Cosa è il comunismo

Il comunismo del futuro dinanzi alle esperienze dell’orrore quotidiano che si consumano nel nostro sguardo, dovrà riumanizzare un’umanità di alienati nel corpo e nello spirito.

di Salvatore A. Bravo - sabato 21 marzo 2026 - 452 letture

Il comunismo storico è stato principalmente “burocratica distribuzione dei beni essenziali” e garanzia dei diritti sociali in un clima di burocratizzazione della politica. I burocrati rossi controllavano l’economia con i piani quinquennali e omologavano il popolo in massa obbediente ai voleri del Partito. I dissenzienti vivevano nascosti, come direbbe Epicuro, mentre i contestatori che pubblicamente contestavano il Partito incappavano nella censura o nelle prigioni.

L’afflato libertario del comunismo storico si è infranto con l’assedio del capitalismo. Il comunismo ostaggio di potenze oscure si è sclerotizzato in una dittatura del controllo e della sorveglianza. La paranoia è divenuta la costante ossessiva di un sistema impossibilitato a trasformarsi in altro, in quanto le risorse dovevano essere convogliate verso la resistenza all’assedio, tanto più che due guerre mondiali avevano bruciato immense risorse dell’Unione Sovietica e dei futuri stati comunisti. L’Est europeo e l’Unione Sovietica furono oggetto di una violenza perpetua durante la Guerra fredda che alimentò la violenza e la burocratizzazione del potere.

Pensare il comunismo del futuro è possibile e necessario, ma a tal fine bisogna riflettere sull’esperienza del comunismo storico e sul modo di produzione capitalistico attuale entrato in una fase di marcescenza finanziaria. Le due diverse cornici storiche hanno in comune con motivazioni diverse la passività dei subalterni.

Nel comunismo la subalternità era compensata dai diritti sociali, mentre nel capitalismo la subalternità ha nella libertà astratta la sua compensazione. In teoria la libertà di godere senza limiti è per tutti, nella realtà materiale solo ricchi e benestanti possono accedere al godimento senza freni. Sullo sfondo una visione antropologica in cui l’essere umano è solo un accumulatore seriale di beni e di esperienze mercificate. L’essere umano all’ombra del capitalismo è sempre più simile ai maiali che grufolano nel fango delle merci e dei desideri e sono incapaci di alzare lo sguardo per incontrare l’alterità e conoscersi. Automi mutili di capacità relazionale si sollevano in volo solo per la lotta indefessa per il godimento: i caduti sono ombre che scompaiono nel turbinio del vespaio capitalistico. Un mondo di automi senza memoria usano le tecnologie e l’IA per frodare e scalare posizioni finanziarie; questo è quanto viviamo nel nostro tragico e fatale presente.

Sicuramente il comunismo reale non conobbe l’enorme di numero di depressi precoci che connota il capitalismo. Il comunismo storico non conobbe la pubblica esposizione dei corpi in competizione. I corpi esposti e denudati con cui si entra nell’arena della competizione erotica è “pedagogia capitalistica” con cui ci si prepara alla competizione economica senza limiti. Sono corpi che hanno subito la spoliazione dello spirito. Corpi senza amore, automi dunque, navigano nella rete come nelle strade masticando l’inglese del capitale.

Gli automi spesso sotto i movimenti oleati e omologati soffrono. Il dolore è il segno dell’umanità, essa continua ad esserci malgrado i condizionamenti che avvolgono le singolarità in una rete di stimoli e condizionamenti perché nasca l’automa umano senza pensiero e sempre pronto a consumare danarose esperienze.

Il comunismo del futuro dinanzi a tali esperienze dell’orrore quotidiano che si consumano nel nostro sguardo dovrà riumanizzare un’umanità di alienati nel corpo e nello spirito.

Il comunismo sarà partecipazione, non più sovrastrutture che gravano sull’umanità, ma cittadini lucidi e consapevoli che nella partecipazione ritroveranno la libertà nella condivisione. La libertà è responsabilità e senza la condivisione non può che intimorire. La libertà è esperienza, che prende forma se la paura e l’angoscia sono dialettizzate nella solidarietà. L’autonomia senza solitudine prende forma nelle relazioni che attualizzano l’eccellenza etica e relazionale dell’umanità.

Il comunismo non sarà mai tale, se sarà contratto nel semplicismo della ridistribuzione dei beni, esso deve conservare la “corrente calda della partecipazione umanizzante” con la quale sarà possibile congedarsi dal capitalismo e dalle sue distopie atomizzanti. Ritornare a Marx, ma al Marx autentico che valutò il capitalismo e lo sfruttamento e li inchiodò alla loro verità etica ed economica. Ritornare a Socrate e alla prassi del dialogo con cui vincere preclusioni e pregiudizi sclerotizzati. Ritornare a Cristo e all’amore per gli ultimi attraverso i quali elevarsi a dimensioni impensabili. Ritornare al senso libertario degli anarchici comunisti dell’Ottocento, i quali ci ricordano che il comunismo è libertà nella partecipazione.

Il comunismo che verrà non sarà bieco meccanicismo, ma partecipazione diffusa nella quale e attraverso la quale riconquistare il sento ontologico e pieno della comune umanità che il capitalismo con i suoi prodigiosi risultati ci ha portato via.

Ci sarà un momento inaspettato della storia in cui gli equilibri attuali si spezzeranno e tutto andrà in frantumi. Nel momento più pericoloso l’impegno degli uomini e delle donne che hanno testimoniato, pensato e vissuto il comunismo come esperienza interiore e pubblica sarà fondamentale per iniziare una nuova storia. Il futuro è una scommessa tutta da giocare con l’impegno nel presente, a questo siamo chiamati brevemente o in tutta la nostra esistenza, ogni attimo ha il suo valore in vista della “crisi finale” di cui è gravido il presente con le sue guerre interminabili.


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