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Crans Montana e la mercificazione del tempo libero

Il problema emerge quando la mercificazione e la standardizzazione prevalgono sulla sicurezza, l’autenticità e l’esperienza del tempo libero che trasforma la libertà in consumo passivo.

di Massimo Stefano Russo - venerdì 2 gennaio 2026 - 465 letture

L’esplosione tragica e il conseguente incendio avvenuti il 1° gennaio 2026 nel bar Le Constellation di Crans Montana, che hanno provocato decine di vittime e numerosi feriti, impongono una riflessione critica sulle dinamiche socio-economiche che governano il tempo libero contemporaneo, in particolare quelle riconducibili alla logica del cosiddetto “divertimentificio”.

Il termine “divertimentificio” serve a indicare un fenomeno culturale ed economico dove le attività ricreative, storicamente vissute come momenti di autonomia e creatività, sono trasformate in prodotti industriali standardizzati e commercializzati, finalizzati a massimizzare il profitto e produrre esperienze replicabili e scalabili su larga scala.

Crans Montana, stazione sciistica di prestigio internazionale, rappresenta oggi rappresenta un paradigma emblematico di questo modello, dove eventi festivi, vita notturna e attività turistiche sono progettati per un consumo collettivo massificato, spesso con scarsa attenzione alle condizioni di sicurezza dei partecipanti.

La tragedia dimostra come una concentrazione elevata di persone in spazi progettati per l’intrattenimento e il consumo, unita a una logica di massimizzazione economica, possa produrre conseguenze drammatiche: rivela i limiti di un sistema di tempo libero industrializzato incentrato su efficienza, attrattività e redditività. Storicamente, il tempo libero ha assunto funzioni sociali diverse, dal favorire coesione e integrazione comunitaria, a una tensione tra etica del lavoro e piacere ricreativo. Tutto ciò indica come la società moderna abbia progressivamente organizzato il tempo libero con logiche funzionali ed economiche.

Nell’epoca contemporanea, il tempo sempre più commercializzato, standardizzato e mediato, trasforma la libertà individuale in una sorta di esperienza preconfezionata, con le piattaforme digitali e i grandi eventi turistici che contribuiscono a creare una domanda continua di consumo di esperienze ad alta densità di partecipanti. Dal punto di vista socio-economico, l’industria del tempo libero genera occupazione, reddito e sviluppo territoriale, ma introduce anche una serie di rischi strutturali, perché lo standardizzare le esperienze e la pressione sul consumo possono incentivare comportamenti collettivi a rischio, ridurre l’autonomia dei partecipanti e la capacità fondamentale di gestire imprevisti.

La tragedia di Crans Montana che ha coinvolto in gran parte giovani turisti, spesso minorenni o appena maggiorenni, evidenzia come le dinamiche generazionali attuali siano particolarmente suscettibili alla logica del divertimentificio, che nello spingere alla partecipazione intensa e costante, incoraggia l’aggregazione in spazi chiusi ad alta densità, con scarsa attenzione a possibili criticità di sicurezza. La dimensione culturale del divertimentificio è altrettanto rilevante: il consumo del tempo libero contribuisce a produrre “capitale simbolico”, differenzia gruppi sociali con capacità economica e accesso a esperienze prestigiose.

La tragedia svizzera solleva questioni etiche su come la mercificazione del tempo libero possa accentuare disuguaglianze e vulnerabilità sociali. Dal punto di vista della sicurezza, il caso Crans Montana richiama precedenti come la tragedia della discoteca Lanterna Azzurra, più comunemente nota come strage di Corinaldo, avvenuta l’8 dicembre 2018 a Corinaldo, in provincia di Ancona, dove 6 persone rimasero uccise e altre 59 ferite.

Entrambi i casi indicano come il progettare e gestire i luoghi di intrattenimento, sia orientato a massimizzare la capacità e l’esperienza, con ampi margini di rischio che dimostrano come la logica industriale del tempo libero facilmente entra in conflitto col proteggere la vita umana. La digitalizzazione e l’economia dell’esperienza amplificano ulteriormente le caratteristiche del divertimentificio, poiché nell’esaltare gioco e divertimento, le piattaforme social e gli algoritmi creano un meccanismo dove il consumo di tempo libero diventa automatico, continuo e attentamente monitorato, tale da aumentare la pressione sugli individui a partecipare e conformarsi alle logiche di mercato.

Tuttavia, il tempo libero industrializzato non va considerato negativo: in quanto produce reddito, lavoro e coesione turistica, oltre a offrire esperienze accessibili a un vasto pubblico. Il problema emerge quando la mercificazione e la standardizzazione prevalgono sulla sicurezza, l’autenticità e l’esperienza del tempo libero che trasforma la libertà in consumo passivo. Il concetto di divertimentificio evidenzia così la tensione tra il profitto economico, il consumo collettivo e la responsabilità sociale, nell’indicare come il tempo libero contemporaneo sia simultaneamente risorsa economica, prodotto culturale e campo di rischio.

L’incidente di Crans Montana, con le sue conseguenze drammatiche, rende evidente questa contraddizione, e invita a una riflessione critica su come gestire e progettare il tempo libero di massa.


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