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Da Forza d’Agrò a Sant’Alessio Siculo

Il profilo della Storia che unisce la collina al mare, passando da un castello millenario che conserva ancora tante storie
di Piero Buscemi - mercoledì 10 giugno 2020 - 665 letture

Se ci si ferma a una decina di chilometri dalle zone più rinomate turisticamente della Sicilia orientale, quali Letojanni e Giardini Naxos, si potrà restare ad ammirare chilometri di spiaggia che, subito dopo aver superato il Capo Alì venendo da Messina, si distendono sulla costa che scende verso Catania. Per lo più composte da ghiaia che avvicinandosi alla battigia diventa più grossolana, queste spiagge sono interrotte dalle foci dei torrenti che hanno interessato le cronache dell’incuria e delle tragedie ambientali delle quali ci siamo occupati su Girodivite in diversi articoli.

Si rimane estasiati osservando quello che la natura ha saputo donare all’uomo in questi territori e un forte sentimento di rabbia, mista a rassegnazione, assale il visitatore costretto a documentare l’aggressione del cemento che le mareggiate, violente e oseremmo dire fortunatamente così potenti, tentano di respingere anche riconsegnando morte e dolore che non sono riusciti a fermare l’arroganza dell’essere umano.

Su ogni località di questa costa sono presenti dei paesi collinari che sembrano la continuazione naturale di quei promontori a strapiombo sul mare, segni tangibili di luoghi che custodiscono ancora la storia di antichi popoli. Qui come abbiamo visto i promontori a picco sul mare si chiamano capi. Sulle sommità spesso si possono vedere delle torri saracene, vedette di avamposto utilizzate nel passato per il controllo del mare sottostante e delle invasioni che spesso erano accostate ai saraceni, o mori che dir si voglia. Una leggenda con tanti elementi riscontrabili in uno studio più approfondito della storia, che nella mitologia ha trovato la sua maturazione nei canti popolari e le rappresentazioni dell’Opera dei Pupi. I mitici Orlando, Rinaldo ed Angelica, per intenderci.

Questa volta, dopo esserci occupati di altre località del comprensorio oggetto del nostro articolo, abbiamo voluto fare un percorso all’inverso che dalla collina degradasse lentamente fino al mare. Come il video allegato mostra, alzando gli occhi verso la silhouette che parte dall’abitato di Forza d’Agrò, arrampicato sopra la marina di Sant’Alessio Siculo, seguendo il profilo frastagliato delle case del paese alternate alla conformazione della collina, potremo soffermarci sulla sagoma della Chiesa della Santissima Trinità, o di Sant’Agostino, risalente al XV secolo.

Indirizzando lo sguardo verso sinistra, disegnando con gli occhi il profilo del paesaggio, arriveremo ad incrociare il Castello che sorge sul Capo Sant’Alessio Siculo, che risale all’epoca bizantina e utilizzato proprio per difendere la popolazione dalle invasioni arabe. La struttura definitiva che è stata consegnata alle nuove generazioni fu realizzata nel XII secolo al tempo della nascita del Regno di Sicilia. Nel 1117 Ruggero II donò il promontorio e le terre di Forza d’Agrò al monastero basiliano.

Durante questa esplorazione visiva non possono non stonare le due grandi gru di ferro che dominano l’abitato di Forza d’Agrò da almeno quindici anni e che, col passare del tempo, si sono fuse all’architettura del paese come una sorta di osmosi monumentale alla quale, purtroppo, si è finiti per abituarsi alla loro vista. Capita spesso da appassionati del luogo poter vedere antiche immagine fotografiche di questi luoghi che ci riconsegnano un rispetto e una bellezza d’altri tempi, oggi solo pungolo di una coscienza che non sa più reagire.

La natura però ha la grande capacità di riuscire a continuare il suo corso evolutivo, riprendendosi periodicamente quanto l’uomo ha saputo rubarle. Rimangono luoghi, nonostante tutto, di un fascino storico e mistico che regalano ai visitatori le storie scritte, le leggende raccontate e il mito di popoli che ebbero la fortuna di vivere questi posti nella loro interezza e purezza alla quale non sapremo ritornare, nonostante tante riflessioni di circostanza, a metà strada tra la banalità e la temporanea paura che tutto possa finire in un attimo, hanno suscitato in questi mesi di quarantena.

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Il Castello sul Capo Sant’Alessio


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