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Cuffaro, una vittoria senza gloria

Rita Borsellino è riuscita nell’impresa di recuperare molto terreno in una sfida impossibile da vincere. Troppi i limiti del centrosinistra siciliano. Da qui occorre ripartire. Un articolo di Otello Piccolo (Aprileonline.info)
di Redazione - martedì 30 maggio 2006 - 3937 letture

Don Luigi Ciotti ama ricordare spesso che chi è orfano di diritti è straniero nella terra dei doveri. Parafrasandolo oggi possiamo dire che chi è orfano di speranze è straniero nella terra delle opportunità. Così domenica scorsa i siciliani hanno buttato via una grande chance: cambiare, per la prima volta dopo 60 anni, la guida della Regione siciliana provando ad affidarsi ad una persona pulita, onesta, davvero diversa da chiunque l’abbia amministrata finora.

Rita Borsellino ha offerto al popolo siciliano una candidatura davvero alternativa, non solo al proprio avversario, ma soprattutto ad un sistema che da sempre, nei suoi aspetti legali e non, tiene i cittadini nel bisogno e ne gestisce i consensi col metodo del favore e del voto di scambio. La candidata del centrosinistra ha offerto un programma forte ed innovativo, un progetto di Sicilia nuova, capace di coniugare diritti e sviluppo, speranze ed opportunità, valori e competenze. Ma i siciliani hanno scelto di non cambiare, di mantenere tutto così com’è.

C’è un vecchio proverbio siciliano che dice “megghiu u malo canosciuto ch’u buono a canuscere”, ovvero è meglio il cattivo di cui sappiamo tutto che il buono che non sappiamo cosa farà. Ma non ci bastano tradizioni e proverbi a spiegare il risultato elettorale. Sono state diverse le cause della sconfitta e vanno analizzate con attenzione. Innanzitutto le liste del centrosinistra erano troppo deboli. Pochi, infatti, erano i candidati che potevano prendere un numero decente di voti. Inoltre, il numero delle liste era insufficiente, solo quattro. E la causa di questa scelta è questa odiosa legge elettorale regionale votata dal centrodestra e da Ds e Margherita che pone lo sbarramento al 5% costringendo così quasi tutti i partiti minori de L’Unione a candidarsi in un’unica lista. Infine il problema che ponevamo all’inizio, ovvero che i siciliani sono così abituati al fatto che le istituzioni e la politica siano solo gestione di potere, che non esiste la speranza di cambiare, e che quindi vale la pena di schierarsi sempre e comunque col più forte, cercando, per quanto possibile di portare qualcosa a proprio vantaggio. Insomma a chi promette diritti per tutti si preferisce chi assicura favori per te. Tutti hanno qualcosa da chiedere al deputato o al presidente, un lavoro, una raccomandazione, una stabilizzazione, ma c’è anche chi si vende solo per due pacchi di pasta, un cellulare, qualche euro.

E’ triste, ma sembra un po’ come la città vecchia di De Andrè: li si può giudicare e condannare, ma “se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo”. Nell’analisi di questa occasione mancata, però non possono mancare i dati positivi.

Rita Borsellino ha dimostrato di essere la miglior candidatura possibile, ha stretto intorno a sé tanta gente, ha raccolto entusiasmo ed ha ottenuto un consenso ben più alto delle liste che la sostenevano. Forte è stato infatti il valore del voto disgiunto che ha permesso alla Borsellino, col suo 41,7%, di staccare di oltre 6 punti il risultato delle liste che la appoggiavano e di dimezzare lo svantaggio iniziale tra i due candidati. Di contro il presidente Cuffaro, che aveva dalla sua una coalizione che sembrava il dream team Usa di pallacanestro, col 53% è rimasto indietro rispetto ai partiti della Cdl.

Così, conclusa la conta interna tra Schifani e MIccichè a favore di quest’ultimo, Forza Italia si conferma, nonostante perda terreno, primo partito dell’isola col 19%, seguito incredibilmente dai Ds che, grazie alla legge elettorale che ha fatto sparire ogni altro riferimento chiaro ad altri soggetti di sinistra, hanno raggiunto lo storico risultato del 14%, mentre l’Udc di Cuffaro si attesta al 12,9%. Infine Nello Musumeci, il terzo incomodo, fuoriuscito da Alleanza Nazionale, ha raccolto il 5%.

Qualcosa quindi si è mosso. E sarà importantissimo nei prossimi anni non disperdere il patrimonio di voti, energie ed entusiasmo che è stato messo assieme in questi mesi. Bisognerà ripartire da tutto questo per costruire un percorso che porti il centrosinistra ad essere ancora più forte all’appuntamento del 2011.

Adesso la Borsellino guiderà l’opposizione a Palazzo dei Normanni, e chissà che la svolta non sia solo rimandata.


L’articolo di Otello Piccoli è stato pubblicato su Aprileonline.info n. 172 del 30 maggio 2006.


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