Cronache giornalistiche da basso impero (6)

La stampa libera prona al signor 2% - No all’estradizione di Assange e 27 anni di carcere al giornalista Can Dundar – Aumentano gli abbonamenti online al Washington Post – Casa Bianca: A morte i giornalisti – Saviano e Balassone abbandonano – Il record di Report

di Adriano Todaro - mercoledì 13 gennaio 2021 - 1338 letture

Io so’ io e voi nun… - La celebre frase del marchese del Grillo si adatta, perfettamente, al nostro Statista di Rignano e ai giornali proni ai suoi piedi. Se volete un esempio, lampante, a cosa è ridotta oggi la libertà di stampa nel nostro Paese, guardate come viene “trattato” il leader (si fa per dire) di Italia Viva (si fa per dire), Matteo Renzi e i suoi sodali. Dal 5 dicembre scorso al 10 gennaio 2021, i giornali “liberi e indipendenti” hanno portato 58 interviste dei rappresentanti del 2%. Il record spetta a Teresa Bellanova, ministro di Conte, che ‒ coerentemente ‒ spara contro il governo Conte. La ex bracciante pugliese, si è fatta ospitare 12 volte da 10 giornali diversi. E uno come Faraone è a quota 7. Elenuccia dai Boschi Fioriti è a quota 7, Rosato a 9, Renzi a 8. Da tempo, tutta la stampa (ad esclusione di poche testate) sono affinché il governo Conte cada. Il fondatore del Domani, l’amico di Renzi, Carlo De Benedetti, mesi fa l’aveva detto chiaro: «… Conte rappresenta il vuoto pneumatico ed è peggio di Berlusconi». Comunque lui Berlusconi al governo lo vedrebbe bene pur di isolare Salvini e Meloni a patto, però, che faccia cadere Conte. Forza stampa libera, giornalisti indipendenti con la schiena dritta, potete fare di più e meglio. Perché lasciare il Faraone di Sicilia a quota 7? Si merita molto di più e anche gli altri. Ad esempio Scalfarotto che avete intervistato solo due volte.

Assange: una notizia quasi buona… – La giudice inglese Vanessa Baraitser ha rigettato la richiesta del governo degli Stati Uniti di estradare Julian Assange, il fondatore di Wikileaks colpevole di aver pubblicato sul sito migliaia di documenti riservati sulla guerra degli Usa in Irak e Afghanistan. Gli Stati Uniti avevano mosso, nei suoi confronti, 17 accuse per spionaggio e una per aver violato le reti informatiche del Pentagono con l’ex analista Cheslea Manning. L’estradizione è negata non per motivi relativi alla libertà di stampa ma per motivi di salute dell’imputato, in particolare la salute mentale. Secondo la giudice, Assange potrebbe suicidarsi se inviato nella prigione Adx, la prigione più estrema degli Usa. Reporters Sans Frontières così sottolinea la posizione della giudice inglese: «Continuiamo a credere che questo caso sia politicamente motivato, avremmo voluto vedere una forte posizione della corte a favore della protezione giornalistica e della libertà di stampa. Non è quello che è avvenuto». Assange, per ora, rimarrà incarcerato nella prigione di massima sicurezza, a Londra.

