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Datemi uno stuzzicadenti e vi solleverò il mondo

di Sergej - lunedì 23 settembre 2019 - 590 letture

Come in molte cose, c’è un “modo” di utilizzare l’oggetto che rimarca la tua appartenenza di classe e sociale. L’oggetto in questo caso è lo stuzzicadenti. Oggetto consumistico per eccellenza, oggetto su cui l’industria si è “industriata” fino a farne un componente incredibilmente sottile della propria astuzia espansistica. Cosa c’era prima dello stuzzicadenti? C’era il puliscidenti fatto di vari materiali: osso, metallo (coltello), unghio ecc_. Quando una scheggia di cibo si incastrava tra i denti si usava la prima cosa che capitava. Mentre per l’utensileria da cucina - la civiltà della forchetta e del coltello da pesce - ci si è avvicinati progressivamente e in alcuni casi solo in periodo molto recente, con lo stuzzicadenti si è all’origine. Scrive Wikipedia:

Lo stuzzicadenti esiste da migliaia di anni; probabilmente è il più vecchio strumento per la pulizia dentale. Gli stuzzicadenti sono ben conosciuti in tutte le culture; addirittura sono stati ritrovati stuzzicadenti in bronzo in tombe preistoriche nel nord Italia e nelle Alpi orientali. Era ben conosciuto anche in Mesopotamia. Nel XVII secolo gli stuzzicadenti divennero oggetti di lusso assimilabili a gioielli. Venivano creati con metalli preziosi” [1]

Scrive Matteo Rubboli [2]: “Addirittura il primo uso documentato dello stuzzicadenti risale a 1,8 milioni di anni fa nei resti trovati nel sito di Dmanisi, in Georgia. Sulla radice di un dente della mascella sono stati identificati i segni di un graffio che mostrano l’uso di uno stuzzicadenti. [...] Giungendo in epoca storica, lo stuzzicadenti divenne un oggetto comune per le classi più agiate già dai tempi dei Greci e Romani. Ne parla Diodoro Siculo, storico siceliota del I Secolo a.C., quando racconta di come Agatocle, tiranno siracusano, fu assassinato con uno stuzzicadenti imbrattato di veleno. Gli stuzzicadenti del periodo sono inoltre giunti sino a noi grazie al materiale con cui venivano costruiti, che poteva essere osso o metalli preziosi. La scelta dei metalli preziosi per realizzare uno stuzzicadenti è indice inoltre dell’elevata considerazione che questo strumento godeva fra le persone del tempo. In epoca medievale, portare un simile dono in oro o argento era un regalo prezioso e graditissimo, appannaggio soltanto delle classi più agiate. Ancora nel XIX secolo, Luisa Maria di Borbone-Francia, prima duchessa e poi reggente del Trono di Parma, aveva nella propria dote una dozzina di preziosi stuzzicadenti. Gli stuzzicadenti furono prodotti in serie già nel XVI secolo, curiosamente dalle suore del Mosteiro de Lorvão a Coimbra, in Portogallo. I bastoncini non venivano tuttavia utilizzati per pulire i denti, ma dovevano ripulire le dita dai residui appiccicosi di confetti prodotti in loco.[...] La zona di Coimbra divenne famosa per la produzione di stuzzicadenti, esportati in Europa e nelle Americhe. Fu nel XIX secolo che un imprenditore statunitense, Charles Forster, conobbe questo piccolo strumento di igiene personale mentre si trovava in Brasile, allora sotto l’influenza portoghese. Forster, prototipo dell’imprenditore statunitense dell’800, iniziò ad ingegnarsi e ad acquisire la tecnologia per realizzare una macchina che producesse in serie gli stuzzicadenti. Coinvolse Charles Freeman, attivo nella produzione di macchinari per confezionare calzature, e insieme riuscirono a realizzare la prima fabbrica di stuzzicadenti nello stato del Maine, negli Stati Uniti. Una volta riusciti a realizzare i bastoncini in legno, che prima furono piatti e solo in seguito divennero cilindrici, il problema di Forster fu quello di generare l’esigenza dello strumento nelle persone comuni come in quelle delle classi più ricche. Forster ebbe quindi un colpo di genio: assunse degli attori per andare in giro per i negozi domandando degli stuzzicadenti. Poco dopo che il negoziante rispondeva negativamente alla richiesta, Forster si presentava nel negozio proponendo l’acquisto degli stuzzicadenti. Il marketing spietato di Forster non raggiunse solo i negozianti, ma anche i ristoranti. Organizzò delle messinscene dove alcuni attori andavano a cena e, a fine pasto, chiedevano degli stuzzicadenti ai camerieri. Alla risposta negativa di questi, gli attori si producevano in una scenata rumorosa e chiassosa, che apostrofava l’assurdità di non avere a disposizione degli stuzzicadenti in un Ristorante. Il piccolissimo paese di Strong, nel Maine, divenne la capitale mondiale dello stuzzicadenti. Curiosamente, il villaggio contava meno di 1.000 abitanti, ma qui venivano prodotti sino a 500 milioni di stuzzicadenti l’anno già a fine ‘800. Il momento di maggior popolarità fu durante gli anni ’50 quando, a fine Seconda Guerra Mondiale, gli statunitensi avevano esportato l’uso degli stuzzicadenti anche in Europa e in Asia, dilagando poi in tutto il mondo. Il mercato globale e la produzione cinese però mise in ginocchio la Forster Manufacturing Company, che chiuse i battenti nel 2003, dopo oltre un secolo di storia.”

