De André, La Storia: alla Fortezza Vecchia di Livorno un trionfo di musica e impegno civile per i trent’anni di Anime Salve
Ieri sera, martedì 8 settembre, la suggestiva cornice della Fortezza Vecchia di Livorno ha ospitato l’anteprima nazionale del tour De André, La Storia. La produzione, firmata S11 (Stage 11) con la regia di Emiliano Galigani, ha celebrato in anteprima e con grande stile il trentennale di Anime Salve, l’ultimo e profetico capolavoro discografico di Fabrizio De André pubblicato nel 1996.
La redazione di Girodivite.it ha partecipato a questa serata indimenticabile, che si è rivelata molto più di un semplice concerto: una vera e propria esperienza immersiva tra musica, poesia e riflessione civile.
A far rivivere sul palco l’anima e l’universo del cantautore genovese è stata una band composta da grandi musicisti professionisti, capaci di restituire con passione e rispetto la complessità delle melodie originali. A prestare la voce ai brani immortali del Faber è stato il bravissimo cantautore Carlo Costa, accompagnato da un ensemble d’eccezione: Massimiliano Salani (synth e minimoog), Felicity Lucchesi (tastiere e minimoog), Emmanuele Modestino (chitarra acustica, nylon e bouzouki), Giacomo Dell’Immagine (chitarra elettrica, acustica, berimbeau e guitalele), Luca Santangeli (basso), Eanda Lutaj (flauto e ocarina) e Alessandro Matteucci alla batteria.
L’allestimento ha regalato al pubblico un fortissimo impatto emozionale e visivo. Durante l’esibizione, mentre gli artisti suonavano dal vivo, alle loro spalle venivano proiettati dei video molto evocativi, pensati per accompagnare e mettere in risalto il significato profondo di ciascun brano eseguito. Un intreccio perfetto tra note e immagini, in grado di ripercorrere non solo i momenti salienti della vita di De André, ma anche il contesto storico e sociale del nostro Paese.
Ciò che ha reso l’evento particolarmente toccante è stata la nitidezza con cui è emersa la visione politica di De André. Dal suo primo disco fino al testamento di Anime Salve, la sua arte si è costantemente e tenacemente schierata dalla parte dei più deboli, degli ultimi e degli emarginati. Attraverso lo spettacolo è affiorata la grandezza di un intellettuale libero e controcorrente, il cui messaggio antimilitarista e la ferma condanna verso tutte le guerre risuonano oggi più attuali e necessari che mai.
In questo viaggio musicale ha trovato spazio anche un altro aspetto fondamentale del genio artistico di De André: la continua sperimentazione linguistica. Il cantautore ha saputo elevare il dialetto a vera e propria lingua poetica, dimostrando un rapporto con il suo territorio profondo e indissolubile nel tempo. Questo attaccamento viscerale alle proprie radici ha raggiunto il suo apice creativo nella realizzazione di un intero album cantato in lingua genovese, il capolavoro Crêuza de mä (1984). Una scelta coraggiosa che univa le sonorità mediterranee alla lingua del mare e della sua terra madre, restituendo dignità e voce alle culture locali e alle storie dei naviganti.
Ma lo spettacolo non ha trascurato nemmeno il lato umano e intimo del Faber, capace di tradurre il proprio vissuto in poesia universale. Sul palco si sono intrecciati i fili della sua vita privata, segnata da amori profondi e vicende drammatiche. La narrazione ha toccato il delicato periodo dei primi anni ’70, quando terminò il suo matrimonio con la prima moglie, Enrica "Puny" Rignon: una separazione dolorosa da cui scaturì, nel 1973, una delle canzoni d’amore più struggenti di sempre, Verranno a chiederti del nostro amore.
Ampio respiro è stato dato poi al racconto del suo grande e indissolubile amore per Dori Ghezzi, compagna di vita con cui condivise anche una delle prove più terribili. A fine agosto del 1979, infatti, la coppia fu vittima di un rapimento in Sardegna ad opera dell’Anonima Sequestri. Rimasero prigionieri per quasi quattro mesi alle pendici del Monte Lerno, prima di essere rilasciati pochi giorni prima di Natale dietro il pagamento di un riscatto. Un’esperienza traumatica che De André, con straordinaria umanità, seppe elaborare (arrivando persino a comprendere e "perdonare" in parte i propri carcerieri) e trasformare in opere d’arte indimenticabili come Hotel Supramonte.
A coronamento di questa serata magica, il video che abbiamo scelto di condividere con voi a corredo dell’articolo documenta proprio l’apice dell’emozione vissuta alla Fortezza Vecchia: il "Bis" finale. Una volta conclusa la scaletta ufficiale, richiamati a gran voce dagli applausi scroscianti e da un pubblico letteralmente in estasi, gli artisti sono tornati sul palco concedendo gentilmente oltre 15 minuti di spettacolo fuori programma.
In questo video potrete rivivere quei momenti vibranti: un regalo indimenticabile in cui la band ha sprigionato tutta la sua energia in una vera e propria festa collettiva, eseguendo pietre miliari e ritmi incalzanti come Bocca di rosa, Volta la carta e l’immancabile e travolgente Il pescatore.
Una chiusura corale, un omaggio gioioso che ci ricorda come le canzoni di Fabrizio De André continuino a unire intere generazioni in un unico, grande abbraccio. De André, La Storia non è dunque solo un tributo a un pilastro della cultura italiana, ma un viaggio che scuote le coscienze, continuando a interrogare lucidamente e profondamente il nostro presente

- De André, La Storia alla Fortezza Vecchia di Livorno (2)

- De André, La Storia alla Fortezza Vecchia di Livorno (3)

- De André, La Storia alla Fortezza Vecchia di Livorno (4)

- De André, La Storia alla Fortezza Vecchia di Livorno (6)

- De André, La Storia alla Fortezza Vecchia di Livorno (7)

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