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Coscienza e Globalizzazione

Nel corso della Storia sappiamo bene quanto l’uomo abbia cercato di dominare i suoi simili con ogni mezzo; dalla rozzezza delle prime forme di prevaricazione siamo evoluti attraverso le più disparate forme di dispotismo, fino ad approdare ad una ideologia condivisa dallo sfruttatore e dallo sfruttato, il capitalismo di oggi.

di Ornella Guidi - giovedì 2 ottobre 2008 - 3593 letture

Diventare protagonisti di realtà al di fuori della propria.


Ci sono errori che vengono commessi quando si ha la presunzione e l’arroganza di avere tutto sotto controllo e in questo caso diventano errori "irrimediabili".

Nel corso della Storia sappiamo bene quanto l’uomo abbia cercato di dominare i suoi simili con ogni mezzo; dalla rozzezza delle prime forme di prevaricazione siamo evoluti attraverso le più disparate forme di dispotismo, fino ad approdare ad una ideologia condivisa dallo sfruttatore e dallo sfruttato, il capitalismo di oggi.

Un capitalismo dominato, a livello mondiale, dalle multinazionali, responsabili spesso di guerre e guerriglie sanguinarie, di colpi di stato laddove i loro interessi vengono ad essere minacciati; il loro è un potere economico saldamente legato all’establishment del potere politico.

Toscana scorcio

All’insegna della più cinica dicotomia, le multinazionali hanno le loro Fondazioni attraverso le quali aiutano i popoli decimati dai conflitti armati o dalle carestie provocate da questi o frutto di catastrofi naturali.

Con una mano si toglie tutto, con l’altra si rendono poche briciole ma ciò basta per creare l’immagine di un capitalismo dal volto "umano".

Anche se con difficoltà, però a livello planetario le situazioni cambiano e se il potere è sempre lo stesso, le menti delle persone evolvono, acquisendo una nuova coscienza.

Oggi la coscienza di classe è stata sostituita o meglio superata dalla coscienza del cittadino.

Mentre la prima riguardava quasi esclusivamente la classe operaia e nessuno tocca i suoi significati e valori storici, la seconda anche se parte dall’individuo, è trasversale a tutte le classi, e in tal senso, questa trasversalità opera "un azzeramento" delle classi stesse a vantaggio di un’unione che agli interessi di un unico potere oppone la ricerca di un vero bene sociale.

La lotta impostata sulla coscienza di classe ha avuto grandi meriti nell’organizzazione del lavoro, nel mettere fine ad uno sfruttamento bestiale degli uomini, ma ha anche generato forme orrende di potere che si sono rese responsabili di crimini efferati, basti pensare ai milioni di morti di fame per le carestie indotte dalla confisca delle sementi, contadini ritenuti un intralcio all’affermarsi della politica comunista.

Quando parlo di presa di coscienza del cittadino non mi riferisco ad una auspicata coscienza civica per la quale le persone fanno proprie le osservanze imposte dallo Stato.

Penso invece al cittadino che non esita a contrapporsi alle decisioni dei politici e quindi dello Stato, quando tali decisioni peggiorerebbero la qualità della vita andando a ledere quei beni comuni primariamente da salvaguardare: la salute, l’ambiente.

In questi ultimi anni chi governa, vale a dire le banche mondiali, i grandi gruppi industriali con i loro rappresentanti, politici e giornalisti, hanno pigiato sull’uomo comune, minacciandolo con il terrorismo, con l’incubo della perdita di lavoro, con lo stress dei flussi migratori...lusingandolo con concessioni di benessere economico a carattere individuale, cercando di ammansirlo e di ammonirlo con una politica del "più di così non si può".

Le oramai conosciute riunioni segrete del gruppo del Bilderberg di cui fanno parte capi di stato, magnati dell’industria, banchieri...in sostanza gli uomini più potenti e ricchi del pianeta, e dove sono invitati i politici e i giornalisti che sono al loro servizio, per qualche scopo verranno pur fatte, questi pochi "eletti" non si incontreranno di nascosto per prendere un drink.

E’ evidente che lo scopo del Potere oggi non è quello di migliorare le condizioni di vita di tutti gli esseri umani ma quello di arricchire una "ristretta" fascia di persone a danno degli altri, i paesi poveri.

La politica dei partiti ha perciò perso ogni autentico connotato e risulta pressoché indifferenziata se non nei programmi per lo meno nelle azioni concrete, inoltre in politica trovano rifugio tanti accusati di corruzione e con la fedina penale non proprio immacolata.

