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DOSSIER AFRICA CENTRALE: La Repubblica Democratica del Congo e la minaccia islamista

L’ADF è un gruppo armato islamista operativo al confine fra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo. Una stato di guerra strisciante che dura oramai da anni.
di Emanuele G. - lunedì 12 settembre 2016 - 4378 letture

Breve sguardo regionale

La zona di confine fra la Repubblica Democratica del Congo (ex Congo Belga e Zaire), la Repubblica Centrafricana, il Sudan del Sud, l’Uganda, il Burundi e il Ruanda è una regione che nel corso degli ultimi decenni ha prodotto diverse crisi - tutt’ora esistenti - che rappresentano un focoloaio di continua instabilità per l’intera area.

Ricordiamole - mi riferisco alle crisi - brevemente in modo da avere uno sguardo generale della situazione in grado di farci comprendere meglio gli avvenimenti che si stanno svolgendo.

- Repubblica Democratica del Congo. Nel 2004 scoppia fra il governo centrale della RDC (d’ora in poi la Repubblica Democratica del Congo sarà abbreviata in RDC - nda) e i ribelli di Laurent Nkunda nel Nord Kivu e nel Sud Kivu una grave crisi. Nonostante un trattato di pace del gennaio del 2008 ad ottobre - sempre dello stesso anno - gli scontri riprendono. Ciò costringe all’intervento parecchi attori: l’Esercito di Liberazione del Ruanda, una forza multinazionale dell’ONU denominata "MONUC", le milizie polari Mai-Mai e gli eserciti dello Zimbabwe e dell’Angola. Due anni prima, siamo nel 2006, si erano tenute le prime elezioni presidenziali libere in 45 anni. Gli sfidanti erano Jean-Pierre Bemba e Joseph Kabila. Ha vinto quest’ultimo. Ma da allora la RDC è un paese piuttosto instabile come lo è stato dall’indipendenza dal Belgio in poi.

- Repubblica Centrafricana. Anche qui si sono verificate varie guerre civili negli ultimi 15 anni. Guerre civili causate da violenti scontri fra etnie di osservanza cattolica ed altre di osservanza islamica. Normalmente si indica "Prima Guerra Civile" l’originarsi di scontri fra il 2003 e il 2007, mentre la "Seconda Guerra Civile" è avvenuta fra il 2012 e il 2013. Per pacificare la situazione è intervenuta l’ONU con una missione militare e la Francia che ha dispiegato un suo proprio contigente militare. Nel 2015 è stato eletto Presidente della Repubblica Faustin-Archange Touadéra.

- Uganda. Il personaggio che ha catalizzato la storia recente dell’Uganda è senza dubbio il feroce dittatore Indi Amin Dada al potere dal 1971 al 1979. Da allora il paese centrafricano non è mai stato realmente pacificato. Dal 1987 l’insorgenza di un gruppo ribellista/terrorista denominato "Esercito di Resistenza del Signore" (in sigla: LRA) ha causato non pochi problemi. Dal 1996 è ininterrottamente Presidente Yoweri Museveni. Quest’anno è stato riconfermato per la quinta volta. Le elezioni hanno rivelato lo stato di estremo disequilibrio in cui versa il paese. Infatti, il candidato sconfitto - Kizza Besigye - ha denunciato estesi fenomeni di frodi e alterazioni varie delle procedure elettorali.

- Ruanda. Nel 1994 si è registrato in quel paese uno dei genocidi più sanguinosi degli ultimi decenni causato da mai sopite tensioni etnico-religiose fra gli Hutu e i Tutsi. Si parla di più di un milione di morti. Dopo il 1994 sono iniziati processi ai vari responsabili del genocidio. Fra l’altro il genocidio ha spinto moltissimi ruandesi a cercare rifugio nella vicina RDC creando situazioni di fortissima instabilità nella regione del Kivu. Per certi versi in quella regione congolese sta proseguendo il genocidio del 1994. Non per nulla la succitata regione del Kivu è al centro di un’emergenza umanitaria senza precedenti. L’attuale Presidente ruandese è Paul Kagame in carica dal 2000. Nel 2015 fece svolgere un referendum per ottenere un terzo mandato visto che la Costituzione del Ruanda prevedeva due mandati. Tali referendum sono stati piuttosto frequenti negli ultimi anni in Africa permettendo a molti Presidenti di restare in carica per molto tempo.

Il fatto (si prega di consultare le cartine allegate)

La notte del 14 agosto scorso un gruppo di miliziani dell’ADF entrano nella città di Beni. Beni, assieme a Goma e Butembo, è la principale città della provincia del Nord Kivu situata lungo il confine della RDC con il Burundi e il Ruanda.

