Covid 2020. Piccole realtà, grandi conseguenze

La Chinatown di Milano, con le tante attività di vendita, ristorazione ed edilizia in un’area urbana in continua trasformazione è emblematica...
di Silvia Zambrini - mercoledì 10 febbraio 2021 - 938 letture

La Chinatown di Milano, con le tante attività di vendita, ristorazione ed edilizia in un’area urbana in continua trasformazione è abbastanza emblematica di ciò che il 2020 ha significato per l’economia. Qui, il continuo passaggio di persone è sempre stato vitale per i numerosi esercizi commerciali e servizi alla persona gestiti da cinesi, italiani e altre nazionalità. Delle conseguenze della recente paralisi di queste attività ci parla adesso Dhey Alvarez, giovane signora filippina che in via Giusti gestisce un locale sullo stile di certi Caffè e baretti di un tempo, non a caso qualificato come area acustica neutra.

“Durante il primo lockdown 2020 siamo rimasti chiusi per più di 2 mesi e già così avevamo perso circa il 40% del fatturato. Poi abbiamo dovuto interrompere a Natale e per tutto gennaio 2021. La nostra è un’impresa a gestione familiare e così, assieme a mia figlia, sfruttando la produttività al massimo, siamo riuscite a mantenere un fatturato seppure basso.”

La conduzione familiare, tipica di questa comunità, caratterizza anche i diversi parrucchieri e centri estetici sempre attivi per via dei prezzi modici, che hanno potuto sopravvivere attraverso una fitta rete di collaborazione parentale. La perdita economica è stata ugualmente significativa per tutte le attività. Dove è stato possibile si sono scelte altre vie di distribuzione.

“Grazie all’asporto abbiamo lavorato abbastanza perché in molti hanno continuato a venire da noi in pausa pranzo pur dovendo restare fuori. Altri telefonavano dagli uffici e noi andavamo a consegnargli le ordinazioni. Ma i clienti erano decisamente di meno. Con l’immobilità dei cantieri è diminuita l’utenza del mattino presto. Dovendo chiudere alle 18 invece che alle 20 abbiamo rinunciato anche ai frequentatori del dopolavoro, oltre a tutti quelli di passaggio tra una riparazione di tecnologie, uno shopping o un manicure, visto che funzionavano solo i negozi di alimentari.”

Per chi deve continuare a pagare affitti, fornitori, prodotti che scadono e altro, questa crisi è stata pesante. Più volte si è sentito parlare di compensi da parte dello Stato a sostegno di chi ha dovuto andare in perdita ma cosa è avvenuto realmente?

“Non ho ricevuto aiuti e alcuna detrazione per tutte le spese che ho continuato a sostenere.”

Ora il quartiere si sta rianimando anche se un vero vuoto non c’è mai stato: la via Sarpi, quale arteria principale che collega altre aree urbane, recentemente pedonalizzata è sempre stata percorsa da ciclisti e persone a piedi con la mascherina: al di là dei luoghi comuni, le regole anticontagio sono sempre state rispettate tra queste vie.

​“Durante il periodo tra le 2 ondate i clienti mantenevano le distanze evitando spontaneamente di creare assembramento dentro e fuori il locale. Nessuno ha mai contratto il virus.”

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Milano - Via Paolo Sarpi

Chiedendo alla signora quali sono le sue aspettative per i prossimi mesi lei sorride:

“A me basta lavorare in serenità e rispetto delle regole come prima della pandemia. È già bello sentirsi di nuovo un riferimento per il quartiere, vedere la gente fermarsi da noi a parlare, leggere e rilassarsi approfittando dello spazio e della quiete.

​In pieno lockdown incontrare per strada i clienti che mi chiedevano quando avrei potuto riaprire, mi dava coraggio. Non tutto è stato negativo: durante il 2020 abbiamo acquisito una nuova utenza di italiani residenti cui piace il nostro caffè” (...che infatti è buonissimo!). “Piano piano recupereremo.”


Questo articolo è pubblicato anche su Fana.one.



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