… e una cattiva – Il giornalista turco Can Dundar, ex direttore del quotidiano Cumhuriyet che dal giugno del 2016 vive in esilio in Germania, è stato condannato in contumacia da un tribunale di Istanbul a 27 anni e otto mesi di carcere con l’accusa di spionaggio militare e sostegno a una organizzazione terrorista. Nello specifico, Dundar è stato condannato a 18 anni e 9 mesi per «rivelazione di informazioni riservate a scopo di spionaggio» e a 8 anni e 9 mesi per «sostegno all’organizzazione terroristica» del magnate e imam Fethullah Gulen, che Ankara accusa del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016. Il giornalista era finito sotto accusa per una storia su un carico di armi intercettato al confine siriano, che sosteneva fosse destinato ai ribelli siriani. All’epoca dello scoop sul tir carico di armi dei servizi segreti inviato in Siria, alla vigilia delle elezioni del giugno 2015, il presidente Erdogan minacciò che il giornalista avrebbe pagato «un caro prezzo». Tra il 2015 e il 2016, mentre era direttore di Cumhuriyet, il reporter era stato detenuto per 92 giorni insieme al caporedattore di Ankara del suo quotidiano di opposizione laica, Erdem Gul. Il loro rilascio giunse a seguito di una decisione della Corte costituzionale, che riscontrò una violazione della loro libertà personale e della libertà di stampa. Dundar fuggì in Germania alla vigilia del putsch del 2016 ed è da tempo destinatario di un mandato d’arresto della Turchia, che ne ha chiesto l’estradizione a Berlino. Lo scorso ottobre un tribunale locale ne aveva inoltre confiscato i beni e congelato i conti bancari in Turchia.

Washington Post, abbonati triplicatiIl Sole 24 Ore ci fa sapere che Jeff Bezos proprietario di Amazon dopo sette anni che guida ‒ come proprietario ‒ il Washington Post può vantare un altro successo. Gli abbonamenti digitali al quotidiano sono triplicati in quattro anni e oggi superano i tre milioni su scala globale. A novembre il quotidiano ha riportato 113,9 milioni di visitatori unici per le sue pagine (+43% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente).

A morte i giornalisti ‒ Com’è risaputo i sostenitori di Trump odiano il mondo dei media e i giornalisti, in particolare. Per chiarirlo maggiormente, i rivoltosi che hanno assaltato la Casa Bianca, lo hanno scritto all’interno del Campidoglio. Lo fa sapere il giornalista Anthony Quintano che riporta la scritta «murder the media», cioè assassinare i media. Nella pratica, «A morte i giornalisti». Una minaccia, quella contro i giornalisti, che in Italia non è certo nuova e che, in questa rubrica, cerchiamo di darne conto settimanalmente. Gli scudieri di Trump ce l‘hanno con i giornalisti che seguono i loro deliri, che documentano quello che fanno e dicono, che denunciano le loro paranoie. D’altronde per il loro faro Trump, i giornalisti sono il male assoluto. Sono loro che raccontano bugie, che manipolano la verità (quella di Trump), che nascondono, volutamente, la verità. Quelli cui fa comodo il pensiero unico cioè il pensiero di “sinistra”. Perché, per il loro limitato mondo, tutti coloro che non vogliono Trump, sono di “sinistra”.

Roberto Saviano e Balassone lasciano – Anche Roberto Saviano lascia Repubblica e si accasa al Corriere della Sera. Scriverà commenti e farà inchieste, anche video, a partire dal 15 gennaio. Inoltre, curerà una nuova rubrica del settimanale 7. La stessa cosa avviene per Stefano Balassone, ex vicedirettore di Rai 3 che, invece, ha scelto Domani, il quotidiano di De Benedetti.

Report - Lunedì 4 gennaio scorso, Report ha prodotto un servizio senza tanti precedenti sulla storia della trattativa Stato-mafia. Sigfrido Ranucci è stato il protagonista indiscusso di una delle pagine più belle del giornalismo nostrano d’inchiesta. I risultati si sono visti. A dimostrazione che quando si fa vero giornalismo e non “soffietti” ai potenti, i risultati ci sono anche in termini di audience. Dopo una partenza del 5,2% di share, hanno seguito Report circa 3 milioni di spettatori arrivando all’11,5% di share. E non che non ci fossero alternative quel lunedì 4 dicembre. Su canale 5 c’era “il Grande Fratello Vip”, su Rai il film con Sergio Castellito “Tuttofare”. Su Rete 4 “Quarta Repubblica”, ospite Matteo Renzi.


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