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Cosa succede a Repubblica?

I nostri lettori, alla domanda del titolo, "Cosa succede a Repubblica?" spontaneamente sappiamo risponderebbero subito: "E chi se ne frega?".

di Sergej - lunedì 31 ottobre 2022 - 2640 letture

Il quotidiano Repubblica sta vivendo, come molti giornali, la crisi del calo (un tracollo) delle vendite delle copie cartacee. Repubblica è oggi parte del gruppo economico e finanziario di John Elkann (ex gruppo Agnelli); fino a qualche anno fa faceva parte del gruppo Debenedetti. Il passaggio è stato anche un riposizionamento politico della testata che da posizioni "progressiste" (di destra) è passato a posizioni più nettamente forcaiole (neo-liberiste). Diciamo questo per i nostri lettori che certamente non hanno mai seguito Repubblica - soprannominato "il Topolino" dell’informazione dominante, in certi ambienti, proprio per le caratteristiche di narrazione favolistica che della realtà fornisce, tutta interna agli scontri di fazione delle classi dominanti -. I nostri lettori, alla domanda del titolo, "Cosa succede a Repubblica?" spontaneamente sappiamo risponderebbero subito: "E chi se ne frega?". Il problema è che comunque questo gruppo editoriale "copre" una fetta dell’informazione italiana, comunque. E la crisi di questo versante ha un significato ben preciso all’interno della lotta esistente tra i gruppi dirigenti italiani. E ricadute economiche e nel campo delle libertà per tutti noi. Siamo all’interno di una fase in cui i gruppi dirigenti italiani stanno provando a ridisegnare il nostro Paese, sotto molteplici spinte e dunque con esiti che non sappiamo dove ci porteranno. La crisi del giornaletto Repubblica insomma è parte del "problema" Italia.

Una sintesi su quello che sta avvenendo a Repubblica lo troviamo nella newsletter Charlie, pubblicata da Il Post.

La crisi di Repubblica, il secondo maggiore quotidiano italiano, ha avuto un salto di qualità negli scorsi due giorni: dopo che si era manifestata più visibilmente nelle scorse settimane, e dopo una complicata trasformazione iniziata tre anni fa.

Nel contesto di una frattura tra il direttore - fino a oggi molto in sintonia con l’editore - e una parte della redazione scettica sulla apparente mancanza di una visione e di un progetto e preoccupata del cospicuo calo di vendite, venerdì il mensile specializzato Prima comunicazione ha pubblicato un’intervista col direttore stesso, Maurizio Molinari, che ha infuriato o meravigliato molti dei suoi stessi giornalisti. L’assemblea dei giornalisti (il Comitato di redazione si è da poco dimesso) ha quindi immediatamente annunciato uno sciopero per cui il quotidiano non è uscito sabato e il sito non è stato aggiornato per 24 ore.

Le cose che i giornalisti hanno trovato inaccettabili dell’intervista a Molinari sono soprattutto l’aver scavalcato la redazione nell’esporre progetti e intenzioni sul futuro del giornale, un passaggio che sembra concordare con un giudizio negativo sulla redazione della sezione Affari e Finanza del giornale (con l’annuncio che sarà trasferita a Milano), e una fumosa esposizione che allude a un’intenzione di consegnare sempre di più ai feedback e alle reazioni dei lettori le scelte giornalistiche.

"Un giudizio diffuso negli ambienti economici finanziari milanesi è che l’economia di Repubblica sia un po’ moscia. E quindi arriverà Galbiati da metà novembre. La risposta passerà attraverso il rilancio di Affari&Finanza, a cui Guerrera ha lavorato molto, così Galbiati non parte da zero. Io credo che sui temi dell’economia e della finanza, con in arrivo una sovrapposizione di inflazione e recessione, sarà necessario fare anche un giornale di servizio. Nei Paesi anglosassoni è molto comune, in Italia è più raro. Dovremo aumentare la qualità della informazione e aumentare l’interazione con i lettori. La redazione di Affari&Finanza sarà a Milano dove entro l’anno inaugureremo la nuova sede".