In particolare - secondo quando riferito da Mak Hazukay portavoce dell’esercito congolese - è stato attaccato il quartiere periferico di Beni denominato "Rwangoma". Quartiere vicino al Virunga national park, luogo usato come nasconfiglio da parte di gruppi armati operativi nel Nord Kivu.

Il fatto che lascia parecchio perplessi è che i miliziani dell’ADF siano riusciti a bypassare posti di blocco e postazioni dell’esercito congolese.

Molti osservatori fanno rilevare che il massacro è da considerarsi quale risposta alle dichiarazione del Presidente congolese Kabila circa una sicurizzazione dell’area. Il Presidente aveva visitato proprio quiella provincia appena 3 giorni prima.

Notizie sull’ADF

L’ADF (sigla per: Allied Democratic Forces) è un gruppo di ribelli ugandese che si oppone al governo legittimo di quel paese. Non solo è operativo in Uganda, ma anche nella vicina RDC. L’ADF è stato dichiarato gruppo terrorista dalle autorità ugandesi.

Il gruppo di ribelli ugandesi nasce da un processo di estremizzazione di aderenti locali di una confraternità islamista sorta in India. Mi sto riferendo a Tablighi Jamaat. A cià aggiungasi alcune fazioni rimanenti dell’Armata Nazionale per la Liberazione dell’Uganda (in sigla: NALU).

Il leader del gruppo è Jamil Mukulu un ultra-ortodosso islamico appartenente alla confraternita di Tablighi Jamaat. In realtà il suo vero nome è David Steven in quanto di nascita cattolico e in seguito diventato musulmano. Per qualche tempo ha soggiornato in Sudan dove avrebbe conosciuto Osama Bin Laden il fondatore di Al-Qaeda. Fra l’altro sembra che il quartier generale dell’ADF si trovi proprio in Sudan.

Dal punto di vista operativo l’ADF muove i suoi primi passi nel 1996 e più precisamente il 13 novembre. In quella data l’ADF sferrò un violento attacco contro le città di Bwera e Mpondwe-Lhubiriha nel distretto di Kasese, Uganda. L’attacco produsse 50 morti e costrinse alla fuga 25.000 persone.

Da allora è stato un susseguirsi di azioni terroristiche che hanno interessato anche la RDC. Questo fino al 2008. Per alcuni anni la situazione sembrò calmarsi per via di massicci arresti posti in essere dall’esercito dell’Uganda.

Nel 2013 si assiste a una ripresa delle attività. Infatti il 24 gennaio del 2013 membri dell’ADF irrompono nella città di Oicha nel Nord Kivu, RDC, ed uccide 13 persone. La situazione diventa così critica che ai primi di settembre sempre del 2013 la Conferenza Internazionale della Rergione dei Grandi Laghi (in sigla inglese: ICLGR) chiese all’ONU la creazione di un contingente militare per reprimere le azioni terroristiche dell’ADF. Pertanto fu creata una brigada di intervento denominata "MONUSCO". Da quel momento non è che la pericolosità dell’ADF si sia arrestata. Bisogna notare che da quel settembre del 2013 l’ADF si è resa protagonita di innumerevoli azioni terroriste a cavallo dell’Uganda con la RDC. Codesto gruppo è così sicuro dei propri mezzi da assalire ai primi di dicembre del 2015 una base di MONUSCO nel Nord Kivu uccidendo un soldato del Malawi. Forze armate dell’Africa del Sud appartenenti al contingente ONU ripresero dopo qualche tempo questa base.

Alcune ricerche di think-tank e di quotidiani africani hanno determinato in 800-1.400 gli effettivi dell’ADF.

La rete dell’ADF

Con il tempo l’ADF ha sviluppato tutta una serie di alleanze con movimenti estremisti e persino stati.

Alcuni alleati sono interni all’Uganda. Mi riferisco essenzialmente ai seguenti movimenti di ribelli/gruppi terroristi:

- L’Esercito di Resistenza del Signore (in sigla: LRA). Si tratta di un movimento di ribelli composto da cristiani ortodossi originariamente operativo nel Nord dell’Uganda, ma che poi ha spostato la sua operatività anche nel Sudan del Sud, il Ciad, la RDC e la Repubblica Centrafricana. Etnicamente parlando appartengono ai Bantu. In attività dal londanto 1986. Il leader Joseph Cony sembra viva nascosto in Sudan. Stime del 2007 parlano di una forza militare di 500-3.000 effettivi, mentre un’altra del 2011 di 300-400.