Dopo aver accompagnato tutta la storia dell’umanità, lo stuzzicandenti è approdato nell’era industriale. La prima macchina per la produzione di stuzzicadenti fu sviluppata nel 1869 da Marc Signorello. Un altro macchinario è stato brevettato nel 1872, da Silas Noble e J. P. Cooley [3].

Oggi gli stuzzicadenti sono quasi sempre di legno, tagliati da legno di betulla. I tronchi vengono prima tagliati a spirale in fogli sottili, che vengono quindi tagliati, fresati e sbiancati fino ad arrivare al prodotto finale.

Scrive Linda Liguori [4]:

Samurai è il sorprendente nome scelto nel lontano 1965 dai fratelli Lotti per la loro idea di stuzzicadenti in legno di betulla. Lo trovo sorprendente per varie ragioni: 50 anni fa non era il primo pensiero trovare un nome originale, soprattutto per due agenti di commercio che dopo l’incontro con il signor Tanaka, esportatore di legnami giapponesi, decidono di buttarsi in una impresa così nuova per loro. Oggi il nome Samurai sembra quasi banale: siamo abituati a sentirlo, accompagna le nostre vite da sempre ed è diventato quasi sinonimo di stuzzicadenti. Ma in quegli anni scegliere un nome chiaramente straniero, che apriva un mondo così inedito e misterioso per l’occidente, è stata un’azione molto audace. Sarà forse per aiutare la pronuncia di un termine così particolare, che il nome è stato dotato di accento sulla seconda vocale A.

Lo stuzzicadenti in sé non era così innovativo [...] a metà degli anni 50 in Italia si usavano stuzzicadenti in legno più povero, il pioppo. La passione dei fratelli Lotti per le betulle del signor Tanaka, provenienti da Hokkaido rispondeva forse al loro desiderio di nobilitare lo stuzzicadenti, producendolo in legno pregiato, chiaro, ben lavorabile, proponendolo alle piccole botteghe e dotandolo di un nome importante e di valore.

Da quei primi passi la famiglia Lotti ha creato un impero: non solo di “carezzanti” ma anche di bastoncini per le orecchie, spugne, panni, dischetti leva trucco, ombrellini e cannucce per cocktail, e tante altre cose per l’igiene personale e domestica. All’inizio di maggio 2015 è mancato uno dei due fratelli fondatori dell’azienda SIS (Società Italiana Spugne e Stuzzicadenti) poi divenuta SISMA forse per legarsi a Mantova, città d’origine e tuttora sede dell’azienda mai delocalizzata. Sembra che il nome Samurai sia stato scelto perché coniuga il valore del guerriero giapponese con la tenacia mantovana. Ed infatti nel Giappone feudale i samurai erano una casta militare colta, che oltre alle arti marziali praticava arti zen. La parola samurai deriva dal verbo saburau, che significa “servire o tenersi a lato” e saburai significava quindi “servo” o “accompagnatore”. Sulle confezioni di stuzzicadenti campeggia un antico samurai con in mano la Katana o spada che così stilizzata richiama proprio lo stuzzicadenti!

