Covid19 - Bilancio, conseguenze, prospettive
Il documento presentato da ‘Agorà’
Riporto qui un documento assai lucido nell’indicare le ragioni, il significato e le conseguenze della tragedia che abbiamo vissuto. Tragedia che è tuttora in atto, anche perché le dinamiche del Covid19 sono diventate un paradigma tramite il quale si dispiegano altre propagande, altre costrizioni, altre forme della morte. Capire quanto accade è una delle condizioni per essere liberi, per rimanere sani.
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GESTIONE DELLA PANDEMIA COVID-19: L’ANALISI DI AGORÀ
Fonte: https://www.agoraitalia.org/
(5.7.2026)
La stagione pandemica è stata una stagione di rottura. Persone che si sono fidate di fonti diverse sono giunte a forme di incomprensione reciproca, fino all’odio.
In quel contesto di frattura sociale, tuttavia, c’è stata una fondamentale asimmetria di responsabilità, perché alcuni hanno esercitato costrizione, altri l’hanno subita.
Una minoranza della popolazione ha subito forme di mobbing, è stata additata come untrice se non come assassina, è stata condannata alla morte sociale, esclusa da ogni luogo pubblico, ha perduto il salario o persino il lavoro.
Altri, che, in buona fede, hanno creduto ai messaggi dall’alto, o obtorto collo hanno ceduto al ricatto, per salvare lavoro, ne sono usciti con danni fisici che ancora oggi faticano ad essere riconosciuti dalle istituzioni.
Ai medici curanti veniva sostanzialmente interdetto di fornire esenzioni, anche in presenza di chiare controindicazioni. I fogli di accompagnamento dei vaccini mancavano – per la rapidità dell’approvazione emergenziale – di informazioni decisive relativamente a interazioni con altri farmaci, effetti su altre patologie o condizioni (come la gravidanza), ecc. e tuttavia questa mancanza di informazione non era mai ritenuta ragione sufficiente per esentare dall’inoculazione.
Le istituzioni – come emerso anche recentemente nei lavori della Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria – hanno costantemente omesso informazioni, sviato l’opinione pubblica e sollevato da responsabilità tutta la catena degli inoculi, dalle case farmaceutiche ai vaccinatori. Questo sta emergendo anche negli Stati Uniti dove è stato posto sotto accusa il responsabile sanitario, dr. Fauci, accusato di aver deliberatamente nascosto le conoscenze acquisite sulla genesi del coronavirus nel laboratorio di Wuhan in Cina, mentre sempre più insistenti si fanno le voci su un ruolo attivo dell’Ucraina nella creazione del virus nei diffusi laboratori segreti, coperti dagli “alleati” occidentali.
I cittadini sono stati costretti a sottoscrivere un documento che sollevava da ogni responsabilità quegli stessi soggetti che li costringevano a subire un intervento sanitario indesiderato (un consenso informato che di fatto non era né consensuale, né informato). La paura costruita ad arte insieme al ricatto sul posto di lavoro o a scuola finiva per vincere i dubbi e le esitazioni. I dati disponibili e i dubbi leciti furono silenziati dalle istituzioni, che sono riuscite nell’intento di tenere una gran parte della popolazione all’oscuro.
Al tempo alcuni sapevano, ma molti non sapevano, ciò che oggi è acclarato, ovvero:
1) che i farmaci somministrati presentavano profili di rischio in gran parte ignoti (due dei quattro farmaci che appartenevano inizialmente al novero delle opzioni vaccinali sono stati addirittura ritirati dal mercato);
2) che quelle somministrazioni non garantivano automaticamente la protezione verso terzi (non bloccavano la trasmissione).
Questi due dati danno oggi piena ragione a chi contestava il Green Pass, la cui ipotetica funzione sarebbe stata quella di impedire la propagazione virale. E oggi sappiamo che il GP insieme a una militarizzazione della profilassi, sono stati anticipazioni di una sorta di stato di guerra, che ci ha preparato all’attuale normalizzazione del conflitto militare, anche nelle forme estreme del conflitto termonucleare.