"partiremo immediatamente con il progetto per l’online che prevede una continua indicizzazione dei contenuti, per intervenire rapidamente e costruire un’offerta informativa in linea con le preferenze dei lettori [...] Non è niente di nuovo, le regole del Seo sono utilizzate da tutti i professionisti per intervenire sulle news e gli approfondimenti. Ma il nostro obiettivo è di agire in tem- po reale, più volte al giorno, utilizzando i dati che raccogliamo sui nostri siti, sulle app, sui motori di ricerca e sui social. Se usi bene in tempo reale il Seo, il giornale diventa responsive, dinamico. Il momento in cui raccogli i dati del traffico e li metti a disposizione della redazione si accorcia. Cosa vuol dire essere responsive? Il digitale si basa sulla conversazione con il lettore. I lettori, quando vengono sul sito e scelgono certi argomenti, è come se ti dicessero cosa vogliono. Sono indicazioni su cui lavorare per produrre storie in linea con i loro gusti. Ma si potrà decidere di fare storie differenti, sganciate dal Seo? Certamente sì, con il vantaggio che puoi sempre valutare le reazioni del tuo pubblico [...] La responsabilità del coordinamento del Seo è del caporedattore centrale, Giancarlo Mola, e del suo ufficio, che è il fulcro di tutto il lavoro redazionale, di tutta la macchina. Sono un gruppo di undici persone, a cui l’unità Seo riverserà tutte le informazioni da utilizzare per indirizzare il lavoro delle redazioni. Questa è la parte più innovativa, quasi avveniristica. Il miglioramento della qualità dell’analisi è in accelerazione, i dati che oggi riceviamo dal Seo sono molto più sofisticati di quelli che ricevevamo sei mesi fa, o addirittura tre mesi fa".

(per provare a comprendere un po’ di più dell’esposizione e dell’idea di Molinari si deve presumere che faccia forse un po’ di confusione sulle dinamiche della tecnologia e sui termini: e che quando parla di "Seo" - ovvero l’ottimizzazione dei contenuti per farli comparire nelle prime posizioni sui motori di ricerca - intenda invece riferirsi ai dati analitici sul traffico e sul comportamento dei lettori; ma anche l’uso del termine "responsive" sembra diverso da quello che gli viene abitualmente attribuito; ambiguità che sembrano entrambe condivise dal giornale che lo intervista).

Infine, ma questo è probabilmente più apprezzato da buona parte della redazione, Molinari sembra tornare sui suoi passi sul rivendicato allontanamento di Repubblica dall’identità di quotidiano dei progressisti italiani: "Le mail e le lettere che ci scrivono i lettori ci chiedono di diventare un punto di riferimento per ricostruire il fronte progressista".

Annunciando lo sciopero, l’assemblea di Repubblica ha pubblicato sul sito un polemico comunicato.

"L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica è incredula e indignata per le dichiarazioni del direttore Maurizio Molinari che costituiscono una grave offesa all’intero corpo redazionale, di cui vengono sminuiti l’impegno e la professionalità. Un sommario Piano di riorganizzazione editoriale viene raccontato in un’intervista a una rivista di settore senza che sia mai stato presentato, nei suoi dettagli e nelle sue implicazioni, prima al cdr e poi alla redazione, come invece le corrette procedure sindacali imporrebbero".

Ragioni di stipendio e di coerenza con le scelte di parte fatte in precedenza, siamo sicuri ricondurranno presto all’ovile i "ribelli" (che tali non sono). Questo sommovimento interno è un segnale, ma non sposterà certamente la proprietà dal cambiare direzione di marcia né a essere più cauti nel processo di ristrutturazione interna. Ma tutto questo è anche un sintomo del processo di ristrutturazione interna che le classi dirigenti (e i nostri Alleati internazionali) sentono sia venuto il momento di imporre a tutto il Paese. Un sommovimento poco chiaro nell’analisi della realtà e tutto interno al risentimento riguardo la minaccia al proprio ristretto campo visuale; di contro a un processo più largo e di maggiore decisa necessità economica e ideologica che sta investendo tutte le strutture portanti dell’economia e della politica italiana.


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