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Defunding USAID: lo studio su The Lancet quantifica il rischio per la salute in Africa subsahariana

A fotografare con chiarezza cosa è stato fatto grazie agli aiuti USAID e cosa potrebbe andare perduto è un recente studio internazionale pubblicato su The Lancet.

di Amref Italia - mercoledì 21 gennaio 2026 - 424 letture

Per oltre due decenni, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) è stata uno degli attori più importanti per proteggere la salute delle comunità che vivono nei paesi più poveri del mondo.

In Africa subsahariana, in particolare, i programmi finanziati dagli Stati Uniti hanno contribuito in modo decisivo a ridurre le morti per malaria, HIV/AIDS, malnutrizione e complicanze legate alla gravidanza e al parto.

A fotografare con chiarezza cosa è stato fatto grazie agli aiuti USAID e cosa potrebbe andare perduto a causa della cancellazione dell’agenzia voluta nel 2025 è un recente studio internazionale guidato da Daniella Medeiros Cavalcanti e pubblicato su The Lancet, che ha analizzato l’impatto complessivo dei finanziamenti USAID negli ultimi vent’anni.

Lo studio ha esaminato i dati di 133 paesi a basso e medio reddito tra il 2001 e il 2021, valutando l’effetto dei finanziamenti USAID su salute, nutrizione, istruzione, assistenza umanitaria e sviluppo.

I risultati mostrano che livelli più elevati di finanziamento sono associati a:

- una riduzione del 15% della mortalità totale; - una riduzione del 32% della mortalità nei bambini sotto i cinque anni.

Secondo le stime degli autori, circa 92 milioni di morti sono state evitate in vent’anni, di cui oltre 30 milioni tra i bambini più piccoli (Cavalcanti et al.).

L’Africa subsahariana è la regione che ha ricevuto la quota maggiore dei finanziamenti USAID e, allo stesso tempo, quella con il più alto carico di mortalità evitabile.

Lo studio mostra che i maggiori benefici sono stati osservati proprio per malattie molto diffuse in questa area:

- HIV/AIDS: riduzione della mortalità del 65%;
- malaria: riduzione del 51%;
- malattie tropicali neglette: riduzione del 50%.

A questi si aggiungono cali significativi delle morti per tubercolosi, diarrea, infezioni respiratorie, malnutrizione e legate al parto e post parto.

L’impatto dei finanziamenti risulta ancora più forte nei paesi più poveri e con sistemi sanitari fragili, una condizione comune in molti contesti africani.

I dati dello studio non forniscono stime puntuali per singolo paese, ma permettono di identificare contesti in cui l’impatto dei tagli rischia di essere particolarmente grave, perché fortemente dipendenti dai programmi USAID.

Nigeria
- La Nigeria è uno dei principali beneficiari dei programmi USAID per la lotta alla malaria e all’HIV. Secondo lo studio, proprio queste due cause di morte sono quelle che hanno risposto meglio ai finanziamenti. L’interruzione dei programmi di controllo della malaria e delle forniture sanitarie rischia di colpire soprattutto bambini sotto i cinque anni e donne in età riproduttiva.

Uganda
- In Uganda, USAID ha sostenuto per anni interventi su malaria, salute materno-infantile e HIV. Lo studio mostra che paesi con basso reddito e alta vulnerabilità strutturale ottengono benefici superiori alla media dai finanziamenti. I tagli rischiano quindi di rallentare o invertire i progressi ottenuti nella riduzione della mortalità infantile.

Mozambico
- Il Mozambico presenta un’elevata diffusione di HIV, alti livelli di malnutrizione infantile e una mortalità materna ancora elevata. Secondo gli autori, USAID ha contribuito a ridurre la mortalità legata a più cause contemporaneamente. La riduzione dei fondi potrebbe quindi avere effetti cumulativi, colpendo più ambiti della salute allo stesso tempo.

Tanzania
- Negli ultimi vent’anni la Tanzania ha registrato un forte calo della mortalità sotto i cinque anni, in linea con l’intensità dei finanziamenti ricevuti. I programmi USAID hanno sostenuto interventi integrati su malaria, nutrizione e salute neonatale.

Etiopia
- Con una popolazione numerosa e frequenti emergenze umanitarie, l’Etiopia ha beneficiato di un sostegno USAID importante in ambito nutrizionale e materno-infantile. Lo studio indica che nei paesi con basso reddito e alta fragilità istituzionale i tagli producono effetti sproporzionati, rendendo il contesto etiope particolarmente vulnerabile.

Lo studio non si limita a guardare al passato, ma prova a stimare cosa potrebbe accadere se i tagli ai fondi USAID dovessero proseguire.

Secondo le proiezioni, già nel 2025 la riduzione dei finanziamenti potrebbe causare quasi 1,8 milioni di morti aggiuntive, di cui circa 700.000 tra i bambini sotto i cinque anni.

Entro il 2030, le morti evitabili potrebbero superare i 14 milioni, con un impatto particolarmente grave in Africa subsahariana (Cavalcanti et al.).

I numeri dello studio mostrano che USAID ha avuto un ruolo fondamentale nel salvare vite e rafforzare sistemi sanitari fragili. I tagli in corso non sono solo una questione di bilancio, ma una decisione che può tradursi in meno cure, meno prevenzione e più morti evitabili.


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