione, nell’esprimere giudizi di valore che rifiutano ed escludono in relazione ai concetti di norma, devianza, diversità, può produrre effetti deleteri. Ai concetti di comunicazione e informazione associamo differenze essenziali. Chi è informato e sa comunicare possiede più abilità e capacità. L’informazione mantiene una sua specificità, cambia la comunicazione. L’essere ben informati e sapere richiede di conoscere, capaci di scegliere. L’informazione, chiave per tracciare il futuro, si basa più sul linguaggio, la comunicazione punta sulle sensazioni. La buona comunicazione si propone di sostenere l’informazione, per persuadere, nell’interagire partecipe, pluralista e tollerante.

La comunicazione che contiene l’informazione, soprattutto quando è pubblica mette in scena l’informazione e contano gli elementi visivi. Lo spazio della comunicazione ha elementi decorativi che rappresentano l’informazione, dove si cala la retorica persuasiva. L’egemonia stabile della propaganda politica, all’atto pratico, comunicazione visiva e simbolica, la ritroviamo nell’interpretazione ideale proposta in forma creativa e con una sua precisa fisionomia. Espressione e contenuto esprimono un legame in diversi modi che vanno oltre la parola e fanno la differenza.

Se la comunicazione legittima l’informazione, la disinformazione ha un piano per esercitare il controllo. L’informazione è sempre più un bene capitale e si accumula potere grazie alla comunicazione. Come si ripercuote l’informazione sul piano comunicativo? Comunicazione e informazione hanno reciproca influenza. I cambiamenti nella comunicazione hanno contribuito a sgretolare e frammentare il potere politico tradizionale, impegnati tutti contro tutti, nell’alimentare la rivalità, le divisioni e il disordine. L’asse commerciale ricerca nuovi centri per produrre ricchezza e per questo, con chiare mire espansionistiche, sposta e stringe nuove alleanze. Il passare dall’economia dell’informazione all’economia della comunicazione, con la storia che sempre tenta di manipolare i conflitti, deve farci riflettere. La percezione della comunicazione si è trasformata esplicitamente e la connessione consolida ed estende la condivisione. Il potere politico deve poter contare su un legame forte con la comunicazione.

La comunicazione efficace è un bene che esporta l’informazione con il massimo valore aggiunto, redditizia nell’ottenere molti profitti dai visibili effetti politici e sociali. La comunicazione che ha profitti e adeguati guadagni, incentiva l’informazione, fa aumentare il capitale relazionale di base. Negli anni, dallo squilibrio tra la comunicazione e l’informazione, consegue che la comunicazione da un lato si arricchisce di simboli, dall’altro il linguaggio che informa deve fare i conti con un mondo culturale e sociale rivolto anche a mettere in discussione principi e valori tradizionali, un tempo punto di riferimento.

L’informazione, sempre più merce, è bene prezioso da scambiare, con la comunicazione politica che da rappresentazione, per ricavarne il massimo valore, si intensifica a scapito dell’informazione, con un notevole impatto complessivo. L’informazione che spesso emerge inaspettatamente dalla comunicazione manifesta differenze, con modifiche rilevanti, con la comunicazione che guida l’informazione ad ampliarne l’azione. Essere informati permette di partecipare attivamente alla vita pubblica.

Chi detiene la comunicazione, nel permettere la partecipazione, ha il potere di limitare l’informazione. A quali sviluppi si va incontro? Come si pone l’informazione rispetto alla comunicazione per una politica di successo? Creatività e innovazione espositiva, favoriscono e incentivano la comunicazione, ma l’informazione ha alla base sempre l’autorevolezza di chi la esprime. Un principio che i social nel raggiungere, in una discussione inedita, un’eco pubblica più vasta rispetto al passato, mettono in discussione. Le tecnologie impiegate aumentano la produttività del lavoro informativo che passa attraverso la comunicazione. Le società autoritarie temono il dissenso e formulano operativamente per reprimerlo il diritto, chiamato a regolamentare l’informazione e le forme di comunicazione. La comunicazione politica, rivolta al vasto pubblico, andrebbe intesa come azione finalizzata all’informazione politica quale servizio pubblico.

L’informazione che esaspera gli antagonismi attraverso la comunicazione va intesa più come un bene di consumo per accreditare e soprattutto discreditare, nell’indirizzare l’agire. La comunicazione che informa lealmente risponde al pensiero, in armonia con la mente. Incapaci di fermare il flusso di parole manca il potere di mediare e moderare.

Assente la forza evocatrice del pensiero, l’interazione sociale è sempre meno naturale. Chi comunica deve avere la capacità di trasmettere stati d’animo e sentimenti, ma con la mente irrequieta si è sempre meno capaci di preservare consapevolmente le informazioni ricevute. Selezionare l’offerta è difficile se abbonda la frammentazione. La digitalizzazione che ha trasformato l’informazione in veste di comunicazione genera un ampio pluralismo informativo.

Chi ha il ruolo di produttore d’informazione? La mobilitazione informativa che passa dal web rafforza la visibilità e la dimensione collettiva. L’offerta si moltiplica con i generi ibridi che personalizzano e spettacolarizzano la stessa comunicazione.

Quale comunicazione e informazione oggi abbiamo? Quale relazione la politica intrattiene con la comunicazione? Viene meno il rapporto dominante del pensiero politico affermatosi in passato. Le parole comunicazione e informazione presentano numerosi equivoci e rischiano di rimanere vaghe e imprecise, in un disorientamento pervasivo e totale, espresso in infiniti modi che diffondono una grande confusione.

La conoscenza che guida e illumina passa dall’informazione, con la comunicazione che rende liberi. È decisivo porsi le domande essenziali e saper dare una risposta. La conoscenza che si afferma nel video mediante la visione muta l’espressione della personalità. Le parole dissennate, frutto di ragionamenti insensati e mancano di naturale condivisione empatica.

Il linguaggio media e vincola la libertà alla parola, nonostante la sua volatile inconsistenza che impone una via lunga al pensiero e lo allontana dall’immediatezza. Perché sorga l’attività simbolica del pensiero è necessario introdurre discontinuità nella continuità. Ci si affida alla comunicazione per ricreare una immagine nuova di sé e rimodellare la propria identità, in un processo di cambiamenti delle trasformazioni politiche, culturali ed estetiche, ancor più quando gli equilibri compromessi aggravano la crisi politica.

La comunicazione che trasforma la politica occupa una posizione chiave ed è un fattore importante nel farsi pubblicità per valorizzare e reclamizzare le proprie attività. Quanto verrà a costare il guanciale propagandato dal testimonial Enrico Letta?


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