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Da Sigonella in poi

La base siciliana è stata trasformata in uno dei maggiori centri del pianeta per il comando e il controllo dei velivoli senza pilota. A partire dai droni spia a quelli killer, cosa rappresenta oggi Sigonella?
di Antonio Mazzeo - mercoledì 1 maggio 2019 - 1113 letture

Trump e Putin fanno sul serio? Siamo davvero tornati agli anni della Guerra fredda USA-URSS? Difficile rispondere, ma il “gioco” tra le due parti ha avuto l’effetto di rilanciare la corsa agli armamenti, primi fra tutti quelli nucleari, cancellando con un colpo di spugna i faticosi trattati contro la presenza dei missili atomici nel cuore dell’Europa. Di certo è che non c’è giorno ormai che non si assista alle provocazioni dei velivoli spia statunitensi alle frontiere occidentali della Russia, in Crimea e nel Mar Nero o alle segretissime sortite dei droni sui cieli dell’Ucraina e del Donbass.

L’Italia a parole si appella alla distensione e di certo non intende incrinare le relazioni con le transnazionali moscovite del gas e del petrolio; tuttavia interpreta un ruolo chiave nel supporto delle pericolosissime operazioni di guerra del fraterno alleato USA. Lo fa offrendo una piattaforma di lancio ai nuovi grandi pattugliatori dell’US Navy P-8A “Poseidon” o ai velivoli senza pilota “Global Hawk” che con le loro sofisticate apparecchiature monitorizzano ogni millimetro quadrato di casa Russia. Per il Pentagono la “piattaforma” ha un nome in codice: The Hub of the Med, il fulcro del Mediterraneo, cioè la grande stazione aeronavale di Sigonella che sorge a due passi dalla città di Catania, dove secondo gli accordi Roma-Washington, un’ampia porzione è riservata all’uso esclusivo delle forze armate USA.

Da tempi remoti Sigonella ospita permanentemente una forza aerea per tracciare il movimento navale e dei sottomarini russi nel Mediterraneo e delle unità aeree e terrestri dislocate in Siria. In queste settimane, nell’Hub of the Med il via vai di droni, caccia, elicotteri e “Poseidon” è intensissimo. Nelle acque del basso Tirreno, dello Ionio e del Mediterraneo centrale è in corso una vasta esercitazione NATO dove si simula la caccia ai sottomarini nucleari “nemici” (Dynamic Manta 2019). Giochi di guerra che trasformano la Sicilia in un grande poligono di morte, confermando quanto sostenuto da tempo dai pacifisti dell’Isola: Sigonella è un vero e proprio cancro in metastasi che diffonde ovunque basi, presidi e militarizzazioni. Le esercitazioni USA e NATO dalla stazione aeronavale si propagano infatti alle sue dependance siciliane: il centro operativo USA di Pachino; Niscemi (impianti di telecomunicazioni satellitare e terminale MUOS); Augusta (porto di rifornimento di armi e gasolio per le unità da guerra e i sottomarini nucleari); gli scali aerei di Catania-Fontanarossa, Trapani-Birgi, Pantelleria e Lampedusa; i poligoni di Piazza Armerina e Punta Bianca (Agrigento), ecc..

Sigonella è tutto questo ed è altro. La base ospita oggi ben 34 comandi strategici con oltre 5.000 militari statunitensi; per importanza è il “secondo più grande comando militare marittimo al mondo dopo quello del Bahrain”, come spiega il Pentagono. L’area geografica d’intervento è imponente: dall’Oceano Atlantico al Mediterraneo, dal continente africano all’Est Europa, al Medio oriente e al Sud est-asiatico. Dal sanguinoso conflitto in Vietnam non c’è stato scenario bellico in cui l’hub di Sigonella non ha esercitato un ruolo centrale: contro la Libia di Gheddafi negli anni ’80; in Libano nell’82; la prima e la seconda guerra del Golfo; i bombardamenti alleati in Kosovo e in Serbia nel 1999 e quelli in Afghanistan, Iraq e Siria nel XXI secolo; le campagne USA nelle regioni sub-sahariane e in Corno d’Africa; la liquidazione finale del regime libico del 2011 e gli odierni ripetuti raid in Cirenaica e Tripolitania con l’utilizzo dei famigerati droni-killer (nel solo periodo compreso tra l’agosto e il dicembre 2016, nel corso dell’offensiva contro le milizie filo-ISIS presenti nella città di Sirte, gli USA hanno effettuato ben 495 attacchi missilistici, il 60% die quali grazie ai droni Reaper – falciatrici decollati in buna parte dalla Sicilia).

