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Cosa è l’imperialismo? / di John Hobson

da John Hobson, "Imperialismo" (1902)

di Redazione Antenati - martedì 6 gennaio 2026 - 306 letture

L’imperialismo aggressivo, che costa così caro al contribuente, che è di così scarso valore al produttore e al commerciante, che è causa di così gravi e incalcolabili pericoli per i cittadini, è invece una fonte di grandi guadagni per l’investitore che non riesce a trovare in patria impieghi profittevoli per il suo capitale e insiste che il governo lo aiuti per poter fare investimenti redditizi e sicuri all’estero. E se ora, avendo in mente le enormi spese per gli armamenti, le guerre rovinose, l’impudenza o la frode diplomatica con cui i governi moderni cercano di estendere il loro potere territoriale, poniamo la semplice e pratica domanda: cui bono? [a chi giova?], la prima e più ovvia risposta è: l’investitore. [...] Gli investitori, che hanno collocato il loro denaro in terre straniere a condizioni che tengono pieno conto dei rischi connessi con la situazione politica del Paese in cui investono, desiderano però usare le risorse del nostro governo per minimizzare questi rischi e aumentare così il valore del capitale e gli interessi sui loro investimenti privati. Non solo, la classe degli investitori e degli speculatori in generale desidera anche che la Gran Bretagna prenda altre terre straniere sotto la sua bandiera in modo da assicurarsi nuove aree per investimenti e speculazioni profittevoli.

Se è probabile che gli interessi particolari dell’investitore si scontrino con l’interesse pubblico e portino a una politica rovinosa, ancor più pericolosi a questo riguardo sono gli interessi particolari del finanziere, cioè di chi compra e vende i titoli di investimento. […] La ricchezza di queste aziende finanziarie, l’ampiezza delle loro operazioni e la loro organizzazione cosmopolita fa di loro i principali determinanti della politica imperialista. Essi hanno gli interessi maggiori negli affari economici dell’imperialismo, e hanno anche i mezzi per piegare al loro volere la politica della nazione.

Se si considera la parte che fattori non-economici come il patriottismo, lo spirito d’avventura, le imprese militari, l’ambizione politica e la filantropia giocano nell’espansione imperiale, potrebbe sembrare che la nostra tesi di attribuire ai finanzieri un’influenza politica così grande sia viziata da una visione della storia orientata troppo strettamente dai fatti economici. Ed è vero che la forza motrice dell’imperialismo non è principalmente finanziaria; la finanza piuttosto è ciò che guida il motore imperiale, capace di dirigerne le energie e di determinarne il funzionamento, ma non è il carburante del motore, né è essa che ne sprigiona la forza meccanica. La finanza manipola le forze patriottiche di politici, soldati filantropi e agenti di commercio: l’entusiasmo per l’espansione che proviene da queste fonti, per quanto forte e genuino, è anormale e cieco; mentre l’interesse finanziario ha quelle qualità di concentrazione e di previsione di calcolo che sono necessarie per far funzionare l’imperialismo. Uno statista ambizioso, un soldato di frontiera, un missionario pieno di zelo, un commerciante intraprendente possono suggerire o perfino iniziare un passo di espansione imperiale, possono collaborare per istruire l’opinione pubblica patriottica sull’urgente bisogno di un nuovo avanzamento; ma la decisione finale rimane al potere finanziario.

Questa è la rassegna delle forze economiche che vogliono l’imperialismo: un ampio gruppo di attività economiche e professionali in cerca di affari vantaggiosi e di occupazioni lucrose tramite l’espansione dell’esercito e della burocrazia, le spese per le operazioni militari, l’apertura di nuovi tratti di territorio e dei commerci che ciò favorisce, e tramite la fornitura del nuovo capitale che queste operazioni richiedono; tutte queste forze trovano il loro principale elemento di guida e di direzione nel potere dell’alta finanza,

Il gioco di queste forze non appare apertamente. Esse sono essenzialmente parassiti del patriottismo e trovano protezione dietro la sua bandiera. In bocca al loro rappresentanti vi sono nobili frasi, che esprimono il desiderio di estendere l’area della civiltà, stabilire il buon governo, convertire alla cristianità, estirpare la schiavitù ed elevare le razze inferiori. Alcuni di questi uomini d’affari che parlano un tale linguaggio possono avere un genuino desiderio, che tuttavia di solito è assai vago, di ottenere questi scopi; ma essi sono principalmente occupati nei loro affari, e non ignorano l’utilità di avere dalla loro parte forze disinteressate per far avanzare i loro fini.

da A. Hobson, L’imperialismo, Isedi, Milano 1974, pp. 50-55.


John Atkinson Hobson, noto anche come J. A. Hobson (Derby, 6 luglio 1858 – Hampstead, 1º aprile 1940), è stato un economista e saggista inglese.

Criticando l’economia classica, che giudicava troppo centrata su inflessibili leggi matematiche, egli sosteneva che la teoria economica si dovesse ricollegare con i problemi etici dello stato sociale e dovesse essere una guida alle riforme. Le misure economiche che egli sostenne prefiguravano le idee che in seguito furono sviluppate in pieno da John Maynard Keynes.

In Imperialism (Imperialismo) del 1902 egli paragonava l’imperialismo agli eccessi del capitalismo. Questo libro può essere considerato il primo studio economico sistematico dell’imperialismo. Il testo contiene sia una critica al vecchio liberalismo oramai incapace di comprendere i nuovi fenomeni economici e finanziari del capitalismo sia un’analisi molto approfondita dell’imperialismo, dietro il quale Hobson vede l’emergere di fortissimi gruppi finanziari in grado di controllare governi e opinione pubblica. Nel testo sono anche chiarite le conseguenze del fenomeno, come per esempio la crescita del debito pubblico delle nazioni e gli scontri sempre più accesi fra gli stati che preludono al successivo conflitto mondiale.

Opere

- The Evolution of Modern Capitalism, 1894, (L’evoluzione del capitalismo moderno)

- The Economics of Distribution, 1900, (L’economia della distribuzione) Imperialism, 1902

- L’imperialismo. A cura di Luca Meldolesi, trad. L. Meldolesi e Nicoletta Stame, Collana Classici dell’economia politica n.12, Isedi, Milano 1974; Collana Grandi Tascabili Economici, Newton & Compton, Roma, 1996

- Industrial System, 1910 (Il sistema industriale)

- The Economics of Unemployment, 1922, (L’economia della disoccupazione)

- Confessions of an Economic Heretic, 1938, (Le confessioni di un eretico economico, autobiografico).

Fonte: Wikipedia Italia.



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