- L’Armata Nazionale di Liberazione dell’Uganda (in sigla: NALU). Altro gruppo ribellista sorto nel 1988 ad opera di un ex-Ministro, Amon Mazira. Da allora ha stretto una cooperazione militare con l’ADF e l’Armata Islamica di Liberazione dell’Uganda. E’ operativo nella RDC e sembra godere dell’appoggio del governo del Sudan.

- Taglibi Jammat (traduzione: Associazione per la diffusione della Fede). E’ una delle più importanti confraternite sunnite del mondo fondata in India nel 1927 da Muhammad Ilyas al-Kandhlawi. E’ operativa in moltissimi paesi, fra cui appunto l’Uganda, ed è da questa confraternità che nasce l’ADF. Ha più di 12 milioni di associati. A loro dire non si occupano di politica e tutta la loro attività è incentrata sulla diffusione del Corano e degli Hadit. Hanno affermato che non sono coinvolti nel terorismo jihadista anche se suoi membri sono stati inquisiti per attentati in Europa e negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda gli alleati esterni all’Uganda è sicuro l’appoggio dei combattenti Hutu di fede cristiana operativi fra il Ruanda e la RDC, mentre non sono confermate voci di un sostegno nei loro confronti - nei confronti dell’ADF - da parte degli alleati di Al-Qaeda nel Corno d’Africa ossia gli Shebab somali. A livello di stati, l’appoggio concreto viene dal Sudan che sembra essere il centro operativo per parecchi gruppi di ribelli e terroristi attivi nel Corno d’Africa, in Africa Centrale ed Equatoriale.

Chi la combatte

Contro l’ADF vi sono principalmente tre avversari: l’Esercito della RDC forte di 150.000 soldati, l’Esercito dell’Uganda con 40.000 effettivi e la missione militare dell’ONU per un totale di 3.000 soldati comandati dal Generale di Brigada tanzaniano James Aloizi Mwakibolwa.

I dati sui combattimenti sono i seguenti:

- 1.265 civili uccisi;

- 150.000 civili profughi;

- 80 miliziani dell’ADF uccisi;

- circa 314 miliziani catturati;

- 1 soldato dell’ONU ucciso.

Alcune riflessioni finali

Ci sono diverse riflessioni da sviscerare in riferimento a quanto sta accadendo nella parte nord della RDC che confina con la Regione dei Grandi Laghi.

Prima di tutto, ed è una constatazione quasi lapalissiana, la regione interessata dalle azioni terroristiche dell’ADF è un’area di rilevante importanza strategica. Infatti, se osservate attentamente una qualsiasi cartina geografica noterete che tale area si trova baricentrica rispetto ad alcune delle regioni fische dell’Africa: l’Africa orientale, l’Africa sub-sahariana, l’Africa equatoriale e l’Africa australe. Siamo di fatto al punto di unione fra le succitate aree fische.

Da qui discendono tutta una serie di conseguenze. Proviamo ad elencarle.

Ci sia permesso avanzare il dubbio che si voglia realmente stabilizzare l’area in questione. Una stabilizzazione farebbe cessare del tutto i mille commerci illegali che sono in atto da decenni da e per quell’area. Molti gruppi terroristici non avrebbero più gli strumenti per continuare la loro lotta e non potrebbero più svolgere una funzione di tutela di interessi geopolitici superiori. Spesso, inoltre, ci si dimentica che il terrorismo è speculare al traffico di esseri umani, al traffico di armi e al traffico di droga. Dove c’è terrorismo spesso sono in essere i traffici illegali menzionati poc’anzi. Nel caos è più facile lucrare. Per chiunque.

Certo la componente etnico-religiosa è essenziale per spiegare il perché degli accadimenti in quella zona dell’Africa. Ad esempio, in Repubblica Centraficana è in preda ad una guerra civile fra etnie cristiane ed altre musulmane. La stessa cosa è successo nel Ruanda in base ad un odio etnico viscerale fra Hutu e Tutsi. Tuttavia, vorrei ricordare che gli ADF sono musulmani, mentre i loro alleati Hutu sono di fede cristiana. Quindi... Non sorge, pertanto, spontanea la domanda che anche questi conflitti etnico-religiosi siano formentati ad arte per nascondere altre cose che ivi avvengono? Quando gli interessi geopolitici prendono il sopravvento può succedere di tutto.

