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Dal ticchettio delle telescriventi al messaggio elettronico che segnala un errore del sistema

"La burocrazia è tra le strutture sociali più difficili da distruggere" (​Max Weber)

di Silvia Zambrini - mercoledì 19 aprile 2023 - 1113 letture

Questo termine, ora sinonimo di pesantezza, ridondanza, spreco era stato emblema del passaggio da un potere assoluto a un altro basato sull’impersonalità delle regole tipico della società industriale, con la divisione del lavoro, le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni attraverso concorso e tutto quanto contribuisce alla produttività economica. Weber non tralasciò i rischi di un meccanismo che tende alla complessità tra molteplici enti e stadi di produzione tra essi sconnessi: una prima triste dimostrazione la diede il nazismo per il quale ottimizzare la produttività economica significava eliminare più possibili esseri umani, per mezzo di infiniti dipendenti (dall’ingegnere all’addetto alle pulizie) ognuno impegnato nel suo compito, più o meno consapevole di quello che sarebbe stato l’ultimo anello della catena. Weber aveva anche individuato una disparità di fondo tra pubblica amministrazione (basata sulla sicurezza del posto fisso) e impresa privata che deve dipendere dal rilascio di licenze e certificazioni da parte dei pubblici uffici e ogni ritardo si traduce in una perdita effettiva di denaro. D’altra parte l’assunzione di funzionari a tempo determinato (come attualmente in Comune a Milano) è anch’essa causa di rallentamenti e interruzioni perché manca l’esperienza necessaria per analizzare progetti ingegneristici, architettonici, confrontarli con i regolamenti, discuterne con chi li ha presentati. Distanza dal cittadino, ridondanza delle normative: pensiamo all’apertura di un’attività di vendita, alle normative da studiare, i moduli da compilare; ai vantaggi delle tecnologie ma anche il tempo che richiedono come quando quell’errore segnalato genericamente dal sistema online costringe l’utente a riprovare, talvolta senza esito.

Il funzionario, qualora in smartworking, non può accedere agli archivi d’ufficio e questo, durante i lockdown, aveva causato una totale paresi delle procedure in corso. Weber aveva ipotizzato i rischi di una dipendenza coatta del cittadino dagli apparati statali. La recente istituzione di uno sportello unico non ha velocizzato granché perché i passaggi rimangono gli stessi, comportano ugualmente ritardi attraverso discontinuità tra un ufficio e un altro. Se la burocrazia può avere dei risvolti drammatici (come nel caso dei sistemi che ne hanno sfruttato l’efficacia a fini repressivi), altra cosa è il suo adeguamento ai tempi considerando il lavoro a distanza, semplificando le procedure, permettendo all’utente di incontrare l’incaricato del comune, il giudice del tribunale. Ovvero riorganizzando l’intero sistema: ben diverso da ridurre il personale anche dove raramente ce n’è troppo (come per gli ospedali).

Di burocrazia si può morire anche in assenza di regime come per gli infiniti orfani non sopravvissuti alla miseria e alle catastrofi climatiche nonostante una lunga lista di persone pronte ad accoglierli ma con le pratiche di adozione ancora in corso. Come per gli imprenditori che si sono tolti la vita perché, ad avvenuto processo, tardavano i permessi giudiziari per riprendere l’attività. Specie negli ultimi anni la macchina amministrativa globale si è ingrandita attraverso uffici e commissioni tra di esse discordanti. In Italia ciò ha rafforzato un modello già rigoglioso di “lacci e lacciuoli”, decreti attuativi che rimangono inattuati al punto di non riuscire a sfruttare gli aiuti economici.

Difficile alleggerire un sistema che già nell’Ottocento Weber considerava inossidabile per la capacità di riprodursi su larga scala, di radicarsi a livello occupazionale, finanziario, sociale attraverso reti amicali. Rischioso per l’implicazione col potere politico che ha facoltà di concedere corsie preferenziali, di assumere personale, tenere in vita uffici fantasma come quelli per la realizzazione di opere ferme da anni: il bacino elettorale, lo “stipendificio” di cui si parla a proposito degli enti pubblici. Strana contraddizione quella per cui si vorrebbe evitare in tutti i modi la burocrazia ma poi, quando si deve decidere dove investire risorse, farsi operare o altro, si preferiscono situazioni di garanzia, rintracciabilità, tutela legale e tutto ciò di cui Weber sottolineava i rischi ma anche l’essenza di modernizzazione.

Ogni nuovo governo in Italia promette di semplificare la burocrazia ma i provvedimenti si fanno via via più intricati. Oggi dirigere un’impresa vuol dire spendere molto tempo in adempimenti che continuano ad aumentare. Ma a che pro? Non sarebbe nell’interesse di chi governa rendere la vita più facile a chi paga le tasse e fa girare soldi piuttosto che incentivarlo a investire dove si perde meno tempo? O forse il beneficio è nella burocrazia medesima che attualmente richiede sempre più personale: il digitale stesso significa più operazioni per l’utente e un esercito di ideatori di portali, consulenti, programmatori di software ecc. E la burocrazia, da strumento, diventa struttura finalizzata a se stessa: la “gabbia d’acciaio” con cui Weber identifica il potere amministrativo in grado di sostituire alle buone ragioni un uso ambiguo della razionalità. Ad esempio quando il vincolo funge da sfinimento indotto secondo orientamenti altrui.


Questo articolo è pubblicato anche da Fana.one.



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