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Dee Dee Bridgewater a Catania Jazz

Per “Un solo jazz” la rassegna jazz organizzata da Catania Jazz, sul palco del Teatro Metropolitan di Catania la splendida voce di Dee Dee Bridgewater
di Liliana Rosano - sabato 19 maggio 2007 - 3700 letture

Il cuore pulsante dell’Africa sul palco del Metropolitan di Catania. A portare suoni e colori di una terra, il Mali, una delle più grandi interpreti del jazz, Dee Dee Bridgewater, che ha regalato al pubblico di Catania uno spettacolo intenso e coinvolgente.

Grintosa, sensuale ed ammaliante Dee Dee ha presentato il suo ultimo lavoro che non è semplicemente frutto di una nuova ricerca musicale ma anche di un viaggio nel cuore delle sue radici: l’Africa e il Mali, terra a cui si sente idealmente appartenere per la forza spirituale che la lega alla potenza dei suoni e delle voci, alla carica umana, alla varietà di linguaggi delle diverse etnie. “Red Earth, a Malian Journey”, questo il titolo del suo ultimo album, è dedicato alla commistione tra la tradizione del Black American Jazz e la musica strumentale del Mali.

Ma è qualcosa di più, che non può rientrare nella riduttiva definizione afro-jazz. Piuttosto una fusione di blues, jazz, world-music, che guardano a quella terra, alla “Mama Africa”, dove nasce la vera radice del blues e del jazz. In una mise etno-chic, con la sua voce potente e raffinata, accompagnata da una vera malian all star band, dalla kora, alle percussioni al djembè, questi gli strumenti della tradizione maliana, oltre che dal pianoforte, contrabbasso e batteria, Dee Dee e i suoi musicisti hanno interpretato brani del patrimonio maliano, che rimandano addirittura alla tradizione dei griot del XII , ma anche rivisitazioni in salsa africana, con l’eleganza che contraddistingue questa signora del Jazz, di pezzi classici della tradizione jazz come l’omaggio a Nina Simone.

Ma è il suono viscerale delle percussioni e della Kora a dominare sul palcoscenico, piuttosto che quello classico del jazz, quasi che fosse lei a seguire il flusso della musica e non la musica ad accompagnare la grinta della sua voce. Nei duetti con artisti maliani, sembra allontanarsi dal jazz per dare spazio ai ritmi sincopati africani, ai balli tribali con cui accompagna sinuosamente le sue interpretazioni.

Il pubblico ha accolto con entusiasmo questa nuova Dee Dee, che presenta un’identità più forte, che si emancipa da quell’eterno confronto con Ella Fitgerald, da cui non può che averne raccolto la grande eredità musicale, anche se tra loro c’era chi rimpiangeva la Dee Dee classica, quella del celebre duetto con Ray Charles . Ma il cuore pulsante dell’Africa non cessa di battere, fino alla danza tribale collettiva che ha chiuso il concerto, in un tensione emotiva che ha avvolto suoni, movimenti e colori. Quasi a voler ricongiungersi con quella terra madre.


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