Nella vicenda pandemica è emerso in forma estrema un processo che Agorà denuncia con forza: la subordinazione delle istituzioni pubbliche agli interessi delle grandi multinazionali del farmaco e, più in generale, dei gruppi privati che da oltre vent’anni promuovono lo smantellamento progressivo della sanità pubblica. La gestione dell’emergenza ha mostrato come una parte significativa della comunità medicoscientifica sia stata resa dipendente da flussi finanziari, consulenze, contratti di ricerca e incentivi economici legati ai prodotti delle stesse industrie di cui doveva valutare l’efficacia e la sicurezza, con un danno di lungo periodo alla credibilità dell’intero sistema agli occhi dei cittadini.
In Italia, ad esempio, gli accordi regionali e aziendali hanno previsto specifiche remunerazioni per ogni dose di vaccino Covid somministrata dai medici di medicina generale, accompagnate dall’impegno alla promozione attiva della vaccinazione verso gli assistiti. Non è l’esistenza di un compenso in sé a costituire un abuso, quanto il fatto che tali meccanismi economici siano stati inseriti dentro un contesto di ricatto legale e sociale – sospensioni dal lavoro, esclusione dai luoghi pubblici, negazione di esenzioni anche in presenza di controindicazioni – che ha trasformato questi incentivi in leve di pressione su una popolazione privata di un’informazione onesta, anche quando non ancora completa, su cui poter basare una effettiva libertà di scelta.
Sul piano europeo, il cosiddetto “Pfizergate”, relativo agli scambi di messaggi tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il CEO di Pfizer per la negoziazione di contratti miliardari di vaccini, è divenuto simbolo di questa opacità: il Tribunale dell’Unione Europea ha censurato la Commissione per non aver garantito un accesso trasparente a quella corrispondenza, mettendo in luce l’insufficienza delle spiegazioni fornite sull’irreperibilità degli SMS e sulla loro eventuale cancellazione. Il fatto che decisioni di enorme impatto economico e sanitario siano state negoziate tramite canali personali non documentati, fuori da ogni effettivo controllo democratico, rafforza la percezione di una “governance” globalista e privatistica che tende a espropriare i popoli e i parlamenti delle scelte fondamentali in materia di salute e bilancio pubblico.
Agorà combatte questo disegno in ogni ambito: nella sanità, nella scuola, nel lavoro, nella gestione delle crisi economiche e belliche. La stagione pandemica non è stata un incidente isolato, ma una tappa paradigmatica di un metodo di governo fondato su “emergenze” vere o spesso presunte, gestite in modo opaco, sul ricatto istituzionale, sulla trasformazione di diritti fondamentali (alla salute, al lavoro, alla mobilità) in favori concessi in cambio dell’obbedienza a protocolli decisi da élite politicofinanziarie transnazionali. In questo senso la nostra critica alle politiche vaccinali non è affatto un rifiuto della medicina in quanto tale, o un atteggiamento antiscientifico, ma una denuncia della colonizzazione privatistica della medicina e della sanità, che intendiamo contrastare rivendicando una sanità realmente pubblica, trasparente, radicata nei territori e libera da condizionamenti industriali.
Quest’esperienza storica deve rimanere ben presente a tutti noi come monito a non ripercorrere più simili strade. Ma deve anche metterci in guardia rispetto a meccanismi coattivi analoghi, che potrebbero essere messi in campo a fronte di minacce di natura diversa, non più di indole sanitaria, ma terroristica, bellica, ecc.
Quest’esperienza storica, e la frattura sociale che ne è seguita, non deve però impedirci di unire gli sforzi per rovesciare quei nuclei di potere, opachi e manipolatori, che sono stati ieri responsabili dell’infame gestione pandemica e che oggi ci preparano orizzonti di guerra.
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