Gli interessi economici sono in quell’area fortissimi. La RDC è sicuramente uno dei paesi africani più dotati di risorse naturali, forestali e minerarie: rame, cobalto, columbite-tantalite, diamanti, oro, zinco, uranio, stagno, argento, carbone, manganese, tungsteno, cadmio e petrolio greggio. Non per nulla è massiccia la presenza di multinazionali che sfruttano a loro favore tali immense ricchezze. Il modello economico qui applicato è prettamente colonialistico. In sintesi, ci prendiamo tutte queste risorse e diamo in cambio nulla.

Fino a qualche lustro fa la RDC era il secondo paese più industrializzato dell’Africa subito dopo il Sud Africa. In seguito è avvenuto un autentico crollo. Ciò ha provocato un’erosione del potere d’acquisto e del reddito disponibile delle famiglie. Il PIL pro capite è uno dei più bassi al mondo. Nel 2012 era pari a 231 $ nominali e a 647 $ a parità di potere d’acquisto. Nel contempo, guarda caso, si è assistito ad un forte sviluppo dell’economia informale.

A partire dal 2002, l’economia congolese ha mostrato una ripresa, grazie ai benefici effetti prodotti dall’adozione di prudenti politiche macroeconomiche che stanno rafforzando la disciplina fiscale e monetaria, le infrastrutture fisiche ed istituzionali e la capacità di gestione delle risorse finanziarie pubbliche al fine di ancorare saldamente il processo di sviluppo. I primi effetti si sono registrati nel 2009, grazie a investimenti internazionali in settori come l’estrazione mineraria, l’agricoltura, la ripresa all’attività delle centrali elettriche sul fiume Congo e la costruzione di infrastrutture con l’aiuto della Cina. Proprio in quell’anno la RDC ha segnato un aumento del PIL del 12,1 %, il più alto del mondo nel 2009.

Ad aggiungere, infine, una nota di inquietudine sugli accadimenti in quella parte dell’Africa si è messa la trasmissione di RAI 3 Report. In quella trasmissione si è delineato un mercato nero degli aiuti umanitari destinati alla regione del Kivu in cui sarebbe implicato il governo della RDC. Dove vanno a finire gli aiuti umanitari che le varie ONG convogliano nella RDC dato che chi ha reale bisogno non le riceve? Inoltre, una suora infermiera si domandava come mai in Africa scoppino a intervallo regolare tutta una serie di epidemie. Le epidemie come strumento di controllo e sottomissione dell’Africa? Quando uno ripensa alle cose affermate in tale programma non dorme sonni tranquilli in quanto ha la netta sensazione che c’è una trama oscura nel background.

Stranamente in Italia non si parla degli eventi che stanno interessando quella zona dell’Africa oramai da decenni. Con l’eccezione di rari picchi di interesse - per lo più ipocrita - allorquando succedono eventi di particolare emergenza. Eppure la zona nord della RDC e dei grandi laghi è l’autentico ventre molle dell’Africa. Un vulnus che non si rimargina e che mette in rilievo tutti i mali di un’Africa che potrebbe avere standard di vita dignitosi, ma che è impedita da giochi geopolitici che vanno al di là degli africani stessi. Giochi aiutati in maniera notevole da un diffuso e ancestrale fatalismo africano. Un maggiore interessamento, e concludo l’articolo, sarebbe auspicabile poiché la non risoluzione degli atavici problemi dell’Africa contemporanea poi si scaricano sulle nostre coste per via delle incessanti ondate migratorie in atto.

- RASSEGNA STAMPA SULL’ADF (cliccare sui link):

* Articolo pubblicato su Africa news;

* Articolo pubblicato su Al Jazeera;

* Articolo pubblicato sul The Guardian;

* Articolo pubblicato su France24;

* Articolo pubblicato su Business Guide.

- INFORMAZIONI SUI GRUPPI ALLEATI DELL’ADF (cliccare sui link):

* National Army for the Liberation of Uganda (fonte: Tracking Terrorism);

* Tablighi Jamaat (fonte: Startfor);

* Lord’s Resistance Army (fonte: National Counterterrorism Center);

* Hutu Fighters and other foreign fighters in Democratic Republic of Congo (fonte: UN);

* al-Shabaab (fonte: National Counterterrorism Center).

- CREDITI FOTOGRAFICI:

1) La fotografia di copertina è stata presa da https://en.wikipedia.org;

2) La cartina geografica sulla posizione della città di Beni è presa dal sito http://w0.fast-meteo.com;

3) La cartina geografica della Regione di Kivu è presa dal sito http://2.bp.blogspot.com;

4) La cartina geografica complessiva della Repubblica Democratica del Congo con in evidenza la Regione di Kivu è stata presa dal sito http://www.stabilityjournal.org.


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