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Da Montesquieu alle aule di tribunale

È siciliano, cresciuto al Don Bosco dei Salesiani, assieme a Carlo Vizzini e Francesco Musotto, e svezzato al Gonzaga dei Gesuiti, con Leoluca Orlando e Vito Riggio, Sergio D’Antoni e Luigi Cocilovo, ma non sa cosa sia la "mafia"...
di Carmen Ruggeri - giovedì 16 marzo 2006 - 4682 letture

"La libertà è quel bene che ci fa godere di ogni altro bene", diceva Montesquieu. Marcello Dell’Utri non se l’è fatto ripetere (leggere) due volte. La massima dal richiamo velatamente autobiografico finisce sulla nuova home-page (vuota a parte qualche link, anche se la versione aggiornata doveva essere disponibile già da gennaio) del sito del senatore azzurro (www.marcellodellutri.it). Dell’Utri cita il filosofo, e fin qui nulla di strano. Bizzarro è, però, che lo faccia sbianchettando le parti più "ingombranti", e perché no, smussando qualche piccolo dettaglio.

"La libertà politica - diceva Montesquieu - non consiste affatto nel fare ciò che si vuole. La libertà è infatti il diritto di fare ciò che le leggi permettono. Se un cittadino potesse fare ciò che le leggi proibiscono non ci sarebbe più libertà". L’omissione, a voler pensar male, sembra tutt’altro che casuale visto che il braccio destro, e un po’ anche quello sinistro, di Berlusconi, ha avuto sempre la "fissa", oltre che per i volumi antichi, per la legge. Il padre, ad esempio, voleva vederlo magistrato. Lui, non l’ha fatto, ma è rimasto nell’ambiente. Prova è che di tribunali ne ha bazzicati parecchi: una condanna definitiva per false fatture e frodi fiscali in Publitalia; una in primo grado a 9 anni (con l’interdizione da pubblici uffici e risarcimento parti civili) per concorso esterno in associazione mafiosa; un’altra in primo grado per tentata estorsione pluriaggravata a Milano, ed è ancora al banco degli imputati a Palermo per calunnia pluriaggravata.

È siciliano, cresciuto al Don Bosco dei Salesiani, assieme a Carlo Vizzini e Francesco Musotto, e svezzato al Gonzaga dei Gesuiti, con Leoluca Orlando e Vito Riggio, Sergio D’Antoni e Luigi Cocilovo, ma non sa cosa sia la "mafia". "Ecco guardi - disse a Giuseppe D’Avanzo sul Corriere - adesso prendo il nuovo dizionario Siciliano-Italiano del Mortillaro. Il migliore che c’è, edizione 1838. Vede? Non c’è. Abbiamo appurato che la mafia non esiste". Va ai matrimoni dei mafiosi, frequenta mafiosi, pranza coi mafiosi e assume mafiosi continuando a stare sulla vetta d’oro degli uomini di Palazzo Madama (secondo solo a Giuseppe Consolo, con un reddito di 1 milione 440 mila 391 euro), ma se i "mafiosi", intercettati, dicono "votiamo Dell’Utri altrimenti lo fottono", la risposta è puntuale: "I mafiosi leggono i giornali, e leggono che qualcuno dice che Dell’Utri è mafioso. Allora dicono: aiutiamolo". Caso risolto: 35 pentiti hanno letto i giornali. È sempre stato al fianco dell’amico di Arcore, ma dalla mega convencion del circolo dei giovani a Sorrento, organizzata solo 2 mesi dopo la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa alla procura che fu di Giancarlo Caselli (quella che lo bollò come "ambasciatore" di Cosa Nostra garante degli interessi mafiosi all’interno di Finivest), e adesso per giunta orfano del coimputato a Palermo scomparso il 28 febbraio scorso (il presunto boss Gaetano Cinà tramite fra Cosa Nostra e gli imprenditori milanesi del gruppo Fininvest, condannato a 7 anni nello stesso processo), il senatore si è, per così dire, defilato. Niente interviste (eccezion fatta per l’Annunziata e Sabelli Fioretti), niente riflettori, né uscite pubbliche, a parte quelle del suo "Circolo", qualche breve scorrazzata nella libreria Fanucci proprio davanti a Palazzo Madama, e qualche soffiatina all’economista Carlo Pelando, amico di Paolo Savona, al momento presidente di Impregilo sull’esito della gara d’appalto per il general contractor del ponte sullo Stretto.

L’artefice della passata avanzata del Cavaliere, ad ogni modo, resta in parlamento anche nella prossima legislatura (è piazzato in un ottimo sesto posto in Lombardia1). Coordina le iniziative pubbliche per il finanziamento della campagna, sceglie i testimonial azzurri, "i comitati per la vittoria" - per dirla con le parole del Cavaliere - da sguinzagliare sul campo, ma abbandona la prima linea: "Non mi occupo di candidature: Berlusconi se la cava benissimo da solo. Sono passati 13 anni - ha detto Dell’Utri - e da allora sono cambiate tantissime cose e sono cambiato anch’io". A cosa si deve l’improvviso cambiamento? Cos’è successo al jolly che ha messo e ri-messo in piedi Forza Italia? Una folgorazione sulla via di Montesquieu? Alle prossime mosse e soprattutto alla Corte d’appello (a cui i pm hanno chiesto una nuova istruttoria dibattimentale perché sono emerse nuove accuse), ancora una volta, l’ardua sentenza.

16/03/2006


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lei potrebbe aver ragione
25 marzo 2006

lei potrebbe aver ragione ma tocca ai giudici deciderlo, non a me, non a lei, e non scomodi Montesquieu il quale non credo abbia mai autorizzato tribunali popolari su di un forum per sentenziare colpevolezze o assoluzioni.
    forza mafia
    20 aprile 2006

    E’ una questione di opportunità politica. Per molto meno negli USA (tanto citati dagli esponenti di F.I.) sono state stroncate brillanti carriere politiche. Qui in Italia, invece, nessuno si preoccupa di (ri)candidare un personaggio condannato in secondo grado per mafia. Tanto è sempre colpa dei giudici comunisti...