Volutamente si sono mescolate le carte per disorientare il cittadino comune, l’uomo qualunque; chi gestisce davvero il Potere con la maiuscola, sta cercando di "destabilizzare" la nostra società attraverso ricatti economici, ricatti nel mondo del lavoro.

Oggi non si può criticare la legge Biagi perché sembra si dia addosso ad un martire, eppure introdurre una flessibilità tale nello scenario lavorativo italiano, non preparato ad un ricambio continuo, ha significato aprire il mondo del lavoro ad un reale sfruttamento delle fasce più deboli dei lavoratori che vengono sottopagati o che vengono licenziati in tronco se denunciano i rischi che corrono come è accaduto ad un operaio di un cantiere di Marina di Carrara o ad un ferroviere di Milano; intanto aumentano a dismisura le morti bianche.

I sindacati non possono o non vogliono più opporsi a questo stato di cose, sono lontani anni luce i tempi in cui il sindacato era in piazza a fianco dei lavoratori, attivamente e non di rappresentanza; i sindacalisti sono stati assorbiti ed esibiti nelle alte cariche dello Stato.

In questo clima di disagio e sofferenza sociale si è voluto e si vuole portare un altro affondo, quello di esasperare la commercializzazione di ogni qualcosa sia commercializzabile.

Tutto diventa merce, non solo al fine di un utile economico ma anche e soprattutto con lo scopo di omologare gli individui nelle scelte, nei gusti, nel modo di pensare. Ecco dunque la necessità di creare strutture dove "la massa" può acquistare in ogni dove le stesse identiche cose.

Omologare le menti individuali, portarle ad un certo livello, uniformando i bisogni, le aspettative, i modi di vivere, e tutto ciò viene perseguito anche attraverso la costruzione di faraonici complessi commerciali in apparente concorrenza fra di loro a suon di offerte speciali, solo per fare in modo che i consumatori consumino, consumino...la maggiore varietà degli stessi prodotti.

Per la costruzione di questi "paradisi" non si esita a sacrificare aree verdi già destinate a parchi pubblici, non si esita a compiere scempi ambientali con colate di cemento che danno vita ad ecomostri che alterano non solo la natura ma anche i paesaggi storici, quei paesaggi che sono la vera ricchezza del nostro territorio.

Di fronte ad amministrazioni locali che sono impotenti e spesso conniventi di questa scellerata politica oggi è proprio l’uomo comune che recupera una coscienza civica e civile, e se fino a qualche anno fa era lo Stato "il guardiano del territorio" ed ai cittadini era riservata la parte dei "furbetti", ora, sempre di più sono questi ultimi ad impegnarsi contro quegli enti locali che non hanno alcuna intenzione di proteggere l’ambiente, ma sono schierati a favore di interessi oligarchici.

Così tutti possiamo e dobbiamo mobilitarci ogni volta che il nostro habitat, senza giustificazioni reali rischia di essere stravolto e travolto dalle ruspe, gli esempi sono troppi per citarli tutti, dalla Tav all’espansione delle basi U.S.A di Vicenza e di Sigonella, dal parcheggio al Pincio, a Roma, al tentativo di costruire un mostruoso centro commerciale inutile e dannoso nel quartiere di Sant’Anna a Lucca, utilizzando un’area verde già destinata ad un parco, andando a mutilare la dolcezza e la cromaticità di un paesaggio toscano.

Ogni giorno in Italia, il territorio viene mutilato anche per interessi economici meno che leciti, il denaro dei proventi delle attività mafiose: usura, estorsione, traffico di droga...viene riciclato e impiegato nel settore edilizio anche dove non c’è bisogno di nuove abitazioni. Si costruisce senza necessità, per profitto; i sindaci dei comuni sono diventati i feudatari del duemila, i consiglieri sia di maggioranza che di opposizione spesso appagati dal loro "esserci" sono solo pedine, e tutto questo lassismo giova ad un potere che ha creato il concetto e la politica della globalizzazione per agire indisturbato padrone del mondo e delle nostre vite.

Ma anche noi possiamo appropriarci del concetto di globalizzazione e prendendo coscienza delle autentiche e assolute necessità di ogni territorio, impegnarci perché vengano fatte le scelte giuste, avendo chiaro l’obiettivo di difendere il presente per costruire un futuro ecosotenibile.


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