Negli ultimi anni la base siciliana è stata trasformata in uno dei maggiori centri del pianeta per il comando e il controllo dei velivoli senza pilota che hanno inesorabilmente modificato il senso stesso della guerra, automatizzandola e disumanizzandola sempre più. A Sigonella operano i droni spia e killer della marina e dell’aeronautica USA e da un anno circa anche l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility per le telecomunicazioni via satellite e le operazioni di tutti i velivoli senza pilota della CIA e del Pentagono in ogni angolo della Terra. La facility consente la trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra, operando come “stazione gemella” del sito tedesco di Ramstein e del grande scalo aereo di Creech (Nevada). Entro l’estate 2019 a Sigonella diverrà operativo pure il sofisticato sistema di comando, controllo ed intelligence AGS (Alliance Ground Surveillance) della NATO, il programma più costoso della storia dell’Alleanza atlantica. L’AGS si articolerà in stazioni di terra fisse, mobili e trasportabili per la pianificazione e il supporto operativo alle missioni, più una componente aerea con cinque Global Hawk di ultima generazione.

Determinante pure il ruolo assunto nell’ambito dei programmi di supremazia nucleare degli Stati Uniti d’America. Segretamente, senza che mai il governo italiano abbia ritenuto doveroso informare il Parlamento e l’opinione pubblica, nel 2018 è entrato in funzione a Sigonella la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” per l’identificazione dei lanci di missili balistici da teatro con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Una specie di scudo protettivo tutt’altro che difensivo: grazie al controllo “preventivo” di ogni eventuale operazione missilistica “nemica” diventa praticabile scatenare il primo colpo nucleare evitando o limitando la ritorsione avversaria e dunque i pericoli della cosiddetta “Mutua distruzione assicurata” che sino ad oggi ha impedito l’olocausto atomico mondiale. Inoltre dal maggio 2001 nella base siciliana è stata trasferita una delle 15 stazioni terrestri del Global HF System, il sistema di comunicazioni in alta frequenza creato dalla US Air Force per integrare la rete del Comando aereo strategico e assicurare il controllo su tutti i velivoli e le navi da guerra. Uno degli aspetti più rilevanti del sistema GHF è quello relativo alla trasmissione degli ordini militari che hanno priorità assoluta, primi fra tutti i messaggi SkyKing che includono i codici di attacco nucleare.

Anche l’Unione europea e le agenzie per il controllo delle frontiere hanno puntato su Sigonella per potenziare le proprie attività di controllo e contrasto armato delle migrazioni nel Mediterraneo. Nella base siciliana sono stati dislocati infatti le unità e i velivoli con e senza pilota impiegati nell’ambito della forza aeronavale EunavforMed (Operazione Sophia); dal settembre 2013, lo scalo siciliano fornisce inoltre il supporto tecnico-operativo ai diversi assetti di Frontex provenienti da alcuni paesi Ue (Operazione Triton). Anche l’Aeronautica italiana ha contribuito attivamente nella trasformazione di Sigonella in base strategica della nuova guerra totale ai migranti e alle migrazioni. Qui è stato costituito in particolare il 61° Gruppo Volo Ami, dotato di droni MQ-1C “Predator”, allo scopo di “consolidare e rafforzare il dispositivo di sicurezza nazionale per l’attività di sorveglianza nell’area del Mediterraneo”. Da un anno anche il 41° Stormo Antisom di Sigonella ha un suo nuovo sistema d’arma ultratecnologico: il pattugliatore marittimo ognitempo P-72A che gli strateghi sperano di utilizzare presto a supporto delle proiezioni a tutto campo delle forze armate italiane. Dulcis in fundo, nella stazione siciliana è stato istituito lo Squadrone Carabinieri Eliportato Cacciatori Sicilia con un ampio ventaglio di funzioni: “l’antiterrorismo, la ricerca dei grandi latitanti di Cosa Nostra, la prevenzione e la repressione dei reati, il concorso nel soccorso in caso di pubbliche calamità, ecc.”. Interventi che riproducono quella nuova condizione di hot peace, cioè il “trasferimento di competenze dal settore civile alle istituzioni militari” ampiamente descritto dalla ricercatrice tedesca Jacqueline Andres Carlo in un suo recente saggio su The Hub of The Med. Una letterua della geografia militare statunitense in Sicilia (editore Sicilia Punto L). “Operazioni diverse dalla guerra, ma che nei fatti sono vere e proprie nuove forme e azioni di guerra sotto i comandi delle forze armate italiane, Ue, USA e NATO”, spiega Andres Carlo. “Così come l’avanzamento della guerra all’immigrazione irregolare fino alle misure prese nei confronti del terrorismo marittimo ha avuto come ulteriore conseguenza l’assoggettamento dell’intero Mediterraneo alle politiche di securizzazione e sorveglianza quasi assoluta degli spazi pubblici…”.

Sigonella si erge ad emblema delle moderne dottrine sui conflitti: globali, totalizzanti, onnicomprensivi, dove il “nemico” è ovunque e può essere chiunque. Dove gli spazi di espressione, libertà e agibilità politica degli stessi cittadini si riducono a zero e il pianeta accelera la sua folle corsa verso il baratro e l’annientamento di ogni forma di vita.


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