Dalle Frecce Tricolori alla Feccia Tricolore
Le Frecce continuano a volare e svettare, ma qualcuno ha ancora voglia di guardare in alto?
C’era una volta un Paese che guardava in alto il cielo, ammirato, compiaciuto e orgoglioso. Quando passavano le Frecce Tricolori, la gente alzava lo sguardo. Erano il simbolo dell’eccellenza italiana: precisione, disciplina, competenza, coordinamento. Un miracolo aerodinamico che dimostrava come nove persone potessero andare nella stessa direzione senza insultarsi su Facebook. Poi qualcosa è successo.
Non è chiaro quando sia iniziata la metamorfosi. Forse quando c’è chi ha deciso che studiare sia da secchioni, la competenza un sospetto difetto caratteriale e l’ignoranza, da esibire con sufficiente arroganza, una forma di autenticità democratica. Le Frecce Tricolori continuano a volare. Ma sul suolo italico è comparso uno stormo molto più numeroso: la Feccia Tricolore.
La Feccia Tricolore non vola. Commenta. Non costruisce. Commenta. Non studia. Commenta. Non legge. Commenta. Non verifica. Condivide. La sua missione storica consiste nel trasformare ogni questione complessa in uno slogan di tre parole e mezzo. L’economia? Colpa di qualcuno. La scuola? Colpa di qualcun altro. La sanità? Colpa degli stessi di prima, più qualcun altro ancora. La geopolitica? Una cosa che si risolve in quattro righe scritte alle due del mattino tra un video di gattini e una teoria del complotto.
La Feccia Tricolore è profondamente patriottica. Ama l’Italia con la stessa intensità con cui detesta gli italiani. Parla continuamente di nazione, popolo e identità, purché nessuno le chieda di rispettare una fila, pagare le tasse o leggere un libro pubblicato dopo il 1973. Un tempo gli eroi nazionali erano scienziati, esploratori, artisti, imprenditori, magistrati, insegnanti. Oggi rischiano di essere sostituiti da influencer che spiegano la fisica quantistica dopo aver visto un video di trenta secondi.
La Feccia Tricolore è convinta di essere perseguitata. Tutti ce l’hanno con lei: i giornali, gli insegnanti, gli intellettuali, i meteorologi, gli astronomi e probabilmente anche alcune specie migratorie. La sua caratteristica principale è la certezza assoluta. Non importa quale sia l’argomento. Ha sempre una risposta. Epidemiologia, diritto costituzionale, finanza internazionale, archeologia sumera: tutto può essere spiegato in un post scritto senza punteggiatura. La complessità è vista come una cospirazione delle élite. L’approfondimento come un’inutile perdita di tempo. Il dubbio come una forma di debolezza morale.
Eppure la Feccia Tricolore svolge una funzione sociale importante. Ricorda costantemente quanto sia difficile costruire una democrazia fondata sulla conoscenza. Ogni sua apparizione rappresenta una lezione pubblica sull’importanza della scuola, della cultura e del pensiero critico. Perché le Frecce Tricolori non sono soltanto aerei. Sono una metafora. Per volare in formazione servono addestramento, disciplina, studio, fiducia reciproca e competenza. La Feccia Tricolore, invece, dimostra quotidianamente che per precipitare basta molto meno.
Forse la vera sfida nazionale non consiste nel difendere il tricolore dalle minacce esterne. Consiste nel difenderlo da chi lo sventola continuamente senza averne compreso il significato. Tra il cielo delle Frecce Tricolori e il rumore della Feccia Tricolore si gioca una partita decisiva. Da una parte l’idea che la qualità richieda impegno. Dall’altra la convinzione che l’opinione dell’ignoranza valga più della conoscenza. Le Frecce continuano a volare e svettare, ma qualcuno ha ancora voglia di guardare in alto?
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