Oggetto di pulizia, ma anche oggetto sociale dicevamo. Il “modo” in cui viene usato dichiara la propria classe di appartenenza. Ci sono quelli che appena finito di mangiare si infilano uno stuzzicadenti in bocca e cominciano a ruotarlo con abilità cistercense esibendo l’operazione, partecipando ai lazzi del dopo-cibo, o lo tengono in mano all’uso di uno spadino di Zorro e te lo sventolano sotto il naso e tu cominci a sudare pensando allo sfregio o all’occhio annorbato. Ci sono quelli che silenziosamente si accucciano e, ponendo una mano davanti alla bocca, cominciano a operare alla ricerca di un pezzo incastrato tra i denti, ma temendo di essere visti dagli altri nel corso dell’operazione si nascondono come un ladro intento a borseggiare. La divisione tra esibizionisti e timidi non è socialmente secondaria. Se la discrezione è apprezzata dal galateo (sia esso aristocratico o imitatorio borghese), l’uso dello stuzzicandenti diventa “segnale” (senhal è un termine provenzale) del proprio essere e della propria posizione nel mondo.

Scriveva Giovanni Della Casa nel suo Galateo (cap. XIX):

"Non istà bene grattarsi, sedendo a tavola… Non istà medesimamente bene a fregarsi i denti con la tovagliuola, e meno col dito… E chi porta legato al collo lo stuzzicadenti erra senza fallo... … oltra che quello è uno strano arnese a veder trar di seno… e non so ben dire perché questi cotali non portino altresì il cucchiaio legato al collo"

contro l’uso (siamo a metà del Cinquecento) di stuzzicadenti personali che si portavano appunto legati al collo.

Anche il modo in cui lo strumento viene offerto ai commensali testimonia la socialità del ristoratore o di chi sta accogliendo gli ospiti per la funzione sociale del cibo in convivio.

Una "socialità" dello stuzzicadenti che ha anche una sua presenza nel cinema. Si ricordi Johnny Stecchino, il film del 1991 con Roberto Benigni, oppure alla scena del gatto di Hanna & Barbera che cerca di non dormire e che si mette gli stecchini negli occhi (gli stecchini saltano e si rompono inesorabilmente). Diventa oggetto di tortura (gli stuzzicadenti infilati sotto le unghie) o gioco (la riproduzione di monumenti famosi, usando stuzzicadenti incollati; fino allo shangai o ad altri giochi per adulti e per bambini).

Ecco che lo stuzzicadenti da semplice legnetto accessorio, diventa uno dei fulcri della socialità. Leva d’interesse sociologico.

E non è secondaria la notizia della morte, il 21 settembre 2019, di Enzo Lotti.

"Enzo Lotti, imprenditore che nel 1965 fondò insieme al fratello Giovanni la Sis, azienda nota soprattutto per aver creato il marchio di stuzzicadenti Samurai. L’azienda, che oggi si chiama Sisma, nacque a Mantova quando i due fratelli Lotti conobbero un commerciante giapponese di legno di betulla, materiale con cui iniziarono a fabbricare i loro stuzzicadenti. Oggi, invece, per i diversi prodotti dell’azienda viene usato legno di betulla, pino e bambù proveniente dalla Cina. Lotti è morto a a Borgo Trento, in provincia di Verona" [5].

C’è stata tutta una generazione di imprenditori che si è affermata negli anni Sessanta del Novecento, che ha creato il “miracolo economico” italiano. Miracolo che è transitato non solo sulle motorette o sulle auto, le lavatrici e i frigoriferi, ma anche attraverso il cibo, la carta igienica, il dentifricio (si ricordi la Pasta del Capitano) e attraverso gli stuzzicadenti italiani (anche se travestiti da samurai).


Bibliografia: oltre al materiale trovato sul web, di cui diamo i link nelle note, rimandiamo a: Henry Petroski, The Toothpick: Technology and Culture, Vintage Books, 2008. - ISBN 978-0307279439.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Stuzzicadenti

[2] https://www.vanillamagazine.it/la-storia-dello-stuzzicadenti-dai-neanderthal-ad-arma-letale-a-oggetto-di-lusso-quotidiano/

[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Toothpick

[4] https://www.lindaliguori.it/samurai-lo-stuzzicadenti/

[5] https://www.ilpost.it/2019/09/23/enzo-lotti-samurai-stuzzicadenti-morto/. Vedi anche: AGI.


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